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Le pagelle di Cardinale e l’effetto boomerang sul Milan: i suoi giudizi diventano un caso

Дата публикации: 14-10-2026 07:43:58

Avere un patron sempre più presente a Milanello di sicuro è un vantaggio, ma i giudizi espressi dopo il Sassuolo diventano un caso

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Avere un patron sempre più presente a Milanello di sicuro è un vantaggio, ma i giudizi espressi dopo il Sassuolo diventano un caso

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Va bene tutto. Va bene licenziare in poche ore tutto il management del Milan dopo la mancata Champions (senza interrogarsi sui mancati rinforzi reclamati per il mercato del gennaio precedente). Va bene poi puntare sulle seconde linee in attesa di scegliere i titolarissimi dell’area tecnica che al momento non sono ancora a lavoro. Va benissimo aver dimostrato, con i fatti (mercato ricco più presenza fissa a Milanello e a San Siro), di voler finalmente gestire in prima persona il club nell’intento dichiarato (ogni riferimento al cappellino esibito sabato scorso a Milanello è dovuto) di riportarlo all’antico splendore. Va persino bene lamentarsi per qualche decisione dell’arbitro di Sassuolo-Milan risultata poco convincente sia agli occhi dei moviolisti che dello stesso Orsato (Laurienté su Gila e la trattenuta in area su Ramos). Ma le pagelle no. Le pagelle proprio no. E non certo per invidia nei confronti dei colleghi pronti a raccogliere gli sfoghi e a pubblicarli come avrebbe fatto ciascuno di noi. 

Le pagelle di Cardinale

No, non è questo il punto. Il primo commento infatti è un messaggio di solidarietà autentica nei confronti dell’ufficio stampa del Milan che si ritroverà nell’impossibilità di smentire quegli appunti velenosi perché consapevoli dell’autorevolezza della fonte (Gerry Cardinale). Il secondo invece è destinato a James Fontanella-Khan, giornalista, italo-americano, milanista della prima ora a sentire i suoi ricordi d’infanzia, scelto da Gerry Cardinale per guidare il fronte che gli ha procurato e gli procura tuttora il maggior numero di critiche e di affanni con ricadute inevitabili presso il popolo dei tifosi. Il professionista, che si è presentato sabato scorso a Milanello, entrerà ufficialmente in carica il 2 novembre ma è possibile che - se dovesse continuare questa deriva auto-lesionistica - si ritrovi alle prese con le pareti di Milanello piene di martellate capaci di ammaccare anche una struttura gigante. 
Tra l’altro le pagelle in questioni segnalano anche un pericoloso istinto “tafazziano”. Perché criticare Rabiot, andato in gol col Sassuolo, uno dei pochi a dare l’assalto all’area di rigore altrui nella ripresa, è sicuramente infondato. E non tanto perché è stato appunto l’autore dell’unico gol raccolto ma perché le altre pagelle, quelle degli addetti ai lavori, hanno espresso un voto positivo. Senza dimenticare che nei giorni in cui si sta discutendo il rinnovo contrattuale del francese, un giudizio del genere può solo turbare i rapporti diplomatici tra le due delegazioni gratuitamente. Inoltre la promozione di Pulisic è discutibile, non certo per pregiudizio nei confronti dell’americano ma perché l’unica giocata da applausi (l’imbucata per Chukwueze finito davanti al portiere che gli ha parato il tiro) non è stata sufficiente per raccogliere la sufficienza. È stato più vicino al Pulisic migliore quello visto col Lecce, prima della sosta, che quello di Sassuolo.  

L'analisi di Rabiot

Nel merito l’unica pagella da condividere è la spiegazione tattica sul conto di Gonçalo Ramos che ci riporta inevitabilmente alle sagge parole di Rabiot di fine partita. "Attacchiamo in pochi l’area di rigore" la sintesi del francese richiamando alla consegna centrocampisti e ali come era stato fatto nel primo tempo (Moreira, Pavlovic, Ramos stesso). Per chiudere: si può essere insoddisfatti quindi della prova di Reggio Emilia, si può anche far sapere ad Amorim che la fiducia è rimasta intatta, ma tutto questo senza prendere a martellate lo spogliatoio. La storia del calcio italiano dimostra che le pagelle dei club si confezionano a fine stagione e con l’avallo della parte tecnica.  
PS: il rendimento per ora molto positivo di alcuni prestiti (Fofana, Nkunku, Athekame) dimostra poi che talune scelte sul mercato estivo sembrano suggerite più dalla voglia di “bocciare” il precedente che da accurate valutazioni tecniche.  

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