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A quando un vertice dove l’Europa parla di pace?

Дата публикации: 09-07-2026 12:59:00

L'ANGOLO DEI BLOGGER. Nel vertice Nato di Ankara sembrava di stare al gran bazar delle armi. Finché c’è guerra c’è speranza: 50 miliardi di dollari di contratti. Vendita e acquisto di aerei, missili, droni, licenze per fare missili

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Si susseguono incessanti gli incontri dove i paesi siedono attorno a un tavolo a parlare di guerra. E Ucraina. Nel vertice Nato di Ankara sembrava di stare al gran bazar delle armi. Finché c’è guerra c’è speranza (stesso scenario del film di Alberto Sordi del 1974). 50 miliardi di dollari di contratti. Vendita e acquisto di aerei, missili, droni, licenze per fare missili. Se questa intensità dei leader europei fosse indirizzata a spingere il Vecchio Continente alla crescita, oggi saremmo una Ferrari alle costole di Stati Uniti e Cina. È completamente assente la consapevolezza che la competitività europea non la si troverà mai con l’economia di guerra (a quando il piano Draghi da 1200 miliardi di euro?).

Sfogliamo l’agendina degli appuntamenti nel tratto temporale degli ultimi mesi. Si sono riuniti il Consiglio d’Europa, il vertice Nato, il G7, i volenterosi, senza contare gli appuntamenti intramezzati dei ministri della difesa e degli esteri. Prima, dopo o alla fine si è parlato sempre di Ucraina. Arriva Zelensky, fa la lista di quello che serve. Denaro e armi. Dispensa strategie di difesa e la richiesta di rinnovati impegni. Mai di pace. Da cittadino europeo chiedo chiarimenti all’Europa. Siamo in guerra con la Russia? Ditelo, slegate le parole, fate un’operazione verità. È un dato di fatto, non una paturnia di Peskov, il portavoce del Cremlino. Se i droni partono da Kiev e colpiscono obiettivi in Russia e a sua volta l’Europa fornisce denari e armi all’Ucraina, per la proprietà transitiva l’Europa approva la strategia di Zelensky. La realtà. Svelate l’ipocrisia di circostanza. È trasparenza verso i cittadini europei. E ucraini, perché non è proprio leale lasciare soli i soldati di Kiev  a combattere, e morire, anche per noi. Abbiamo compreso male? Sui rituali e inconcludenti incontri monotematici, la stessa premier Meloni, durante la conferenza stampa finale di Ankara ha risposto alla domanda sulla sua partecipazione, la prossima settimana, al vertice dei volenterosi. Preferisco dedicare il mio tempo su alcuni dossier di peso che interessano l’Italia, ha detto piccata e stremata.

Rimane aperta la necessità di fare chiarezza. Siamo in attesa, dopo 4 anni di guerra russo-ucraina che l’Europa incarichi un mediatore di pace. Zero. Nessun impegno in programma. Mentre i volenterosi, guidati da tre leader scarichi e in scadenza, Starmer, Macron e Merz, s’impegneranno a stabilire addirittura delle esercitazioni militari comuni. Quindi in caso di necessità chi ci difende? L’Europa, i volenterosi o la Nato?

Sta di fatto che, paradossalmente, siamo fermi alla domanda delle cento pistole pronunciata dal premier Draghi nell’aprile del 2022, preferiamo il condizionatore acceso o la pace? La risposta non è mai arrivata perché la guerra continua ininterrottamente e l’Europa è caduta dentro  pagando il suo rintronato atteggiamento nella privazione di ruolo, galleggiando tra gli slogan più astrusi, la pace con la forza, armi per la pace, pace giusta e duratura, armi a Zelensky ma non siamo in guerra con la Russia. Oggi il Vecchio Continente è qui incapace di uscirne. Demansionato di autorità diplomatica  perché non ha assunto una terzietà necessaria dall’inizio del conflitto. Una guerra che andava tenuta nel suo alveo regionale e non globale. Di un paese, l’Ucraina, che non fa parte della Nato e dell’Unione europea. Vale poco sventolare i principi e i valori occidentali di libertà e del diritto internazionale. Semmai fosse questo il passepartout universale d’accesso al disbrigo degli affari degli altri paesi secondo il format occidentale, l’Europa dovrebbe interessarsi anche delle altre 60 guerre in corso nel mondo.

Ma perché non è riuscita, non riesce svilupparsi una azione di pace di fronte alla distruzione  e la morte di milioni di persone? Lo schema di ragionamento di questi anni è stato quello delle tifoserie contrapposte. Alimentato anche dagli stanchi e in alcuni casi macchiettistici talk tv, quelli più realisti del Re. Assurdo che appena si parla di pace o chi invoca trattative diplomatiche sia infiltrato nel gruppone dei filo putiniani o di coloro che vivono sul mondo della luna. Chi ricerca la pace non può indossare l’elmetto, prendere una parte e almeno deve cercare di trovare un punto d’incontro tra le parti. Logico che non possono prevalere le richieste di una o dell’altra parte. È quello che ha fatto il senatore del Pd Alessandro Alfieri che, dopo aver assolto al dovuto scandito rosario, ‘sto con l’Ucraina, solidarietà e sostegno a Kiev’, ha avuto l’ardore di chiedere all’ambasciatore ucraino in Italia, in audizione in commissione esteri e difesa, giusto per capire fino a quando, se nell’ipotesi di un accordo di pace a cosa gli ucraini sono disposti a rinunciare, tra i territori occupati dai russi.

Per il bene degli ucraini sotto bombe e macerie. Apriti cielo. Soprattutto le categorie dei giornalisti e dei politici (molti suoi ex compagni di partito) con l’elmetto hanno distrutto Alfieri riconducendolo a uomo senza dignità. È evidente che qui si è persa la bussola. Mi chiedo com'è possibile intravedere una via di pace se non entrano nel merito della realpolitik nel trovare soluzioni pratiche (perché è scritto che Zelensky se vuole la pace deve rinunciare a dei territori così Putin non può andare troppo oltre quando si ritrova uno esercito allo stremo e una nazione sulla via delle restrizioni). Noi a rigor di logica  abbiamo abbracciato dalla prima ora la Bandiera Bianca di Papa Francesco, nel marzo 2024, il coraggio di negoziare prima che le vittime aumentino. Espressione poi mitigata, ‘aggiustata’, nascosta, interpretata dalla stessa Chiesa. Se la politica  avesse colto a quel tempo l’unica soluzione possibile al conflitto russo-ucraino non ci ritroverebbe  in una situazione dove si faticherà addirittura a sancire un armistizio. Sul dopo, sul mantenimento delle posizioni è impossibile fare previsioni perché visto il prolungamento della guerra quello rimarrà un fronte sempre aperto. Con alti e bassi.

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