«Accovacciata sotto cinque coperte fredde, cercavo un conforto nel ricordo di quel mondo che c’era oltre le mura. Non tentavo di dormire, mi sarebbe sembrata una vigliaccheria.» Non ha mai smesso di lottare Ester Parri. Nemmeno quando il regime fascista ha recluso e poi confinato il marito Ferruccio, leader della Resistenza e primo presidente del […]
L'articolo “Il ricordo è l’unica difesa” dal manoscritto di Ester Parri a cura di Francesca Parri e Andrea Ricciardi (Solferino) proviene da Ordine Dei Giornalisti.
«Accovacciata sotto cinque coperte fredde, cercavo un conforto nel ricordo di quel mondo che c’era oltre le mura. Non tentavo di dormire, mi sarebbe sembrata una vigliaccheria.» Non ha mai smesso di lottare Ester Parri. Nemmeno quando il regime fascista ha recluso e poi confinato il marito Ferruccio, leader della Resistenza e primo presidente del Consiglio dopo la Liberazione. Nemmeno quando a essere catturata e incarcerata dalla Gestapo a San Vittore è stata anche lei. E nemmeno quando si è trovata a fare i conti con le angosce di madre temendo per il figlio Giorgio, giovane partigiano. In queste memorie inedite, scritte sul retro di fascicoli del Consiglio d’Europa e ritrovate dalla nipote, l’autrice racconta i due mesi più drammatici della sua vita, tra gennaio e marzo 1945, e fa rivivere, attraverso potenti flashback, quasi vent’anni della storia d’Italia, dall’organizzazione dell’espatrio clandestino del leader socialista Turati nel dicembre 1926 fino all’aprile 1945, quando Ester ritrova il marito a Locarno. La sua voce parla direttamente al cuore, emoziona e rende vivo quel nostro passato che rischia di diventare remoto per sempre.
Il libro “Il ricordo è l’unica difesa”, pubblicato ad aprile 2026 con Solferino, è tratto dal manoscritto di Ester Verrua, moglie di Ferruccio Parri, ritrovato casualmente in cantina dalla nipote Francesca Parri, curatrice del volume insieme allo storico Andrea Ricciardi. Si tratta di una testimonianza importante e appassionata del sodalizio tra Ester e Ferruccio che ha attraversato la fase più drammatica della storia del Novecento italiano. L’autrice ripercorre i giorni del loro arresto per mano della Gestapo il 2 gennaio 1945 fino alla liberazione di Ferruccio avvenuta il 7
marzo, e, attraverso numerosi flashback, racconta quasi vent’anni della storia d’Italia, dall’espatrio di Turati nel 1926 fino all’aprile 1945. Il manoscritto offre uno spaccato della dittatura e della Resistenza ma anche della vita quotidiana e dei suoi personaggi grandi e piccoli, con una particolare attenzione per le donne: le signore «dalle unghie laccate e dalle bocche dipinte», fiancheggiatrici del regime, le prigioniere politiche, ma anche parrucchiere, portinaie, impiegate, che con le loro vicende contribuiscono all’affresco più ampio di un’epoca. La passione civile di Ester è inalterata in ogni pagina, così come la sua fedeltà agli ideali di libertà e giustizia. I curatori hanno lavorato su un testo grezzo, scritto di getto e mai revisionato, cercando di dare coerenza e ritmo all’insieme, con il massimo rispetto delle parole di Ester. La narrazione è stata arricchita da un
apparato di note poste alla fine del volume per restituire al lettore il contesto storico dell’epoca attraverso informazioni su eventi e persone che si incontrano nel racconto. Alla fine del libro è stata inserita una lettera inedita di Ferruccio scritta a Ester dal carcere di Savona nel gennaio 1927, dove era recluso insieme a Carlo Rosselli per l’organizzazione dell’espatrio di Turati.
«Non è il giudizio che interessa, è la verità umana di un tempo definito, del martirio dei morti, della resistenza dei vivi. I sordi e i ciechi non sono invitati né a ricordare né a commemorare. Il nostro ricordo è l’unica difesa”.