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Dalla pittura ottocentesca all’arte del gusto, fino a imprese eccellenti made in Italy

Дата публикации: 10-07-2026 07:06:00

L'ANGOLO DEI BLOGGER. Apre a Roma Palazzo Marignoli, percorso museale battezzato Galleria Verticale, tesoro culturale e gastronomico da scoprire su 6 piani   

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Dai sanpietrini alle stelle. Per poi riscendere - dalla terrazza a cielo aperto all’ingresso storico su piazza - nel girone dei golosi/curiosi/ingegnosi (ma senza peccato) attraverso gli sfizi capitali (non vizi capitali) e le virtù che si susseguono nei 6 piani total white con rooftop spettacolare sulla città di Palazzo Marignoli, la nuova realtà culturale e gastronomica, a pochi passi da piazza Montecitorio dove si erge la colonna di Marco Aurelio che ne dà virtualmente un’idea di altezza (circa 42 metri inclusa la statua di San Paolo in cima), voluta da Allianz.

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Il palazzo incastonato fra via del Corso e piazza San Silvestro, infatti, di proprietà della compagnia assicurativa fra le più grandi al mondo (già sede romana della Ras, Riunione adriatica di sicurtà) racconta le profonde trasformazioni urbanistiche e culturali di Roma tra XIX e XXI secolo. E non a caso il percorso museale è stato battezzato Galleria Verticale dando voce “all’altezza” del patrimonio artistico di Allianz Italia attraverso una testimonianza espositiva cangiante e molto interessante che si sviluppa dall’alto verso il basso in cui le opere si svelano tra memoria storica e sensibilità contemporanea. Dopo (o prima) l’esperienza del gusto firmata dal giovane brillante chef colombiano Juan Camilo Quintero da Quid (Quintero unique italian dining), il progetto gastronomico di Allianz ed Enrico Bartolini, che culmina “a due passi dal cielo”, a 42 metri di altezza appunto, nella nuova terrazza di alta ristorazione nell’ottocentesca dimora riqualificata dal progetto dell’architetto Riccardo Bichara che ha saputo coniugare il carattere storico con il design pulito e moderno che ospita gli uffici e l’ingresso del palazzo, valorizzando ambienti della famiglia di origine come la Biblioteca, un autentico scrigno neo-rinascimentale in boiserie (da non perdere) incastonato nella Galleria Verticale al primo piano (aperta al pubblico gratuitamente su prenotazione) che espone anche targhe storiche legate a compagnie assicurative internazionali. Allo stesso piano della Biblioteca la visita prosegue alla scoperta di una parte del patrimonio artistico aziendale costituito da dipinti e materiale d’archivio, nella mostra, che ricostruisce l’evoluzione della pittura fra Trieste, Venezia e l’Italia in generale, raccogliendo l’eredità di due storiche realtà assicurative: la Riunione adriatica di sicurtà (Ras) e il Lloyd Adriatico confluite negli anni in Allianz. È un viaggio affascinante che illustra il passaggio verso la modernità e l’irruzione delle avanguardie del XX secolo, raccontato con pannelli e didascalie molto curati. Merita una nota a parte l’affascinante storia del restauro e della riproduzione del monumento equestre dedicato all’imperatore romano Marco Aurelio, capolavoro scultoreo dell’antica Roma, intervento promosso e finanziato nel secolo scorso da Ras (oggi Allianz), che testimonia un legame profondo con la tutela del patrimonio nazionale.

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Il progetto architettonico invece dei quasi 500 mq del ristorante è firmato dall’architetto Stefano Guidotti: marmo, ottone e finiture a calce in armonia con la cura che Quid riserva ai dettagli, dalle selezione degli ingredienti ai bicchieri dedicati all’acqua liscia o frizzante, fino al tovagliolo di colore diverso a seconda della portata. Il travertino domina la terrazza, 1500 mq di sedute che si affacciano dal Cupolone a Villa Medici, dal Quirinale all’Altare della Patria, fioriere e sculture che si fondono con la pavimentazione, arredi di design italiano e pezzi su misura. E perfino un falco che supervisiona silenziosamente la pace degli ospiti contrastando con la sua presenza l’arrivo dei gabbiani. 

