Tardani replica alla vicepresidente del Consiglio comunale di Torino
(v. 'Consigliera Torino, 'a Orvieto rifiutata...' delle 13.13)
"Una vera e propria gogna
mediatica, francamente ingiustificata, nei confronti di
un'intera città e di una categoria che ogni giorno lavora per
garantire accoglienza e qualità": la sindaca di Orvieto, Roberta
Tardani, replica così alle parole di Ludovica Cioria,
vicepresidente del Consiglio comunale di Torino ed esponente del
Pd, che sui social ha raccontato di essere stata rifiutata,
insieme al compagno e alle due figlie, da tre ristoranti della
città umbra. "Sono francamente sorpresa dalle parole della
vicepresidente del consiglio comunale di Torino" aggiunge.
"Non abbiamo mai ricevuto prima d'ora segnalazioni di questo
genere - sottolinea Tardani in una nota - e l'episodio in
questione, da quanto letto, sembra basarsi solo su delle
supposizioni. Non si può trasformare un racconto personale in
una sentenza su Orvieto e soprattutto sui suoi ristoratori".
La sindaca sottolinea che Orvieto "è da sempre una città
aperta e accogliente, anche e soprattutto verso le famiglie e i
bambini", grazie alla "professionalità, alla passione e al
lavoro quotidiano di centinaia di operatori della ristorazione,
della ricettività e del commercio che non meritano di essere
indirettamente messi sotto accusa".
Tardani ricorda inoltre che nel 2025 Booking.com ha
inserito Orvieto tra le dieci città più accoglienti del mondo e
osserva che nei periodi di maggiore affluenza "è del tutto
normale che i ristoranti possano essere al completo, soprattutto
in assenza di una prenotazione".
La sindaca respinge anche il riferimento all'overtourism
fatto dalla consigliera torinese. "Parlare di 'overtourism' -
dice - non descrive certo la realtà di Orvieto. La città sta
crescendo molto dal punto di vista turistico ma lo sta facendo
in maniera sostenibile, garantendo l'equilibrio tra le esigenze
di residenti, turisti e attività economiche".
"Non metto in discussione - sottolinea la sindaca - il
disagio personale che possa aver provato la consigliera.
Contesto però con fermezza la generalizzazione che da
quell'esperienza è scaturita. Gettarla in pasto al tritacarne
dei social, di cui chi ricopre ruoli pubblici più di altri
dovrebbe conoscere gli effetti, rischia soltanto di alimentare
rappresentazioni distorte e danneggiare l'immagine di una
città".
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