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Buffalo Bill: nel 1890 e nel 1906 il celebre cacciatore americano di bisonti portò in Veneto e in Friuli il suo spettacolo 'West Selvaggio'

Дата публикации: 01-01-1970 00:00:00

VENEZIA - Un uomo che era già un mito in vita. Una foto che è quasi leggenda. E un veneziano dimenticato. Ne esce una storia da lasciare stupiti chi nel dopoguerra ha giocato a...

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VENEZIA - Un uomo che era già un mito in vita. Una foto che è quasi leggenda. E un veneziano dimenticato. Ne esce una storia da lasciare stupiti chi nel dopoguerra ha giocato a indiani e cow boy e chi, come molti tredicenni, poco sanno degli indiani d'America. Il collante di questa vicenda è la Venezia dell'aprile 1890, e del 1906, anni nei quali il colonnello William Fredrick Cody, noto come Buffalo Bill si trova in Veneto e in Friuli col suo spettacolo West Selvaggio. In fondo la supremazia della "civiltà bianca" contro la "barbarie indiana". Nella prima delle tre foto che descriviamo la scritta in inglese dice: "I soli indiani mai stati a Venezia". È stato Paolo Salviati un fotografo poco noto, abilissimo colorista, a ritrarre su una gondola, con sfondo di San Marco e Palazzo Ducale oltre Buffalo Bill due gondolieri con le divise del tempo, quattro capi indiani e un accompagnatore. Non si sa chi abbia scritto. Narrare la storia di queste immagini è ricordare la presenza in Veneto e Friuli di Buffalo Bill, a 180 anni dalla sua nascita (1846 Leclaire, Iowa - 1917 Denver, Colorado).

IL PROFILO

Guida ed esploratore dell'esercito, cavaliere del Pony Express, cacciatore di bisonti (da cui il nome, oltre quattro mila abbattuti per procurare carne ai lavoratori della ferrovia), uccisore di indiani, imprenditore, attore cinematografico. Diventato un mito del West e dell'immagine della frontiera americana attraverso i molti film che hanno copiato dalle sue avventure il colonnello Cody fece un primo tour in Europa dal 1887 al 1892. Il suo spettacolo "Wild West Show" era cominciato nel 1883, nel pieno della guerra con gli indiani, che cessò nel 1890 con l'eccidio di Wounded Knee quando il settimo cavalleggeri uccise circa trecento nativi Sioux, per lo più disarmati, tra cui molte donne e bambini.

Cody era partito dall'America con circa 200 teatranti tanti indiani Lakota fatti passare per Sioux - compresi i capi Nuvola Rossa e Camicia Rossa che furono presenti a Londra, quando allo show la Regina Vittoria d'Inghilterra (era il suo giubileo) omaggiò la bandiera degli Usa. Fatto mai accaduto dalla dichiarazione d'indipendenza del 1776: la fonte viene da Cody, che scriverà che il capo Camicia Rossa davanti a Vittoria "sembrava un re".

EROE

Questa premessa fa capire che a Venezia arrivò un eroe. Dopo aver toccato con il suo Show Napoli (zuffa fenomenale tra duemila spettatori che volevano entrare col biglietto pagato e altrettanti col biglietto falso), Roma (incontro con Leone XIII, molti capi indiani erano cattolici) Cody fa tappa a Firenze, Bologna, Milano. Prima di Venezia è a Verona, spettacolo all'Arena: accoglienza freddina, cronista Emilio Salgari che riesce a farsi un giro in pista in carrozza con cow boy e indiani. E che poi scriverà un intero ciclo del West con Buffalo Bill protagonista con ampli plagi dai romanzi giunti dagli Usa.
A Venezia il colonnello Cody non porta il circo, né lo farà quando ritornerà in Italia 16 anni dopo nel 1906; anche se blog e pseudo esperti scrivono il contrario.

