Il caso Ilva di Taranto tra chiusura dell’area a caldo, nazionalizzazione e nuove risorse: il “metodo Cottarelli” - che esige l'indicazione di spese e fonti di finanziamento - dovrebbe stare alla base di qualunque piano di rinascita, ammesso e non concesso che ci sia ancora qualche speranza
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Il caso Ilva di Taranto tra chiusura dell’area a caldo, nazionalizzazione e nuove risorse: il “metodo Cottarelli” – che esige l’indicazione di spese e fonti di finanziamento – dovrebbe stare alla base di qualunque piano di rinascita, ammesso e non concesso che ci sia ancora qualche speranza
Sarebbe utile adottare Il “metodo Cottarelli” per un serio progetto di rinascita dell’acciaieria di Taranto? La vicenda dell’Ilva di Taranto ha messo d’accordo tutti, nel senso che, al punto in cui siamo arrivati è difficile attribuire la responsabilità esclusiva a qualunque soggetto istituzionale, politico o parte sociale avendo tutti concorso in un arco di tempo ultradecennale, con atti specifici o con comportamenti omissivi e dilatori, a produrre un risultato che è stato definito un “omicidio industriale”.
Realisticamente è assai improbabile evitare che ad agosto si avvii la chiusura definitiva dell’area a caldo dell’acciaieria che ridurrà lo stabilimento a limitare la propria attività alla laminazione di semilavorati importati. E’ altrettanto inevitabile che gli effetti sull’occupazione saranno assai negativi e, in ogni caso, senza il ciclo integrale dell’acciaio, il futuro dell’impianto sarà assai meno roseo.
Secondo le tradizionali procedure di gestione delle crisi industriali nei prossimi giorni il Governo di fronte a questa situazione dovrebbe, coinvolgendo tutti i soggetti interessati, italiani o stranieri, trovare un accordo con l’interlocutore che, anche in base alla decisione della Corte d’Appello di Milano, garantisca la migliore offerta credibile in termini di assetto produttivo e di livelli di occupazione.
Nazionalizzazione, investimenti e “metodo Cottarelli”Questa ipotesi si oppone a quella più sbrigativa di una parte almeno del sindacato che chiede non la presenza dello Stato nella nuova società che dovrebbe nascere, ma la nazionalizzazione tout court dell’Ilva addossando tutte le responsabilità della gestione futura allo Stato. Al centro dovrebbe esserci la ricostruzione dell’area a caldo dello stabilimento con le garanzie ambientali necessarie, cosa di per sé possibile, a condizione di disporre di enormi coperture finanziarie complessive nel corso degli anni, comprese quelle per gli ammortizzatori sociali straordinari.
Il Professor Carlo Cottarelli ha chiesto a tutti coloro che propongono interventi di qualsivoglia natura di indicare anche la dimensione di spesa e la fonte del finanziamento relative. A maggior ragione, se si accetta questa proposta di buon senso, a chi propone meritoriamente di ricostruire un nuovo e moderno stabilimento industriale, va posto l’interrogativo.
Occorre accettare il rischio di far i conti con le contraddizioni del nostro paese, dove i corporativismi e l’ideologismo distruttivo hanno gravemente contagiato la società italiana a partire dalle istituzioni più importanti, rendendo assai arduo costruire una strategia politica di ampio respiro che per forza di cose richiede anche scelte impopolari. Il ricatto elettorale che subiscono le differenti forze politiche è enorme, ogni scelta scatena la reazione degli interessi colpiti e produce la paralisi del sistema politico.
Ma, escludendo tagli significativi delle spese e dovendo necessariamente ragionare su nuove entrate, non c’è che l’imbarazzo della scelta.
Le possibili fonti di finanziamento e la responsabilità delle scelteAndando al concreto il progetto di “Rinascita delle Acciaierie di Taranto” potrebbe essere finanziato da un aumento delle imposte sui tabacchi o in alternativa, da una “aggiornamento dell’imposta di successione, da una estensione del ruolo di sostituto d’imposta al datore di lavoro individuale, dagli aggiornamenti dei dati catastali. Senza parlare di riequilibrio finanziario del sistema previdenziale o della revisione della flat tax”. In generale è poi opportuno studiare la tassazione delle rendite abbandonando la formula generica dei “sovrapprofitti” e, per combattere efficacemente l’evasione fiscale, e in particolare il lavoro nero, utilizzare sempre più la tecnologia e l’Ai. In questo caso i risultati per l’Ilva non sono mancati. Occorre poi utilizzare con la massima efficacia uomini e mezzi per verificare gli scostamenti tra reddito dichiarato dai contribuenti e il loro tenore di vita.
Comunque la si pensi, se esaminiamo il “caso Ilva” di Taranto per offrire una soluzione dobbiamo compiere alcune scelte. Il segretario della Fiom, Michele Di Palma, ha dichiarato che la chiusura dell’area a caldo , con tutto ciò che ne consegue è la più grande crisi europea dal punto di vista ambientale, occupazionale e industriale nonché il primo problema reale dell’Italia. Ma la stessa dichiarazione di otto ore di sciopero delle organizzazioni metalmeccaniche, se non sarà seguita da una proposta impegnativa ed organica rischia di indebolire fortemente il ruolo dei sindacati. La questione Taranto, se si pensa ad un progetto di rinascita diviene una questione nazionale ed impone scelte che possono nel breve essere impopolari per chi le propone e rischiose sul piano elettorale.
Ma questo segna la differenza tra ordinaria amministrazione per la sopravvivenza (che non va affatto demonizzata) e progettualità strategica delle forze politiche che talvolta diviene indispensabile. In questo senso la crisi di Taranto riflette quella dell’intero paese.

Nasce nel 1947 a Milano e nel 1971 si laurea presso l’Università Bocconi di Milano in Economia e Commercio. Nel 1969 è stato Vice-presidente del Centro di formazione per lavoratori dell’Edilizia (oggi ESEM) di Milano e membro del Collegio dei Revisori dei Conti della Cassa Edile di Milano. Dal 1972 al 1978 è Segretario Generale della UIL Metalmeccanici di Milano, allora parte integrante dell'FLM. Dal 1978 è nella segreteria nazionale dell’UILCID, di cui è diviene Segretario Generale nell’ottobre 1979. Dal 1986 al 1989 per la UIL è stato responsabile dei rapporti con il Governo per la politica fiscale e con Governo e Gruppi parlamentari per la definizione del disegno di legge per la regolamentazione dell’esercizio dello sciopero nei servizi pubblici essenziali. Nel gennaio 1989 viene eletto segretario generale della UIL Lombardia. Nel 1992 membro del Consiglio generale della Fiera Milano. Giornalista pubblicista dal 1980, ha scritto per riviste specializzate e per i principali quotidiani interventi sui temi economico-sociali con specifico riferimento alla contrattazione, all’organizzazione del lavoro e alla ristrutturazione delle imprese. Ha promosso in particolare in numerose occasioni il dibattito per affermare ed ampliare sul nostro paese le esperienze di azionariato dei dipendenti e di partecipazione dei lavoratori alla gestione delle imprese. È Presidente della Fondazione Anna Kuliscioff e della Società della pace e della giustizia internazionale