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Gillian Anderson, ultima diva nel film rivelazione “Camp Miasma: adolescenza, sesso e morte”

Дата публикации: 26-07-2026 07:00:42

«Non volevo essere bizzarra in maniera non necessaria. Certamente bizzarra, ma con uno scopo». Così, un tempo, si diceva delle scene di nudo. Ora per quelle c’è il coordinatore di intimità. Per le bizzarrie nessuna normalizzazione è ancora stata messa […]
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«Non volevo essere bizzarra in maniera non necessaria. Certamente bizzarra, ma con uno scopo». Così, un tempo, si diceva delle scene di nudo. Ora per quelle c’è il coordinatore di intimità. Per le bizzarrie nessuna normalizzazione è ancora stata messa in atto. Gillian Anderson, del resto, ha tutti gli strumenti per occuparsene in assoluta autonomia.

Gillian Anderson: «Per le registe è ancora una battaglia in salita»

Prima di tutto l’attrice americana dall’eloquio forbitissimo e dall’accento British (cresciuta tra Londra, Porto Rico e il Michigan) sceglie di far parte di un film che si intitola Camp Miasma: adolescenza, sesso e morte (al cinema dal 19 agosto e poi sulla piattaforma Mubi, non lasciarsi impressionare dal titolo, è piuttosto divertente e anche istruttivo). Il film ha aperto la sezione Un Certain Regard dell’ultimo festival di Cannes tra ali di giovani fan e un entusiasmo di solito riservato alle rockstar.

Altra bizzarria: come mise, per accogliere la giovane regista (interpretata da Hannah Einbinder, star della serie Hacks che si è appena portata a casa 24 candidature agli Emmy), incaricata di rinverdire i fasti di una fortunata di serie di film horror degli anni ’80, di cui lei era stata protagonista, Gillian Anderson sceglie un turbante e un caftano che nemmeno Norma Desmond avrebbe indossato in Viale del tramonto. Anzi sì, perché il suo personaggio proprio a quello interpretato dalla star del film di Billy Wilder si ispira.

Gillian Anderson con Hannah Einbinder in Campa Miasma: adolescenza, sesso e morte.

Kris, la giovane regista, è figlia del suo tempo: quando confessa alla star di vent’anni più grande di essere “poly” (poliamorosa), Billy-Gillian replica: «Cioè, come tradire?». Billy è l’ex final girl, la ragazzina sopravvissuta, ce n’era sempre una nelle “franchise slasher” (serie di film che mescolavano atmosfere horror e tempeste ormonali, come Venerdì 13 o Nightmare). Era sfuggita, lei sola, a un coetaneo con impulsi omicidi che – bullizzato e affogato nel lago – risorgeva con una griglia di aereazione al posto della testa.

Gillian Anderson: «Camp Miasma come una casa di bambola»

Se le bizzarrie non fossero sufficienti, il serial killer si chiamava Little Death (insomma, la “petite mort”, l’orgasmo nella sua versione più poetica e più francese) e la giovane regista è celebre per aver «rigirato Psycho dal punto di vista della tenda della doccia».

Ultimo dettaglio: Billy da allora ha scelto di vivere in una casa di bambola, tra le scenografie di quei film di successo (vediamo sui titoli di testa l’incredibile merchandising che avevano prodotto, i Vhs, i giochi da tavolo, il junk food). L’incontro tra le due donne avviene lì, a Camp Miasma.

Camp Miasma: adolescenza, sesso e morte.

Gillian Anderson, guardava quei film da ragazza?
Nessuno, mai. Ma più tardi ho acquisito una notevole familiarità con il True Crime più efferato. Mia figlia scherza dicendo di aver passato l’infanzia con 7 teste di bambola mozzate nella culla. L’horror è sempre stato alla periferia della mia vita, mai al centro. Fino a ora. Ma ignoravo l’importanza storica del genere e dei suoi sottogeneri. Fare questo film è stata una lezione di cinema importante per me.

Camp Miasma, un omaggio ai film di serie B

Un film pieno di omaggi, a Gloria Swanson, alle serie B, ai fenomeni culturali pop. Lei ne è stata parte, a sua volta, e per lungo tempo grazie a X-Files.
Billy certamente si diverte a giocare alla protagonista di Viale del tramonto. Ma io non sono mai stata ossessionata dagli attori, nemmeno quelli carismatici del passato. Questa cosa… la fama, davvero non la capisco. Mai avuto poster nella mia cameretta. Certo, ammiro Meryl Streep, e non solo lei. Ma non vado oltre. E poi non volevo che Billy fosse creepy (che fa accapponare la pelle, ndr) o predatoria. Mia figlia ha la stessa età di Hannah… E alla fine c’è una bellezza nel modo in cui il film ci dice che possiamo imparare gli uni dagli altri, anche se veniamo da mondi e da epoche molto diverse.