Quando Cody divenne turista in laguna Paolo Salviati, fotografo con studio in piazza San Marco, non mollerà un istante il colonnello, una giacca molto più formale della solita di pelle a strisce. Le uniche fonti certe sulla visita sono i reportage di John Bruke, cronista ufficiale dello show che scriverà: "Condotti (gli indiani) da Buffalo Bill nella pittoresca Venezia, vi furono mostrati i meravigliosi risultati dell'energia e dell'abilità architettonica artistica dell'antico uomo bianco. Furono immortalati dalla macchina fotografica nel palazzo ducale, in Piazza San Marco e nello strano mezzo di trasporto che un tempo era l'orgoglio dell'Adriatico". Salviati scatta la foto gloriosa di Buffalo Bill in gondola. Un "colpo" che però non fa di Salviati un fotografo felice e fortunato: quelle immagini quasi sicuramente non sono state mai pubblicate da un giornale italiano prima del Duemila. E nel 1890 le foto nei quotidiani non c'erano ancora, Gazzettino compreso: giornale che compiva tre anni, nato il 20 marzo del 1887.
Tutto nasce dal "Buffalo Bill Center of the West" museo dello Wyoming (USA), nato nel 1917, che abbiamo consultato e che ci ha fornito i materiali. Samuel Hanna, assistente del curatore del museo alla domanda sulla storia della foto in gondola ha risposto: «È descritta nei nostri archivi come una "fotografia colorata a mano e montata" del fotografo Paolo Salviati. Non sappiamo se la colorazione sia stata eseguita dallo stesso Salviati o da qualcun altro. L'opera è montata su un cartoncino con la scritta/rilievo "Paolo Salviati Fotografo". Purtroppo conclude Hanna - questa foto è giunta al Centro molto tempo fa, come parte di un'ampia collezione proveniente da diverse fonti». Quella foto di Bill in gondola, si ritrova "disegnata" modificata, in basso a sinistra, di uno dei poster più significativi dello spettacolo internazionale sei milioni di spettatori all'anno negli Usa - che fece guadagnare a Cody un milione di dollari.

LA CRONACA

L'ultimo flash di quell'epopea appartiene alle cronache del Gazzettino. Nel 1906, 120 anni fa, il colonnello è di nuovo in Veneto. Aveva compiuto 60 anni il 26 febbraio, i lunghi capelli sostituiti dal parrucchino; beveva spesso. Girava ora con oltre 800 tra comparse e figuranti, un treno lungo un chilometro, marketing e pubblicità come mai viste, quattro anni in Europa, 460 spettacoli. E una trentina di tappe in Italia: da Genova a Udine e Trieste (allora austriaca).
È da questo tour indiani contro cow boy, assalti alla diligenza, sparatorie, decine tra bisonti e alci - che nasce davvero il mito del West in Europa. Ed è in questa occasione che si abbatte la critica del Gazzettino che il venerdì 13 aprile, in quarta pagina pubblica un disegno pubblicitario che annuncia 500 cavalli e 800 uomini a Padova nello spettacolo del Sabato Santo "gli stessi che si sono presentati a Roma dal Re", per dire l'importanza. Il Gazzettino costava tre centesimi, un biglietto per Buffalo Bill dalle due alle otto lire, nei posti riservati. Il tendone (20 mila posti) è in piazza d'Armi. Il sindaco firma ordinanze per il traffico e calmierare i prezzi delle vetture: arriva gente da mezzo Veneto. Il cronista si stupisce per l'efficienza del circo e l'ordine tra i cavalli: "Quando scendono le pelli rosse di una compostezza quasi ieratica, avvolti in strani "ponci", e sudiccette anzichenò, dai lunghi cappelli untuosi e raggruppati in trecce sulla fronte l'effetto èdisastroso. Un gruppo di operaie di Codalonga (quartiere di Padova ndr) non se ne può dar pace. Ma quele xe le brute vecie' varda varda quante donne". Il dialetto uccide come la Colt 45.

Il finale è in crescendo: "Certe americanate non si possono dimenticare così presto. Tutte quelle quindicimila persone che hanno assistito alla buffonata se ne sono tornate con un naso enorme! Molti rimpiangono di non essersi accontentati di guardare i grandi manifesti per le vie a proposito, da sabato il pubblico non chiama più Buffalo. Lo chiama Bruffolo! E chi ha speso 5 o 8 lire per andare a vederlo assicura che è un bruffolo poco piacevole". Il report finisce criticando gli indiani dipinti con colori inverosimili, i cavalli che sembrano quelli del tram di Padova e la musica "selvaggia".
A Vicenza Treviso, Udine e Trieste lo Show è accolto meglio. L'altra grande "critica" venne da storico del tempo, Fredrick Jackson Turner che, ispirandosi allo spettacolo di Cody scrisse in un saggio che "i grandi spazi della frontiera americana erano finiti": facendo precipitare la borsa nel panico. Ma né Gazzettino né Turner poterono contro la fama di Buffalo Bill che, quando lo spettacolo perde colpi, si fa attore, sceneggiatore e regista con una dozzina di cortometraggi finanziati dall'inventore Thomas Alva Edison. Cody ha lasciato tracce indelebili: una trentina di film a lui dedicati registi moderni compresi, oltre 60 opere cinematografiche o di teatro ispirate alla sua figura. Poi fumetti, serie televisive; e ora il web.
 

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