Il mondo che non appartiene alla bolla MAGA le voci contano nella democrazia, ma i firewall vanno applicati alle narrazioni false o pericolose e le piattaforme online hanno la responsabilità di garantire che la democrazia sopravviva alle manipolazioni
Il messaggio lanciato dall’America alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco è stato inaspettato e, nonostante sia stato analizzato da più parti, il suo scopo finale è ancora poco chiaro. Il vice presidente JD Vance ha attaccato – fra le altre cose - gli sforzi europei per imporre controlli al mondo di Internet e alle sue applicazioni: perché? Forse per catturare le simpatie dei partiti populisti? Forse per proteggere i giganti del web che sono quasi tutti americani? Forse per un qualche motivo di politica interna?
Vance ha detto al pubblico che lo ascoltava perplesso: “A molti di noi dall'altra parte dell'Atlantico, sembra che dietro a brutte parole che sembrano venire dall'era sovietica come disinformazione e misinformazione, ci sia il fatto che non vi piaccia che qualcuno possa esprimere un'opinione diversa dalla vostra, votare in modo diverso. O peggio ancora, vincere le elezioni”. Il riferimento era al dibattito in corso in Europa e negli Stati Uniti su chi controlla il mondo online, da dove milioni di persone di tutto il mondo attingono una quantità crescente di notizie e informazioni, e come politici come JD Vance abbiano avuto enorme successo nel promuovere il loro marchio.
Secondo Vance, la minaccia alla sicurezza dell'Europa non viene dalla Russia o dalla Cina ma dagli sforzi delle élite e dei partiti politici tradizionali per sopprimere le voci dei nuovi populisti, o vietando ciò che i gruppi più tradizionali etichettano come incitamento all'odio.
Avendo lavorato nel campo della verifica dei contenuti per le piattaforme di social media, posso dire che l'idea che la disinformazione su Internet sia “una brutta parola dell'era sovietica” e che i gruppi tradizionali “semplicemente non apprezzino” quelli che sono “punti di vista alternativi” oppure “un'opinione diversa” è una ingenua, sbagliata o cinica manipolazione dei fatti. Le parole di odio che si trovano in rete non possono essere confuse con legittime opinioni e la Germania ha tutte le ragioni per voler controllare i contenuti online. Pochi dubitano che un modello di libertà di parola non regolamentata in stile Musk applicato all’Internet tedesco, amplificherebbe i sentimenti populisti di estrema destra che un tempo permisero al partito nazista di dominare il Paese.
Su X ci sono abbonati “Premium” che pubblicano contenuti filonazisti, tra cui negazioni dell'Olocausto e revisionisti che glorificano Adolf Hitler: ricevono milioni di visualizzazioni. Un rapporto dell'Institute for Strategic Dialogue ha rilevato che “l'aumento dei contenuti filo-hitleriani sulle piattaforme dei social media fa parte di un più ampio e allarmante schema in cui le narrazioni storiche revisioniste acquisiscono importanza”. Gli analisti dell'ISD hanno identificato centinaia di video con un'ampia gamma di discorsi di Hitler, tradotti in inglese utilizzando l'intelligenza artificiale, che “spesso includono messaggi antisemiti, antimusulmani, anti-immigrati e pro-supremazia bianca”. Uno dei video mostrava una sagoma di Hitler con il messaggio: “Crescere è rendersi conto di chi fosse veramente il cattivo.”
Secondo NewsGuard, piattaforma che monitora la disinformazione sui media, la Germania è bersaglio di una campagna di disinformazione che mira a “dare impulso all'AfD e minare la fiducia nelle istituzioni governative e nel processo elettorale”. I fatti non supportano il punto di Vance secondo cui “la democrazia si basa sul principio che la voce del popolo conta” e che, quindi, “non c'è spazio per i firewall (Brandmauer in tedesco, ovvero cordone sanitario). O si sostiene il principio o non lo si fa”. Per la Germania e il mondo che non appartiene alla bolla MAGA (Make America Great Again, lo slogan di Trump) le voci contano nella democrazia, ma i firewall vanno applicati alle narrazioni false o pericolose e le piattaforme online hanno la responsabilità di garantire che la democrazia sopravviva alla disinformazione e manipolazione.
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