Gillian Anderson alla prima di “Teenage Sex And Death At Camp Miasma” durante il 79esimo Cannes Film Festival ail 13 maggio 2026 in Cannes, France. (Photo by Stephane Cardinale – Corbis/Corbis via Getty Images)

Dice di non capire la questione della fama, eppure l’ha vissuta. Come reagiva al delirio che si era scatenato intorno al fenomeno X-Files (la serie andò in onda dal 93 al 2018 per 11 stagioni)?
Siamo stati fortunati, all’inizio, perché giravamo a Vancouver, non a Los Angeles, e avevamo poco tempo per distrarci, lavoravamo 17-19 ore al giorno. E poi allora non c’erano i social media. Non posso immaginare di vivere un’esperienza simile oggi, con le tempeste in un bicchier d’acqua provocate ogni secondo dalla Rete. La fama allora era diversa. Era la fama dei frequentatori del Comi-con (grandi fiere dedicate ai fumetti e ai fenomeni popolari, destinate per lo più ai nerd, ndr). E non ho mai pensato che la reazione dei fan fosse per me, ho sempre saputo che riguardava la rappresentazione. Personalmente non capivo l’ossessione, ma so che quando una persona trova qualcosa che la aiuta a definirsi scatta una reazione intensa. E sono felice di aver rappresentato l’incarnazione di quella cosa per tanti.

Gillian Anderson e Asa Butterfield in Sex Education

Camp Miasma parla anche di come le persone queer sono state rappresentate, nel tempo, da Hollywood. Lei che ha scritto un libro sulle fantasie erotiche e ha incamerato l’esperienza di Sex Education, che pensieri ha fatto rispetto a quello che vede oggi?
Vedo costantemente la ghettizzazione, la condiscendenza. E vedo l’ostentazione fasulla dell’inclusione, per reagire alla politica delle quote. Ma noi non siamo stupidi, capiamo quello che è genuino. Come questo film.

Il film parla anche di generazioni, di quello che possono insegnare l’una all’altra su genere, identità, sessualità. Con il suo personaggio e quello di Hannah, Gen X e Gen Z sono a confronto.
Billy sembra volersi separare dal presente, dalla modernità, ma c’è molto humor nel modo in cui lo fa. E questo ci dice che, nonostante le differenze, queste due donne sanno trovare una forma di comunità, la loro connessione è più profonda della terminologia. Il luogo in cui si incontrano è quello dell’umanità tangibile, ed è questa la cosa più importante, quello che il film alla fine celebra. Nonostante tutte le divisioni che si sono accumulate nei decenni. Perché alla fine siamo donne, non può non esserci un legame tra di noi. Se c’è una cosa buona che hanno fatto i social media negli ultimi anni, nonostante la lotta dei poteri che mettono in scena, è l’aver dimostrato l’esistenza di un legame universale, di una potenziale rete di supporto tra le donne.

X-Files: in arrivo il “reboot”

Lei è europea e americana. Come vede il fenomeno woke? Il film è diretto da una regista trans, Jane Shoenbrun, e dà conto in maniera molto esplicita del suo percorso, delle paure legate alla sessualità.
Jane non è timida nel mettere tutto sul tavolo. Ma l’ironia percorre tutto il film. Non sono certa che il personaggio di Kris sia un alter ego per Jane, ma di sicuro molte delle esperienze di Jane sono migrate nel personaggio. Jane sta vivendo oggi, a 34 anni, un’esperienza che di solito vivono i teenager. Trovarsi finalmente nel corpo cui si sentiva di essere destinati è, secondo me, una esperienza gioiosa.

David Duchovny e Gillian Anderson in X-FILES 2001 (Photo by FOX Image Collection via Getty Images)

Lei sarà, a teatro, a Londra, in un revival di Chi ha paura di Virginia Woolf, accanto a Billy Crudup. E anche X-Files, come la serie di film immaginata dal film, sta per tornare, c’è un “reboot” (la saga ricreata da zero) allo studio.
Tutto torna. E vedo l’ironia di parlare di questo film mentre sta per arrivare il reboot di X-Files diretto da Ryan Coogler (Coogler, l’autore di Black Panther e Sinners, dirigerà il pilot per il canale Hulu. Danielle Deadwyler e Himesh Patel interpreteranno gli agenti dell’FBI, con il creatore della serie originale, Chris Carter, alla produzione esecutiva, ndr). Una transizione è in corso. La nuova versione di Cime tempestose dice dell’appetito delle nuove generazioni per versioni dei classici adatte a loro. Trovo che sia exquisite, splendido, che in questo modo, nel mondo e non solo in un angolo di Cannes, i grandi creativi come Chris Carter siano celebrati. Anche a distanza di tempo.

E lei ci sarà nel nuovo X-Files?
Questa è un’altra conversazione.

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