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Draghi prova a svegliare l’Europa: “Ora siamo davvero soli, insieme. Bisogna rispondere in modo più assertivo agli Usa”

Дата публикации: 15-05-2026 04:20:00


Ricevendo il Premio Carlo Magno, il massimo riconoscimento tedesco, Draghi invita la Ue a spezzare il circolo vizioso che la paralizza.
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Ricevendo il Premio Carlo Magno, il massimo riconoscimento tedesco, Draghi invita la Ue a spezzare il circolo vizioso che la paralizza.

Draghi prova a svegliare l’Europa: “Ora siamo davvero soli, insieme. Bisogna rispondere in modo più assertivo agli Usa”

“In un mondo in cui le alleanze sono in continua evoluzione, ogni dipendenza strategica deve ora essere riesaminata. Per la prima volta a memoria d’uomo, siamo davvero soli insieme. L’Europa sta reagendo a questa nuova realtà. Ma lo sta facendo all’interno di un sistema che non è mai stato concepito per affrontare sfide di questa portata”. Per l’ennesima volta l’ex presidente del consiglio Mario Draghi prova a svegliare un’Unione Europea che sembra incapace di reagire di fronte ai cambiamenti in atto, a partire dall’allontanamento dagli Stati Uniti. E lo fa nel corso del suo discorso ad Aquisgrana dove ha ricevuto il Premio Carlo Magno, il massimo premio tedesco.

Draghi: “Bisogna essere più assertivi con gli Usa”

Come al solito, l’analisi di Draghi è lucidissima. Senza fronzoli né giri di parole, l’ex premier  spiega che “Il partner da cui ancora dipendiamo (gli Usa) è diventato più conflittuale e imprevedibile. L’Europa ha cercato la negoziazione e il compromesso. Per lo più non ha funzionato. Una postura pensata per de-escalare sta invece invitando ulteriore escalation”, ha affermato. Lo ha affermato Mario Draghi nel discorso ad Aquisgrana in occasione della consegna del Premio Carlo Magno. 

Da qui, la conclusione inevitabile: “LEuropa ha bisogno della capacità di rispondere in modo più assertivo per riportare la partnership su basi più eque. Ciò che ci frena è la sicurezza. Un’alleanza in cui l’Europa dipende dagli Stati Uniti per la propria difesa è un’alleanza in cui la dipendenza in materia di sicurezza può estendersi a ogni altra negoziazione: commerciale, tecnologica, energetica”.

Draghi e le tre vulnerabilità dell’Europa

Per l’ex banchiere centrale sono tre le vulnerabilità di cui sta soffrendo l’Europa: l’esposizione alla domanda esterna; la crescente dipendenza strategica; il deterioramento della posizione nelle tecnologie che definiranno il prossimo decennio. “Tutte e tre rimandano alla stessa fonte: l’Europa si è aperta al mondo senza completare il mercato al suo interno. È diventata troppo dipendente dalla domanda estera, troppo dipendente da capacità controllate altrove e troppo frammentata per mobilitare la propria stessa scala”. Più “l’Europa si riforma, meno dovrà affidarsi al debito, nazionale o comune, per compensare la propria frammentazione. Mercato unico e politica industriale non dovrebbero essere trattati come filosofie rivali. Se correttamente concepiti, l’uno rafforza l’altra”. In una parola, occorre uno scatto nell’integrazione.

Draghi ha messo in luce i vuoti nella costruzione europea troppo a lungo sottovalutati: “All’esterno abbiamo smantellato le barriere commerciali, accolto le catene di approvvigionamento globali e costruito la più aperta delle grandi economie mondiali. All’interno, però, non abbiamo mai praticato pienamente l’apertura che predicavamo: abbiamo lasciato incompiuto il mercato unico, frammentati i mercati dei capitali, i sistemi energetici insufficientemente connessi e ampie parti della nostra economia avviluppate in strati di regolamentazione”. Le imprese europee sono state spinte verso l’esterno in cerca della crescita che l’Europa stessa non riusciva a fornire, mentre sull’energia, “se avessimo adottato le misure necessarie per integrare la nostra economia, i mercati dei capitali avrebbero incanalato una quota maggiore dei risparmi europei verso il rischio produttivo interno. L’energia si sposterebbe più liberamente attraverso i confini, supportata da reti, interconnettori e stoccaggi. La decarbonizzazione sarebbe più alla nostra portata, e le nostre economie meno sensibili agli shock dei combustibili fossili”. 

Infine il deterioramento della posizione dell’Europa nelle tecnologie che definiranno il prossimo decennio: c’è una crescente divergenza nella capacità produttiva, che riflette non solo le maggiori dimensioni del settore tecnologico americano, ma la più profonda digitalizzazione delle imprese e dei flussi di lavoro negli Usa e l’intelligenza artificiale si aggiunge ora a quel divario. Questo mentre l’Ocse indica che circa la metà della crescita della produttività nel prossimo decennio potrebbe derivare dall’IA e dalla sua diffusione nell’economia.

Draghi: “Va spezzato il circolo vizioso che paralizza la Ue”

Per la Ue è il momento di avere uno scatto per “spezzare il circolo vizioso” che la paralizza perché “la nostra esperienza attuale dimostra che l’azione a livello dei Ventisette spesso non è in grado di fornire ciò che questo momento richiede per fronteggiare le molteplici sfide geopolitiche ed economiche”. 

L’ex presidente della Bce, ha sottolineato come “una Ue che si assume la responsabilità ma non mantiene ripetutamente le promesse entra in un circolo vizioso da cui non può uscire: la debolezza nell’attuazione erode la legittimità e la debolezza della legittimità rende l’attuazione ancora più difficile: il problema non è la mancanza di ambizione tra i leader, ma ciò che accade dopo che l’ambizione entra nel meccanismo. Gli accordi vengono elaborati attraverso comitati che li annacquano e li ritardano, finchè il risultato non ha quasi più nulla a che vedere con quello previsto”. 

L’ex banchiere centrale e premier invita a seguire la strada imboccata con l’euro ricreando la stessa dinamica nei settori dell’energia, della tecnologia e della difesa I leader europei sanno che cosa occorre fare, devono ora decidere se sono disposti a dare priorita’ alla sostanza rispetto alla procedura e a scegliere gli strumenti in grado di produrre risultati’. E’ il momento di un ‘federalismo pragmatico’.

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Redazione FIRSTonline

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