È in programma per domani, martedì 30 giugno, il lancio dalla pancia di un aereo della navicella spaziale robotica Link. Obiettivo della missione: agganciare il telescopio della Nasa Swift – il cacciatore di lampi gamma in servizio da oltre 22 anni – e salvarlo da fine certa alzandone l’orbita di circa duecento km. Con un commento di Sergio Campana dell’Inaf, responsabile italiano della missione Swift
Dovrebbe partire domani, martedì 30 giugno, dall’atollo di Kwajalein, nell’Oceano Pacifico meridionale, trasportato da un razzo Pegasus XL della Northrop Grumman lanciato dalla pancia di un aereo, lo Stargazer (un L-1011 TriStar della Lockheed modificato ad hoc), il robot satellitare al quale la Nasa ha affidato il compito di salvare da fine certa uno dei suoi telescopi spaziali di maggior successo: il cacciatore di lampi gamma Swift.
Il problema di Swift – in servizio da oltre 22 anni – è quello che accomuna tutti i satelliti in orbita bassa: il decadimento orbitale dovuto all’attrito atmosferico. Detto altrimenti, se lasciati orbitare “a motori spenti” sono prima o poi condannati a scendere sempre di più, fino a disintegrarsi in atmosfera. Problema aggravato dall’intensificarsi dell’attività solare e dal conseguente estendersi della termosfera. Per allungare loro la vita, occorre una spintarella verso l’alto. Come fa più volte all’anno la Stazione spaziale internazionale, e come è stato fatto in passato anche per il telescopio spaziale Hubble grazie agli Space Shuttle.
Questa volta però dovrà avvenire tutto in modo automatico, senza l’intervento di esseri umani. Link – questo il nome della navicella realizzata su commissione della Nasa dalla società privata Katalyst Space – dovrà agganciare Swift in modo autonomo, afferrandolo con un braccio robotico, per poi aumentarne gradualmente l’altitudine dagli attuali 400 km fino a circa 600 km – operazione che richiederà alcuni mesi. Scongiurando così il rientro in atmosfera, che senza alcun intervento si prevede possa avvenire entro la fine del 2026. Un’impresa, insomma, la cui riuscita è tutt’altro che scontata.
«Si tratta di una missione ad alto rischio ma con grande ritorno», dice Shawn Domagal-Goldman della Nasa. «Swift svolge un ruolo di primo piano nella nostra flotta. Abbiamo molto da guadagnare dal tentare questa operazione di boost, che è più conveniente rispetto al tentativo di sostituire le capacità di Swift e consente alla Nasa di far progredire il settore nazionale della manutenzione satellitare, a beneficio di tutti».
«La missione è rischiosa, ma oltremodo importante per l’astronomia multi-messaggera e dei lampi gamma», aggiunge il responsabile italiano della missione Swift, Sergio Campana, dell’Istituto nazionale di astrofisica, «anche alla luce della recente non-adozione della missione Theseus (il successore europeo di Swift) da parte dell’Agenzia spaziale europea».
Guarda il video sul canale YouTube della Nasa:
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