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Il caldo fa deperire la frutta: scendono i prezzi all’ingrosso

Дата публикации: 07-07-2026 05:32:00

Il clima tropicale spinge al ribasso i prezzi della frutta estiva che, oltre a godere di una annata favorevole dal punto di vista produttivo, si presenta al consumatore in veste...

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Mercati agricoli

L’annata positiva per la produzione di pesche e albicocche e le alte temperature aumentano la quantità di prodotto disponibile e penalizzano i listini. Ma gli ettari coltivati sono in calo

Il clima tropicale spinge al ribasso i prezzi della frutta estiva che, oltre a godere di una annata favorevole dal punto di vista produttivo, si presenta al consumatore in veste più economica, nonostante la richiesta crescente di prodotti freschi, dissetanti e ad alto apporto vitaminico.

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«Assistiamo a un generale calo dei prezzi all’ingrosso», conferma Fabio Massimo Pallottini, presidente Italmercati (22 strutture distribuite sul territorio nazionale, 7 milioni di tonnellate di merce l’anno movimentate, 11 miliardi di euro di fatturato). E ne spiega il perché: «La forte ondata di caldo sta accelerando il deperimento della frutta dopo la raccolta, spingendo gli operatori a favorire un flusso rapido delle merci». 

«Le albicocche continuano a scendere, vendute tra 1,30 e 1,80 euro/kg a seconda delle varietà», racconta Pallottini. «Ottimo bilancio per le pesche, e in particolare per le nettarine, che mostrano listini in flessione e molto convenienti soprattutto per i calibri medio-piccoli, offrendo ai consumatori eccellenti opportunità di risparmio per combattere l’afa estiva», conclude.

In generale le stime della stagione 2026 per le drupacee, la frutta “regina dell’estate”, sono caratterizzate dal segno positivo, a indicare una crescita produttiva o una sostanziale stabilità. Su tutte spicca il +24% delle ciliegie, con una produzione attesa a 120mila tonnellate: «È il recupero più marcato grazie al confronto con l’horribilis 2025», commenta Elisa Macchi, direttore Cso-Italy.

Le stime elaborate dal centro studi di Ferrara ci dicono poi che le albicocche sono alle prese con un forte calo strutturale: si è passati dai 20.200 ettari del 2021, ai 16.500 del 2026 (-20% in 5 anni, -4% solo nell’ultimo anno) a causa di sensibilità al gelo, bassa redditività e fitopatie. La produzione è però stimata a 194mila tonnellate, l’1% in più sul 2025. Si registra una ripresa al Nord (Emilia-Romagna e Veneto) dopo il gelo del 2025; in flessione Centro-Sud (Campania, Basilicata, Sicilia) per alternanza produttiva e stress idrico precedente, con l’eccezione della Calabria.

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