ROMA Il nuovo botta e risposta tra Giorgia Meloni ed Elly Schlein avviene in una giornata segnata fino a quel momento "solo" dal dibattito sugli scontri di Chiomonte e sul nuovo decreto...
ROMA Il nuovo botta e risposta tra Giorgia Meloni ed Elly Schlein avviene in una giornata segnata fino a quel momento "solo" dal dibattito sugli scontri di Chiomonte e sul nuovo decreto sul caro-carburanti. E ha al centro, tuttavia, la vicenda di Sigfrido Ranucci, destinata - secondo alcuni - ad atterrare in commissione Vigilanza Rai non appena sarà ricostituita. A breve, d'altronde, Ignazio La Russa, e con lui il presidente della Camera, Lorenzo Fontana, spediranno a tutti i gruppi parlamentari una nuova lettera con la richiesta di indicare i rispettivi membri. Un'istanza che le opposizioni sono pronte a disattendere ancora: «Per la lista dei nomi, attuino prima lo European Media Freedom Act (Emfa) come gli chiediamo da oltre un anno e mezzo», dice Francesco Boccia. Lo stallo pure su questo punto potrebbe non protrarsi ancora oltre: da oggi, in commissione Lavori pubblici, per la prima volta, prenderanno il via le prime votazioni sugli emendamenti alla riforma della Rai (che recepisce l'Emfa europeo).
Il botta e rispostaMa ripartiamo dallo scontro "a distanza" tra le due leader, innescato dalle dichiarazioni pronunciate dalla segretaria Pd a L'Aria Che Tira: «Sul caso Ranucci non ho mai fatto nessun collegamento fra governo e mandanti, parlavo del fatto che bisogna difendere la libertà di stampa in ogni Paese, sennò chi fa quel mestiere è più esposto. La destra continua a strumentalizzare per coprire i fallimenti del suo governo». Frasi che, dalle parti di Palazzo Chigi, sono state raccolte subito come un assist: «Per mesi - scrive la premier sui social - Elly Schlein e altri esponenti della sinistra hanno costruito un racconto fatto di allusioni e insinuazioni, arrivando persino a gettare ombre sull'Italia davanti a una platea internazionale. Oggi che è emerso ciò che era chiaro, cioè che il governo non c'entrava assolutamente nulla, la segretaria del Pd arriva perfino a rinnegare le proprie parole, sostenendo di non aver mai fatto alcun collegamento». La stoccata di Meloni, più che nella chiusa («Dovrebbe semplicemente chiedere scusa»), è contenuta nell'incipit: con la ripresa, per filo e per segno, delle parole pronunciate di Schlein, in occasione del congresso del Pse del 18 ottobre 2025. Quando, in concomitanza dell'attentato al conduttore di Report, oltre ad esprimergli solidarietà, la leader dem dichiarava: «La democrazia è a rischio, la libertà di espressione è a rischio quando l'estrema destra è al governo».
Il ping pong di accuse sul caso Ranucci potrebbe non esaurirsi qui. Di certo, c'è chi a destra sostiene che la Vigilanza sarebbe la sede più adatta per dibattere del caso che coinvolge il giornalista di Rai. Un'accelerazione sulla ricomposizione dell'organismo di controllo della tv pubblica, d'altronde, è nell'aria. L'intenzione era filtrata già a margine dell'ultima capogruppo in Senato, ma trova conferma da diverse fonti parlamentari: «a giorni» i presidenti dei due rami del Parlamento invieranno una nuova missiva ai gruppi, chiamati a inviare i nominativi dei propri membri. L'ultima spiaggia resta la ricostituzione d'ufficio dell'organismo, come è avvenuto in passato per la commissione d'inchiesta sul Covid. Dove, alla fine, la presidenza è toccata a un membro della maggioranza. Sull'ipotesi della nuova convocazione le opposizioni hanno fatto fin da subito muro: «Si tratta di una richiesta inutile, non daremo i nomi fino a quando non si approva il Media freedom act», ha messo agli atti il dem Francesco Boccia, a margine della capigruppo, in accordo con le altre forze di opposizione. E però anche sul fronte della Riforma Rai, la maggioranza ora sembra intenzionata ad accelerare.
Dopo uno stallo durato più di un anno, tra oggi e domani, in commissione Lavori pubblici prenderà il via l'esame della trentina di emendamenti depositati sul testo. A cui vanno sommati i nuovi, depositati circa una settimana fa, che recepiscono i rilievi obbligatori della commissione Bilancio.
Prima della pausa estiva è atteso, invece, l'emendamento del relatore, l'azzurro Roberto Rosso, che dovrebbe sciogliere il nodo della governance e della composizione del Cda. Se ne parlerà anche nella riunione in programma stamattina tra i responsabili del dossier nella maggioranza. L'accordo ancora non c'è: il Mef, dopo le interlocuzioni con la Commissione Ue sostiene che l'assetto attuale (ad e presidente indicati dal ministero) non strida con i vincoli di pluralismo e indipendenza del Freedom Act. Il centrodestra, però, non è intenzionato alla retromarcia completa, che suonerebbe come una sconfessione totale del testo originario della riforma, dove al dicastero di via XX settembre è addirittura preclusa la possibilità di indicare membri. Se FdI e Lega premono per lasciare al Mef la possibilità di scegliere l'amministratore (oltre a un consigliere), gli azzurri continuano a insistere perché il ministero mantenga solo due consiglieri semplici, delegando al Cda la nomina tanto dell'ad, che del presidente. Altro nodo la durata del consiglio di amministrazione. La via di mezzo, sostegno i più vicini al dossier, potrebbe essere di quattro anni. «Dettagli» su cui la maggioranza è certa di trovare la quadra. Intanto, pure la riforma della Rai "si muove".