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Casotti: "Garcia? Male al Napoli, ma ottimo allenatore e il Belgio lo conferma"

Дата публикации: 07-07-2026 14:50:44

Federico Casotti, giornalista, è intervenuto sulla nostra Radio Tutto Napoli, la prima radio tematica sul Napoli in onda tutto il giorno su sito, app smartphone e smartTv e Dab Campania: "
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Federico Casotti, giornalista, è intervenuto sulla nostra Radio Tutto Napoli, la prima radio tematica sul Napoli in onda tutto il giorno su sito, app smartphone e smartTv e Dab Campania: "

Garcia è arrivato ai quarti di finale con il Belgio. Questo significa che è un ottimo allenatore?
"Bisogna sempre valutare i contesti. Se ripensiamo all'esperienza di Napoli, probabilmente è arrivato nel momento sbagliato, nel peggiore possibile, perché era praticamente matematico fare peggio di un campionato vinto già a marzo della stagione precedente, in maniera così brillante. Io seguo Garcia da quando commentavo la Ligue 1 su Sportitalia molti anni fa. Lo scoprii quando vinse il campionato francese con il Lille, giocando un gran bel calcio e proponendosi come un allenatore di spessore. Penso che quel percorso dica ancora molto di lui. Poi nella carriera degli allenatori non va sempre tutto bene, ma resta un allenatore di ottimo livello. Ai Mondiali serve anche fortuna: lo abbiamo visto con il Senegal. Il Belgio era praticamente fuori fino a dieci minuti dalla fine, con due giocatori che stavano quasi per venire alle mani in campo. A volte il calcio, e i Mondiali soprattutto, cambiano tutto nel giro di pochi minuti. Oggi il Belgio è ai quarti di finale legittimamente e anche con delle ambizioni."

Il Belgio affronterà la Spagna, che arriva da 35 risultati utili consecutivi e da sei partite senza subire gol. È una nazionale che può arrivare fino in fondo?
"La Spagna ruba meno l'occhio rispetto al passato. Non è la Spagna spettacolare delle generazioni precedenti, però è nel solco della squadra che ha vinto l'Europeo. Ha conquistato quel trofeo anche grazie a giocatori che attirano meno l'attenzione, penso a Oyarzabal, che segnò il gol decisivo in finale e oggi è il capocannoniere della squadra. Viviamo nell'epoca dell''aura', come si dice sui social, ma Oyarzabal è uno che fa tremendamente bene il suo lavoro. Lo stesso vale per Merino, che ha deciso la partita di ieri. Sono due giocatori cresciuti nella Real Sociedad, una squadra molto concreta, e ne incarnano lo spirito. Poi c'è Yamal, che secondo me finora non ha ancora disputato il suo miglior Mondiale, ma potrebbe farlo proprio adesso. Se fai percorso netto, sono le ultime tre partite che ti consegnano alla storia. Noi italiani lo sappiamo bene con Paolo Rossi nell'82. Ricordiamoci però che Yamal ha appena 19 anni. Anche se non ha numeri clamorosi come altri campioni del torneo, dà sempre la sensazione di esserci e di fare la scelta giusta nel momento giusto."

Un ascoltatore ci scrive: De Bruyne esce contro il Senegal al decimo del secondo tempo e da quel momento il Belgio segna sette gol in una partita e mezza. È solo un caso?
"Evidentemente non c'è mai nulla per caso, ma da qui ad arrivare a conclusioni definitive su un giocatore o su un allenatore ce ne passa. Il Belgio ha rimesso in piedi quella partita anche grazie ad alcuni episodi e a responsabilità degli avversari. Fare un'analisi traendo conclusioni definitive è sempre rischioso. Magari ai quarti contro la Spagna, senza De Bruyne, il Belgio perde 3-0 e tutte queste teorie cadono. La sensazione che ho è un'altra: mi sembra che i giocatori della Serie A, salvo qualche eccezione, abbiano fatto molta fatica in questo Mondiale. Hanno faticato a imporsi, a prendersi la copertina e a confermare il rendimento mostrato nel nostro campionato. Vale per McTominay, per Kvaratskhelia, per Lautaro, che comunque vive nell'ombra di Messi, e fino a ieri anche per Leao e Conceição. L'eccezione è stata De Ketelaere, ma non a caso arriva dall'Atalanta, che negli ultimi anni è probabilmente la squadra italiana con il calcio più moderno e più vicino agli standard europei."

De Bruyne e Lukaku guadagnano molto e non stanno vivendo un Mondiale da protagonisti. C'è ancora futuro per loro in Serie A?
"È difficile dirlo. Bisogna capire anche quale sia il bene del nostro campionato. Forse la risposta è no, perché la Serie A ha bisogno di un maggiore rinnovamento. Quando arrivano giocatori oltre i 35 anni, che hanno già dato il meglio altrove, bisogna fare delle riflessioni. Poi ci sono eccezioni, come Modrić, che anche a quarant'anni ha dimostrato di essere ancora all'altezza. Però se fai fatica anche in Serie A diventa difficile trovare giustificazioni. Il discorso dell'esperienza nello spogliatoio vale fino a un certo punto, soprattutto se questi giocatori hanno ancora stipendi da top player. Più che su De Bruyne, il ragionamento vale anche per Lukaku: alla luce dell'ultima stagione e delle condizioni fisiche bisogna chiedersi quale sia davvero lo scopo di avere in rosa giocatori di questo tipo."

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