Dopo Argentina, Ecuador, Bolivia, Cile e Perù, il tycoon porta a casa un altro alleato in un continente ricco di materie prime strategiche, dove però negli ultimi anni è cresciuta la presenza cinese. Sempre più isolato il brasiliano Lula, atteso al voto ad ottobre. La Colombia può entrare nel Shield of the Americas, il programma militare anti-narcos lanciato dagli Usa
L'articolo Colombia, si insedia il presidente De La Espriella: il Sudamerica è ormai quasi tutto sotto l’influenza di Trump proviene da FIRSTonline.
Dopo Argentina, Ecuador, Bolivia, Cile e Perù, il tycoon porta a casa un altro alleato in un continente ricco di materie prime strategiche, dove però negli ultimi anni è cresciuta la presenza cinese. Sempre più isolato il brasiliano Lula, atteso al voto ad ottobre. La Colombia può entrare nel Shield of the Americas, il programma militare anti-narcos lanciato dagli Usa
Procede a gonfie vele la “trumpizzazione” del Sudamerica, come l’ha definita l’Economist. Da quando, nel dicembre 2023, Javier Milei è stato eletto presidente dell’Argentina, nel continente di cui Washington vuole di nuovo fare il “cortile di casa”, sottraendolo all’influenza cinese, è stato un crescendo di vittorie di candidati di destra o di estrema destra, e in ogni caso di esponenti in salsa latina del trumpismo, a vario titolo: Daniel Noboa in Ecuador, Rodrigo Paz in Bolivia, Josè Antonio Kast in Cile e Keiko Fujimori in Perù. L’unica eccezione è stata nel 2024 l’Uruguay con l’elezione di Yamandù Orsi, ora unico leader socialista insieme al brasiliano Lula, entrambi isolati e accerchiati.
De La Espriella si insedia oggi: alla cerimonia 11.000 agenti di poliziaL’ultimo “trumpito”, sempre secondo la terminologia coniata provocatoriamente dall’Economist, è il colombiano Abelardo De La Espriella, un outsider venuto fuori dal nulla, che fino a pochi mesi prima del voto di giugno era parecchio indietro nei sondaggi rispetto al socialista Ivan Cepeda, che rappresentava il presidente uscente Gustavo Petro. Eppure la maggioranza uscente in Colombia non aveva fatto male, riducendo la povertà e migliorando servizi pubblici fondamentali come sanità e istruzione. Però Petro si era inimicato Donald Trump, rispondendo colpo su colpo sia sulla questione dei rimpatri dei migranti che su quella del narcotraffico e dei dazi.
Così il tycoon ha finito per endorsare il 48 enne avvocato De La Espriella, fondatore del movimento populista Defensores de la Patria, che ne ha beneficiato al punto da ribaltare i pronostici e imporsi nel ballottaggio di giugno, seppur di un soffio. De La Espriella, con la benedizione della Casa Bianca, si insedia ufficialmente oggi, in un clima di massima allerta per possibili attentati terroristici. La cerimonia, che eccezionalmente si tiene a Cali e non nella capitale Bogotà, è blindata e vede la mobilitazione di ben 11.000 agenti di pubblica sicurezza. Prevista la presenza di tutti i leader di estrema destra sudamericana ma non a caso non quella di Lula, che si fa rappresentare dal ministro degli Esteri Mauro Vieira. Invitato anche il Re di Spagna Filippo VI.
Il piano De La Espriella: lotta al narcotraffico e liberalizzazione del petrolioIn campagna elettorale Abelardo De La Espriella, soprannominato El Tigre e che ha già espresso sintonia con Giorgia Meloni, aveva promesso innanzitutto la linea dura contro il narcotraffico, e in economia un grande piano di liberalizzazioni soprattutto del settore energetico, che invece col precedente governo era stato sottoposto a limitazioni. Entrambi i propositi sono ovviamente ben visti dalla Casa Bianca, che non aspetta altro che aggiungere la Colombia ad una lista sempre più nutrita di alleati strategici in un continente ricco di materie prime fondamentali per la transizione energetica e il mercato dell’Intelligenza artificiale, e sul quale ha pericolosamente messo le mani da qualche tempo la Cina.
In particolare, il nuovo presidente colombiano ha fatto capire che sbloccherà immediatamente gli investimenti delle compagnie petrolifere per nuove estrazioni, che invece erano ostacolate dall’attuale piano regolatorio. Tra il 2023 e il 2025 infatti, sotto il governo Petro, gli investimenti esteri nel settore minerario e petrolifero sono diminuiti del 34%, attestandosi a circa 6,9 miliardi di dollari. Nello stesso periodo, la produzione petrolifera colombiana è calata del 4%, raggiungendo una media di 746.000 barili al giorno, mentre le riserve petrolifere si sono ridotte di 54 milioni di barili. Le importazioni di gas naturale, invece, sono aumentate dal 3% al 31% del consumo.
Per gli Stati Uniti si profilano dunque grandi affari sul petrolio, dopo aver già ottenuto (con la forza) quello venezuelano. E inoltre la Colombia potrà finalmente entrare nel Shield of the Americas, lo Scudo delle Americhe, il programma di cooperazione militare lanciato da Washington con tutti i leader politicamente allineati dell’America Latina col fine di portare avanti una lotta senza precedenti contro il narcotraffico. Come dire: mentre in Europa si parla di riarmo e la guerra sembra alle porte, anche il Sudamerica non scherza e alcuni Paesi, come Ecuador e Argentina, hanno già messo a disposizione dell’alleato nordamericano basi militari e avviato esercitazioni congiunte.
Lula e il Brasile sempre più isolatiFa strano pensare che ad essere isolato in Sudamerica sia proprio il Paese di gran lunga più esteso, più popolato e con l’economia più forte, ma è proprio quello che sta accadendo. Alla vigilia delle elezioni presidenziali in cui Lula cercherà il quarto mandato a 81 anni, è proprio il Brasile a trovarsi nella morsa della “trumpificazione” del continente. Il voto di ottobre è una occasione troppo ghiotta per Donald Trump per rinforzare il suo soft power al di sotto dell’Equatore e far eleggere l’alleato Flavio Bolsonaro.
Ogni strumento per mettere sotto pressione Lula è lecito: dai dazi, che per il Brasile arrivano anche al 25%, fino alle intimidazioni vere e proprie, come la recente revoca del visto all’ambasciatrice brasiliana a Washington, Maria Luiza Viotti. “Una decisione anomala e gravissima”, sostengono i diplomatici dei due Paesi, ma la Casa Bianca risponde che la revoca sarà cancellata appena arriverà il nullaosta al nuovo ambasciatore a Brasilia, Daniel Perez. Lula prende tempo perché teme che la nomina di Perez, a ridosso delle elezioni, sia una manovra per interferire nelle stesse. Sullo sfondo c’è il tema della criminalità organizzata brasiliana, che gli Usa vorrebbero classificare come organizzazione terroristica internazionale, aprendo la strada ad interventi unilaterali in stile Caracas.