La grande monografica Pontormo è visitabile alle Scuderie del Quirinale fino al 7 febbraio 2027
“Presero il volo i suoi colori / in una nuova incandescenza” scriveva di lui il poeta Mario Luzi. E dunque, si, i colori cangianti, i celeberrimi panneggi, lo stile elaborato, la tensione spasmodica, la potente maestria del disegno e quella sua personalissima raffinata grazia: tutto contribuì col suo carattere umbratile a farne il maestro Ghiribizzoso, come da suggestiva definizione del Vasari. Al principe della Maniera, Jacopo Carucci da Pontormo, passato alla grande storia dell’arte italiana come Pontormo (Pontorme, Empoli, 1494 - Firenze, 1557) le Scuderie del Quirinale dedicano una imperdibile esposizione. E che mostra, finalmente una monografica come da tradizione italiana, con tutto quel che si poteva portare a Roma fuori dai confini della Toscana e dai più grandi musei europei e non solo, racchiusi in un percorso che è un crescendo con sullo sfondo al primo piano il climax della Deposizione da Santa Felicita e, al secondo, la Visitazione da Carmignano, passando per il meraviglioso Ritratto d’orafo dal Louvre, e il Ritratto di alabardiere dal The J. Paul Getty Museum di Los Angeles o per quello di Cosimo il Vecchio dagli Uffizi.
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Pontormo (Jacopo da Pontormo). Pala Capponi: Pietà (Trasporto di Cristo), 1525-1528 circa. Olio su tavola, 313 × 192 cm. Firenze, chiesa di Santa Felicita,
Protagonista della grande stagione del Cinquecento fiorentino che segna l’origine della Maniera nell’alveo del pieno Rinascimento, Pontormo è stato un innovatore originale e fervido la cui opera ha ispirato più e più artisti del Novecento.
Oggetto del desiderio di musei e collezionisti di tutto il mondo, Jacopo è al tempo stesso popolare e amato per la sua pittura inquieta e splendida, che ci parla e ci coinvolge al di là del tempo.
Ammirato perfino da Michelangelo, allievo prima di Mariotto Albertinelli, poi di Leonardo e Piero di Cosimo e, quindi, collaboratore di Andrea del Sarto; le sue indomite capacità narrative in lui si unirono a un dinamismo impetuoso, venato di turbate colorate inquietudini, di astrazione e di naturalismo (noduli di verità per il Longhi) che, da par suo, rese con la maestria virtuosistica dall’eccelso disegno.

Pontormo (Jacopo da Pontormo). Visitazione, 1528-1532. Olio su tavola, 202 × 156 cm, Carmignano (Prato), pieve di San Michele Arcangelo. Per gentile concessione della Diocesi di Pistoia. Foto: Antonio Quattrone
Accompagnati dalla professoressa Cristina Acidini, che è la curatrice di questa grande mostra, cominciamo con fare il punto sulla grande Pala Capponi...caposaldo dell’arte italiana e opera controversa fin dall’attribuzione del titolo (Pietà?, Trasporto di Cristo?) ...
“È una composizione che è stata più volte commentata per la sua originalità. Non c’è un’architettura, non c’è un ambiente pavimento e un cielo uniforme, con una sola nube. Il resto è bensì un’architettura di figure che si addensano attorno alla Madonna dolente per la morte del figlio. E in primo piano vediamo il corpo di Cristo trasportato da due figure, probabilmente angeli senz’ali. Si tratta di un’innovazione che Pontormo ha introdotto nel soggetto.
Il che ci rende appunto incerti sul momento che viene rappresentato. Se Cristo venga portato alla madre per giacere sulle sue ginocchia o se venga da lei portato via, per essere trasportato al sepolcro.
Certamente è una scena commovente per il dolore universale che esprime quella della madre di fronte a un figlio morto, ma anche di una bellezza sconvolgente per la poesia delle figure così sapientemente composte nei loro gesti e soprattutto per i colori, quei colori che Giorgio Vasari criticò perché non c’era abbastanza chiaroscuro e che, invece, compongono una sinfonia di azzurri, di rosa, di sfumature cangianti che rende l’opera davvero una sorta di visione.
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Passiamo ora a commentare, sempre con la cortesissima guida della Acidini, un altro grande capolavoro, frutto della collaborazione con il grande Michelangelo, La Venere e Cupido, (1533/1534) proveniente dalle Gallerie dell’Accademia di Firenze...
“Venere era destinata a Bartolomeo Bettini, che voleva allestire una camera con i poeti toscani che avevano cantato l’amore in volgare e la dea stessa dell’amore. Si tratta di una collaborazione straordinariamente interessante tra i due grandi artisti. Michelangelo, quando vide gli esordi di Pontormo che aveva vent’anni, disse: questo ragazzo, se vive, sarà un grande.
E così accadde, tanto che il Buonarroti gli diede fiducia quando fu richiesto a Michelangelo di creare una Venere come questa qui presente, e anche un Noli me tangere (anch’esso in mostra da collezione privata, ndr) che aveva un’altra destinazione. Qui Michelangelo si limitò a fornire il cartone, ma scelse Pontormo perché colorista, per le tavole.
E questo accadde con grande successo e con grande soddisfazione. Fino a un certo punto però, perché poi proprio questa Venere fu la causa della loro rottura di rapporti. La tavola fu sottratta a Pontormo, che la stava ultimando, dal duca Alessandro de’ Medici; Michelangelo, non perdonò mai a Pontormo di averla lasciata andare senza resistenza e quindi ruppe i rapporti con lui.

