A causa dei roghi a luglio in Francia e Spagna evacuati in 300mila. Avvisati con un sms nel cuore della notte hanno dovuto lasciare la casa in poco tempo. La Banca Mondiale ha stimato che, entro il 2050, saranno in 216 milioni a rischio per gli eventi estremi
Fuoco, terra, aria, acqua. In tutto il mondo gli elementi naturali, quest’estate, ci stanno mandando un messaggio chiarissimo su come l’uomo ha reso il Pianeta innaturale: l’intensificazione della crisi climatica sta portando ad eventi meteo estremi tali da costringerci letteralmente a fuggire. Case abbandonate in fretta, famiglie costrette a mettersi in salvo in poco tempo. Per anni la crisi del clima è stata raccontata come un problema ambientali, l’estate 2026 sta mostrando quanto gli eventi climatici estremi possano trasformarsi in emergenze umanitarie.
Mettersi in salvo da roghi e alluvioniQuest’anno, forse come mai prima, gli elementi naturali ci stanno dunque ricordando come l’alterazione del clima - che secondo la scienza è causata dalle emissioni legate ai combustibili fossili - siano destinate a cambiare le dinamiche delle popolazioni. Mentre dobbiamo continuare a lavorare per adattarci al nuovo clima, stanno anche crescendo senza sosta i rifugiati climatici, o coloro che migrano proprio per fuggire dalle condizioni estreme.
Nel mondo oltre 376 milioni di persone dal 2008 al 2020 sono state sfollate a causa di inondazioni, tempeste, siccità o calamità naturali. Dal 2020, quando si sono ulteriormente intensificate le temperature, rispetto al decennio precedente la quota di sfollati è cresciuta ancora.
La Banca Mondiale ha stimato che, entro il 2050, ci saranno 216 milioni di persone, all’interno dei Paesi, costrette a fuggire dal clima e l'Institute for Economics and Peace nello scenario climatico peggiore stima che saranno 1,2 miliardi quelle, entro il 2050, sfollate proprio a causa degli impatti della crisi climatica. E dietro i numeri ci sono le persone. E mentre la fuga richiede poche ore o qualche giorno, per il ritorno alla normalità ci vogliono mesi, anni.
Nelle isole del Pacifico che sprofondano, sta già accadendo: le persone si spostano altrove per poter sopravvivere. Dal Corno d’Africa gli umani migrano perché i terreni non sono più coltivabili. In Europa, come è accaduto quest’anno, si scappa dagli incendi e nelle città di mezzo mondo, per le temperature elevate, ci si rifugia in casa, nei centri commerciali o nei rifugi climatici. Da questa condizione, non possiamo più tornare indietro: possiamo però ancora limitare il futuro aumento delle temperature e per farlo, i governi del mondo devono mettersi d'accordo su come abbandonare i combustibili fossili, su come curare il Pianeta. La data di inizio terapia, tecnicamente c'è: il 9 novembre alla COP31 di Antalya, in Turchia. Resta da capire però, se vogliamo continuare a ignorare i sintomi o prendere di petto la questione.
FuocoCirca 100mila persone, di cui oltre 20mila in British Columbia, tra Canada e Stati Uniti (California e Washington) in queste ore sono state evacuate o hanno dovuto abbandonare le loro case per sfuggire ad incendi sempre più potenti. In centinaia, anche in Grecia, hanno ricevuto l’ordine di lasciare la propria abitazione davanti al rischio roghi.
Solo poche settimane fa, tra Francia e Spagna in Europa, ci sono stati almeno 300mila sfollati. Alcuni hanno ricevuto un messaggio nel cuore della notte: “Urgente evacuare immediatamente”. Per l’Europa, Italia compresa, si preannuncia una delle peggiori stagioni di sempre sul fronte incendi: con la complicità delle alte temperature le fiamme hanno trovato terreni secchi e combustibile per continuare a correre. Una analisi di World Weather Attribution mette nero su bianco come, dietro agli incendi per esempio di Francia e Spagna, ci sia il cambiamento climatico: “Ha reso le condizioni meteorologiche estreme favorevoli allo sviluppo dei mega-incendi in Francia e Spagna molto più probabili: più di due volte per la Francia, e più di 20 volte per la Spagna”.