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“Questo nuovo percorso è la naturale prosecuzione delle mie precedenti esperienze, maturate in Toscana al Poggio Rosso all’interno del Borgo San Felice Resort a Castelnuovo Berardenga, dove abbiamo ottenuto una Stella Michelin nel 2020”, racconta Quintero, “in una città come Roma permeata di storia e bellezza in ogni scorcio, il progetto gastronomico di Allianz con Enrico Bartolini che mi è stato affidato è per me ogni giorno uno stimolo appassionante per scrivere e creare ricette che rispettino la tradizione, che qui respiro, realizzate con entusiasmo insieme alla mia squadra attraverso un linguaggio contemporaneo che ho imparato fin da bambino a Bogotà stando accanto a mia nonna in cucina e poi in altri ristoranti del Sudamerica”. Il risultato è un equilibrio tra ricerca e immediatezza, tra tecnica e spontaneità con l’ospite sempre al centro del racconto da gustare, che può affidarsi a una esperienza “unique” nel vero senso della parola radicata nella tradizione ma aperta a suggestioni internazionali che riflettono le radici sudamericane di Quintero e la sua formazione inclusa la “gavetta” nel Belpaese: “Quando arrivai in Italia ero uno dei tanti giovani carico di molte speranze e poche certezze”, ricorda lo chef Juan Camilo Quintero, “Carlo Petrini mi offrì una borsa di studio e un posto dove stare, non avevo come pagare l’università, né la casa e lui mi permise di dormire a Bra, dove iniziai a studiare alla sua Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo. Per Petrini forse fu un gesto normale ma per me fu qualcosa che mi cambiò la vita nel momento in cui ne avevo più bisogno. Lo ricorderò per sempre come tanti di noi, ma soprattutto per la sua generosità”.

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Un percorso che lo ha portato oggi ad abbandonare l’idea di un menu statico per fare spazio a un dinamismo (i tavoli stessi sono liberi da ogni tovagliato) che porta davvero a vivere più atti di uno spettacolo del gusto irreplicabile. La carta si sviluppa in tre momenti scanditi da numeri romani. Il primo atto è dedicato agli antipasti, che esprimono creatività e immediatezza. Il secondo concentra l’identità del percorso su paste, risotti e zuppe. Il terzo propone pochi piatti principali ben contornati con verdure di stagione e condimenti identitari, come l’olio al caffè (sul dentice) o quello al cocco tostato (nella gricia). I formaggi vengono reinterpretati in preparazioni inedite e sorprendenti che superano il carrello classico. Per il pane e i dolci menzione d’onore (a parte): il preludio dello spettacolo diretto dal regista Quintero fa chiedere già al bis alle prime gallette di sesamo nero servite appena accomodati. Irresistibili. Poi il burro di alga nori e melassa di canna da zucchero “messo in scena” come una tessera di marmo da spalmare sul pane al mais (sentore colombiano) e guanciale (sentore laziale). E ancora tepore e sapore con la focaccia bianca che ricorda la pizza romana che accompagna un pesto di erbe amare e sesamo. Si potrebbe terminare felici già così ma lo spettacolo continua con le portate scelte dal menu (una sorta di magazine con frasi e quadri e spiegazioni d’autore da conservare). Fra i dolci in carta brilla quello al bergamotto e capperi mentre gira per la sala il carrello a vista con una girandola di assaggi che va dal biscotto al caffè al cremino a forma di donna grassa di Botero farcito di cacao e cicerchia. Arte bianca in purezza (ed altezza) di un team - in sala e in cucina - di vera professionalità che fa rima con i capolavori della proprietà privata di Allianz. Un unico tesoro cultural-gastronomico da scoprire su più livelli, finalmente accessibile nel cuore di Roma, in un girone di memoria dantesca che conduce (comunque) a …riveder le stelle.

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