Pontormo (Jacopo da Pontormo). Nudo che alza il braccio (recto), 1525 circa, pietra rossa, pietra rossa in parte inumidita sul verso (?) su carta, 281 × 195 mm.
Fra i cammei imperdibili di questa mostra, il disegno in pietra rossa, Uomo seminudo che alza il braccio, 1525 ca, proveniente dal The British Museum. Discusso se il ritratto del giovane uomo che indica, che è un condensato d’abilissimo scorcio, sia in realtà un autoritratto del Pontormo.
Disegni, e non solo, che resero il Pontormo così affine al turbato sentire novecentesco che pure lo celebrò, per non dir d’altri, fin da La Ricotta (1963) di Pasolini al The Greeting (1995) di Bill Viola.
Con Carlo Falciani, anche lui tra i curatori, parliamo invece di una fra le grandi scoperte in mostra, il Ritratto del Cardinale Giulio de’ Medici...
“È un dipinto che era nelle collezioni di Banca Intesa come anonimo perché chiaramente una copia parziale del ritratto del cardinal Giulio. La cosa curiosa è che Vasari ricorda esattamente il ritratto del cardinal Giulio tratto da Raffaello, che Pontormo esegue per il muratore che gli stava ricostruendo casa dopo che Alessandro de Medici aveva dato dei soldi in pagamento per un dipinto restaurato. Nel ritratto si vede che la materia pittorica, il modo in cui è realizzato, è di Pontormo; il Pontormo degli anni ’30, quindi con una pittura diversa da quella della Deposizione, ma vibrante, che fa per un muratore che gli ha ristrutturato la casa, un ritratto del cardinal Giulio, poi Papap Clemente VII”.
Falciani approfittiamo di lei per commentare anche il Doppio ritratto, proveniente dalla Fondazione Giorgio Cini di Venezia...
“Vasari cita questo ritratto fatto per Beccuccio Bicchieraio, dichiarando che era un maestro vetraio. La cosa interessante è che Vasari dice che lo raffigura assieme a un amico e il dipinto è una specie di dispositivo, come si dice oggi, perché i due amici, che sono in una posizione molto ravvicinata, sono evocati, non sono lì veramente, e a far mostra è poi una lettera leggibile, una pagina che è un pezzo del De amicitia di Cicerone; nel momento in cui il lettore, ovvero il visitatore, colui che si pone davanti al ritratto, osserva loro che lo stanno guardando direttamente con gli occhi... diventa il terzo ritratto di un ritratto a tre. Come dice anche Alberti, l’amicizia è una grande e una forza così grande da rendere vicine le persone lontane. Amicizia che è poi anche un valore politico: nella Firenze del 500 tre persone si riuniscono ogni volta che il proprietario passa davanti al quadro”.

Pontormo (Jacopo da Pontormo). Doppio ritratto, 1523-1524, olio su tavola, 88 × 67,5 cm. © Fondazione Giorgio Cini onlus, Venezia
Per questa mostra abbiamo parlato di prestiti davvero eccezionali e, peraltro, provenienti da collezioni sparse un po’ per tutto il mondo. Fra le molte opere ho scelto di inserire a mo’ d’esempio nel video (qui in link per i nostri lettori, a cui vi rimando assolutamente, ndr) il meravigliosamente altero Ritratto di giovane vestito alla spagnola; forse si tratta di Cosimo de Medici. Il ritratto è del 1537 e proviene da Seattle.

Pontormo (Jacopo da Pontormo). Ritratto di Cosimo il Vecchio, 1519-1520, olio su tavola, 87 × 67 cm. Firenze, Gallerie degli Uffizi. Per gentile concessione del Ministero della Cultura / Gabinetto Fotografico delle Gallerie degli Uffizi, Firenze
Non poteva però mancare in questa, lo ripetiamo, eccezionale mostra, quello che è l’altro grande capolavoro di Pontormo, ovverosia la Visitazione di Carmignano.
Tornati al fianco della professosressa Acidini, ne approfittiamo dunque per fare il punto anche su questa interpretazione così innovativa del tema da parte di Pontormo...
“Anche qui, in questa Visitazione di Carmignano, Pontormo si rivela un grande innovatore, perché l’iconografia tradizionale dell’incontro fra Maria ed Elisabetta, così come descritto dai Vangeli, è quella di due donne che si abbracciano e una, Elisabetta, addirittura si inginocchia davanti a Maria. Qui Pontormo ha creato uno straordinario gruppo di quattro donne, le due protagoniste in primo piano e due loro assistenti o ancelle, che sono come mute e impassibili testimoni di questo evento straordinario in cui le due donne incinte riconoscono l’una con l’altra, la divinità dei bambini che portano in grembo; e ha dato a questo incontro femminile una solennità e una grande trasmissione di affetti. Se guardiamo le espressioni delle due donne che si vedono forse dopo molto tempo, benché lontane parenti, soprattutto ha creato un’ambientazione che oggi descriveremo metafisica; una strada cittadina dalla prospettiva vertiginosa dominata da un edificio dalle forme regolari mute, silenziose perché non ha finestre. E lontano, lontano, due piccoli personaggi che ragionano fra loro, seduti su una panca di via e un asinello parcheggiato in fondo alla strada”. Imperdibile infine anche il catalogo edito da Electa a cui rimando lettori e visitatori.

Pontormo (Jacopo da Pontormo). Ritratto di alabardiere, circa 1529-1530, olio su tela; 95,3 × 73 cm. Los Angeles,The J. Paul Getty Museum
Promossa da Ales - Scuderie del Quirinale in partnership con le Gallerie degli Uffizi, prodotta insieme alla casa editrice Electa, la mostra Pontormo a cura di Cristina Acidini con con Elena Capretti, Philippe Costamagna, Bruce Edelstein, Carlo Falciani, è visitabile alle Scuderie del Quirinale fino al 7 febbraio 2027
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