L'Antitrust punisce l'uso illecito dei riferimenti ai Giochi Olimpici di diversi marchi famosi di moda e supermercati. Ecco chi paga
L’AGCM ha multato per oltre 2,5 milioni di euro diverse società per “attività parassitarie” legate ai Giochi Olimpici di Milano-Cortina 2026. L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha concluso i procedimenti nei confronti di Harmont&Blaine, Rialto, Magazzini Gabrielli, MD, RetailPro e Butan Gas, accertando violazioni del divieto di “attività parassitarie”.
Le attività illecite sarebbero avvenute durante il periodo dei Giochi Olimpici, con campagne pubblicitarie e attività promozionali nelle quali sono stati spesso riprodotti o richiamati i simboli olimpici, come i cinque cerchi, o denominazioni ufficiali come “Milano-Cortina”.
L’AGCM, con un annuncio ufficiale, ha reso noto di aver concluso le indagini nei confronti di diverse società accusate di aver svolto attività di marketing parassitario o “ambush marketing” durante il periodo di svolgimento dei Giochi olimpici.
Le società avrebbero:
svolto campagne pubblicitarie e attività promozionali nelle quali sono stati spesso riprodotti o richiamati, a vario titolo, i simboli (cinque cerchi) e gli emblemi olimpici, e/o denominazioni ufficiali come “Milano-Cortina/Milano-Cortina 2026”.
L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha accertato le violazioni commesse da:
L’Autorità ha quindi sanzionato per un totale di oltre 2,5 milioni di euro le società. C’è chi dovrà pagare di più.
Le multe si dividono così:
L’AGCM ha accertato un’attività parassitaria. Cosa significa? In ambito commerciale si parla di “ambush marketing”, ovvero marketing d’imboscata.
Indica, soprattutto nel mondo anglosassone, l’associazione indebita di un marchio a un evento mediatico o altro spazio pubblico. In altre parole, si verifica quando un marchio non è sponsor ufficiale, ma si intromette cercando visibilità.
Accade di sovente durante eventi sportivi, come alle Olimpiadi di Londra 2012 quando Nike lanciò la campagna “Find Your Greatness” evocando i Giochi senza essere sponsor ufficiale. O ancora, è accaduto ai Mondiali 2010, quando il marchio di birra Bavaria ha fatto indossare a delle modelle sugli spalti degli abiti arancioni coordinati.
La legge sulla concorrenza vieta: