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Intelligenza artificiale e sovranità tecnologica europea: la scommessa francese e il pericolo di un mosaico di iniziative nazionali

Дата публикации: 18-07-2026 04:40:00


Lo sviluppo della telefonia mobile negli anni Ottanta suggerisce tre assi per un'iniziativa europea sull'AI: la standardizzazione tecnica, un impegno comune di Stati e operatori su investimenti tech, formazione e interoperabilità, l'integrazione delle iniziative nazionali
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Lo sviluppo della telefonia mobile negli anni Ottanta suggerisce tre assi per un’iniziativa europea sull’AI: la standardizzazione tecnica, un impegno comune di Stati e operatori su investimenti tech, formazione e interoperabilità, l’integrazione delle iniziative nazionali

Intelligenza artificiale e sovranità tecnologica europea: la scommessa francese e il pericolo di un mosaico di iniziative nazionali

Vivatech, l’incontro dedicato all’innovazione tecnologica che si tiene a Parigi, è stato quest’anno il grande palcoscenico del progetto francese per accelerare i tempi del recupero di sovranità nel campo dell’Intelligenza artificiale. Il messaggio per l’Europa è però in chiaroscuro. Da un lato testimonia che la presenza di un soggetto nazionale forte come Mistral e di grandi hub di calcolo possono fungere da “nucleo” per un’eventuale piattaforma europea, soprattutto se combinata con strumenti di finanziamento comuni, come propone Macron. Dall’altro lato, se il progetto francese si traduce in soluzioni istituzionali e tecniche poco interoperabili, o se la governance viene percepita dagli altri Stati membri come una nazionalizzazione de facto dell’agenda europea, si crea un incentivo alla proliferazione di “mini iniziative nazionali” nell’AI.

Ciò potrebbe frammentare programmi di sviluppo tecnologico, duplicare investimenti in modelli di base, e in ultima analisi ridurre la massa critica europea rispetto a Stati Uniti e Cina, esattamente il contrario di quanto sarebbe necessario.

L’esperienza del più grande esempio di coordinamento nell’ambito tecnologico in Europa – e cioè lo sviluppo della telefonia mobile negli anni Ottanta – suggerisce almeno tre assi per un’iniziativa realmente europea sull’AI. In primo luogo, un livello europeo forte di standardizzazione tecnica, fatto di tecnologie open source, protocolli comuni, livelli di affidabilità e sicurezza condivisi, integrando l’AI Act con standard volontari ma fortemente incentivati per chi vuole operare sul mercato unico.

In secondo luogo, un impegno che leghi gli Stati membri e i principali operatori (pubblici e privati) in termini di investimenti minimi in tecnologia, formazione e condizioni di interoperabilità, riducendo il rischio di barriere nazionali incompatibili. Infine, l’integrazione delle iniziative nazionali (come i progetti francesi e tedeschi) in un quadro di hardware, software, dati e programmi condivisi, con un coordinamento più stretto fra agenzie nazionali e Commissione. In questo schema, la Francia può essere un pilastro, ma non il “proprietario” politico dell’AI europea: la forza del modello Gsm stava nel fatto che nessun singolo Stato poteva rivendicare la titolarità dello standard.

Il rischio reale non è tanto che la Francia proceda da sola quanto che si consolidi un mosaico di strategie nazionali in competizione parziale fra loro, con cooperazione limitata ai fondi Ue. In questo scenario, l’Europa rischia di replicare la frammentazione pre‑Gsm nelle telecomunicazioni analogiche: molte soluzioni, ciascuna troppo piccola per godere di forti economie di scala, costretta ad appoggiarsi comunque a infrastrutture non europee. Per evitare questo esito, è cruciale che gli strumenti europei (AI factories, fondi, programmi di ricerca) funzionino come “hub” realmente sovranazionali, non come semplici etichette per progetti nazionali già decisi.

Il testo pubblicato è il secondo di una serie di analisi dedicate a Intelligenza artificiale e sovranità tecnologica a firma Franco Bernabè, presidente di TechVisory, che FIRSTonline ospita con cadenza settimanale per gentile concessione dell’autore e della RivistaAI.

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Franco Bernabè

Banchiere, dirigente d'azienda, dirigente pubblico e accademico italiano. E' stato Amministratore Delegato di ENI e di Telecom Italia.

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