Aria
A rendere la situazione ancora più complicata questa estate sono state le ondate di calore ripetute che stanno mettendo sotto pressione i sistemi sanitari. L’Europa ha sperimentato un record di caldo in alcuni Paesi mai visto prima. Come in Nord Europa. Molte temperature raggiunte, in un contesto dove i cambiamenti della circolazione dell’aria e la permanenza degli anticicloni hanno reso bollenti persino le notti, sono state definite “storiche” per gli eccessi toccati dalla Francia fino all’est Europa. L’Italia, in particolare, ha sperimentato addirittura quasi 48 gradi in Sicilia e più volte i 47 gradi in Sardegna. Ma a impressionare sono stati gli oltre 40 gradi di luoghi un tempo considerati “freschi” anche d’estate: in Ungheria, Polonia, nord Germania, Slovenia, Repubblica Ceca, Austria e via dicendo. Valori che si ripetono ovunque: in certe zone della Colombia, tragicamente colpita dal terremoto, attualmente si misurano 42 gradi. Il Giappone più volte è arrivato a oltre 41 gradi, gli Stati Uniti occidentali, dal Kansas all’Oklahoma, hanno toccato i 43.
Dalla Mongolia e la Siberia a oltre 30 gradi sino al Medio Oriente e l’Algeria giunti fino a 50 gradi, praticamente ovunque, ad eccezione di alcuni luoghi in pieno inverno australe, si sono raggiunti nuovi record di temperature. Non a caso, dalla Spagna sino a Singapore, così come a Dubai (dove si usa anche la pioggia artificiale) quest'estate si sono moltiplicate le aperture dei rifugi climatici: luoghi sicuri in cui sfuggire alla calura per sopravvivere e offrire riparo da quei colpi di calore che, nel Vecchio Continente, si stima abbiano già ucciso tra le 10mila e le 20mila persone dal giugno 2026 in poi.
Acqua
Il bene più prezioso che abbiamo è anche quello più compromesso. Le riserve d’acqua mondiali non sono infinite e la velocità con cui i ghiacciai, da quelli delle nostre Alpi sino al Perito Moreno in Argentina si stanno ritirando, è spaventosa. Se lo scioglimento delle riserve artiche ha impatti sia sulla biodiversità sia sull’innalzamento dei livelli del mare, quello dei ghiacciai e del permafrost ha ripercussioni sulle montagne: per esempio tutti abbiamo visto e letto, anche quest’estate, dei crolli sulle Dolomiti, di sentieri chiusi e della necessità, in tutti i sensi, di un cambio di rotta. Se per “acqua” potremmo includere anche l’intensità, cambiata, delle precipitazioni e i fenomeni meteo estremi (vedi attualmente 1 milione di persone sfollate in Cina), è però sempre l’oceano che dobbiamo costantemente tenere d’occhio e, in particolare, le sue temperature. L’oceano assorbe il 90% del calore in eccesso prodotto per lo più dalle attività antropiche: a furia di assorbire il calore generato da una umanità a trazione fossile è diventato una polveriera, una bomba ad orologeria. Al di là del dato eclatante di un Mediterraneo arrivato a 33 gradi, le ultime cifre diffuse da Copernicus fanno infatti davvero paura: la temperatura superficiale media degli oceani extrapolari nel luglio 2026 ha raggiunto il valore più alto mai registrato per questo mese, una media globale di 20,96 gradi e, il tutto, mentre il fenomeno naturale di El Niño è ancora in fase di intensificazione (in generale porta ad un aumento delle temperature). Oceani così caldi e carichi di energia significano, ricorda la scienza, eventi meteo ancora più estremi da affrontare (o da cui fuggire).
Terra
Le fotografie satellitari, quelle scattate dall’alto dei ponti, o ancora le immagini immortalate anche con i nostri telefonini di morie di pesci o relitti riaffiorati, ci restituiscono a pieno lo stato di salute pessimo dei terreni: tutta l’Europa centrale e orientale, ma anche varie zone dell'Africa per esempio, stanno affrontando ora una siccità per molti versi peggiore anche di quelle del 2003 o di pochi anni fa. Le immagini della Gran Bretagna arida e a secco, persino alle porte di Londra, la città della pioggia, sono emblematiche, così come lo sono i relitti delle navi riaffiorate, i resti di Mammut riscoperti nell'alveo in Bulgaria o il Danubio attraversabile addirittura a piedi e in bicicletta.
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