Siete fungaioli o cercatori di funghi? La differenza potrebbe sembrare sottile, quasi una questione di parole. E invece racconta due modi molto diversi non solo di entrare in un bosco, ma forse anche di stare al mondo. Per trovare funghi […]
L'articolo È la stagione dei funghi: siete fungaioli o cercatori di porcini? sembra essere il primo su iO Donna.
Siete fungaioli o cercatori di funghi? La differenza potrebbe sembrare sottile, quasi una questione di parole. E invece racconta due modi molto diversi non solo di entrare in un bosco, ma forse anche di stare al mondo. Per trovare funghi bisogna rallentare. Guardare dove si mettono i piedi, imparare a riconoscere un colore sotto le foglie, osservare un tronco, capire dall’odore l’umidità del terreno.
/www.iodonna.it/assets/uploads/2015/05/screenshot_expo_scatola_funghi1.png?v=1790926760)
Leggi anche
Il fungaiolo lo sa bene: cammina, scruta, torna sui propri passi, aspetta. Può trascorrere ore nel bosco pur di riempire il cestino. L’autunno è la stagione d’oro dei fungaioli: tra settembre e novembre, piogge e temperature miti possono creare le condizioni ideali per le “buttate”. Secondo Funghimagazine. it, il blog degli appassionati, la Liguria di Levante e l’Appennino Settentrionale sono le zone migliori adesso per chi cerca porcini estivi e neri nei boschi di latifoglie, tra querce e castagni.
Leggi anche
:format(avif)/www.iodonna.it/assets/uploads/2026/04/funghi-GettyImages-2177054453-e1776259713794.jpg?v=1789666915)
Andar per funghi, un classico della stagione autunnale
E se nei boschi del Lagorai, nel Trentino, due giovani appassionati hanno recuperato a settembre un porcino da oltre 2,2 chili, pare che ci si cimentino a ogni stagione tra i sei e sette milioni di italiani. È proprio per questo che andare a funghi, oggi, sembra un esercizio perfetto per il nostro tempo: richiede di rallentare, osservare e accettare di non avere tutto sotto controllo. Ma ne siamo consapevoli o è un hobby come un altro?
Leggi anche
:format(avif)/www.iodonna.it/assets/uploads/2026/08/slider-matteo-righetto-scaled.jpg?v=1790869677)
Andar per funghi è una pratica spirituale
Perché portarsi dietro la fretta della città è facilissimo. Si può percorrere un sentiero con la stessa impazienza con cui si scorre uno schermo: scrollando, cercando continuamente qualcosa, pensando già al risultato, misurando il tempo impiegato o i passi fatti. E allora anche il bosco rischia di diventare un altro luogo della prestazione. Ed è qui che torna la domanda iniziale: siamo fungaioli o cercatori di funghi? È da questa riflessione che parte lo scrittore Matteo Righetto nel suo libro Lo Zen e l’arte di andare a funghi (Feltrinelli), un saggio filosofico, balzato subito in classifica, che ribalta le prospettive e invita a disintossicarsi dall’ossessione della produttività e a recuperare un rapporto non predatorio con la natura.
Leggi anche
«Andare a funghi è prima di tutto un atto di libertà, un gesto sovversivo di pacifica disobbedienza, un atto di resistenza contro una civiltà fatta di traffico, frastuono, orari, agende multitasking» spiega lo scrittore che vive nelle Dolomiti ed è presidente della sezione Cai di Livinallongo-Colle Santa Lucia. «Con una differenza: i fungaioli puntano solo a produttività e profitto,i cercatori di funghi invece si addentrano nel bosco come nella vita senza la smania di trovare, senza l’obiettivo di vantaggi materiali».
Leggi anche
Si può andare nel bosco e continuare a comportarsi esattamente come in città, dunque: avere un obiettivo, inseguirlo, contabilizzare il risultato. Oppure si può cercare senza la certezza di trovare. Camminare senza trasformare ogni passo in una prestazione. Accettare persino il cestino vuoto. Il bosco diventa allora qualcosa di più di un luogo fisico: è uno spazio dell’anima nel quale, almeno temporaneamente, rinunciamo al controllo. In Per silenzio e vento, documentario di Marco Zuin scritto insieme allo stesso Righetto, uscito lo scorso 12 ottobre al cinema, la montagna non è territorio da conquistare, ma luogo di ascolto.
«Sta dominando un’antipatia individualista»L’invito è a perdersi, a sottrarsi per un po’ a orari e obiettivi, a praticare la lentezza e riscoprire anche il rapporto con gli altri. Per vedere un nuovo modo di stare al mondo perché questo, forse, è il momento giusto per modificare prospettiva: «C’è una polarizzazione,un’atomizzazione della società. Sta dominando un’antipatia individualista. Bisogna tornare invece a fare comunità, soprattutto adesso. E il bosco è un grande maestro» conclude Righetto.
Leggi anche
L’andar per funghi può essere, quindi, anche una metafora valida per tutto il resto. Lo scrittore veneto Marco Franzoso, nel presentare La madre del mare (Mondadori) al Festival della Consapevolezza di Padova, ha confessato ad esempio che le sue idee migliori nascono dalle lunghe passeggiate nel verde. «Cammino tantissimo, ogni giorno» rivela lo scrittore. «Trovo l’ispirazione anche solo osservando il tronco di un albero o ascoltando i miei passi sull’erba».
Anche per la food creator Eleonora Zilli ( @lucele_foodandwine) camminare significa cercare:nel suo caso erbe e piante spontanee da portare in cucina. Ha cominciato a praticare il “foraging” per sperimentare nuovi sapori e ingredienti, raccogliendo ortiche, portulaca, aglio orsino, rovo e foglie di fico. Poi, quasi senza accorgersene, la raccolta è diventata altro, di più. «Adesso è un modo per liberare la mente, meditare e ritagliarmi un’ora tutta per me». Ogni giorno si addentra nel bosco con il cane, osservando quello che trova e lasciando che sia il paesaggio a suggerirle cosa farne: uno sciroppo di foglie di fico, un infuso di rovo, l’aglio orsino per un risotto o una pasta fresca.
Leggi anche
Ma perché, spesso, non è così semplice rallentare? Carmen Leccardi, professoressa emerita di Sociologia della Cultura all’Università di Milano-Bicocca, che da anni studia il nostro rapporto con il tempo,parte da un paradosso: abbiamo sempre più strumenti che dovrebbero farci risparmiare minuti, eppure continuiamo ad avere la sensazione che non basti mai. «Ogni piccola porzione di tempo che si libera la riempiamo immediatamente con altre cose».
E così anche un momento libero rischia di diventare tempo da riempire, misurare, mettere a frutto. Succede persino quando andiamo nella natura: possiamo contare i passi, i chilometri, le discese sugli sci, le vette raggiunte. O, appunto, i funghi raccolti. Un modo diverso di vivere questo tempo, secondo Leccardi, sta in quella che il sociologo tedesco Hartmut Rosa chiama “risonanza”: i momenti in cui smettiamo di attraversare distrattamente il mondo ed entriamo davvero in relazione con ciò che ci circonda.
«La natura può offrirci questa esperienza e aiutarci a entrare in contatto con noi stessi, ma non la garantisce senza attenzione». Come dire che sta a noi decidere se entrare nel bosco per riempire un cestino, oppure accettare di uscirne a mani vuote. Avendo trovato, magari, qualcosa che non stavamo cercando.