È bastata una notte per far perdere ancora una volta le speranze agli investitori. A Wall Street ieri sia il Nasdaq che l'S&P 500 hanno avuto una seduta difficile, con perdite tra...
È bastata una notte per far perdere ancora una volta le speranze agli investitori. A Wall Street ieri sia il Nasdaq che l'S&P 500 hanno avuto una seduta difficile, con perdite tra l'1 e il 2% a causa dei timori per il debito dell'IA. A spaventare è stato prima il commento del ceo di Nvidia, Jensen Huang: ha detto che nonostante la domanda di neocloud sia «fuori discussione» il problema è semmai legato ai capitali che «sono scarsi». Lo ha seguito Meta che, dopo aver pubblicato conti sopra le attese sia per i risultati che per l'outlook, ha sostenuto che serve un'enorme quantità di fondi per finanziare lo sviluppo delle infrastrutture.
I DUBBI
I dubbi sulla tenuta del sistema, sui ritorni, ma soprattutto sul debito sono al centro delle analisi di due grandi banche americane che in parte stanno finanziando questa espansione. Secondo Wells Fargo, le dichiarazioni di Huang sulla scarsità dei capitali stanno «spaventando i mercati e riaccendendo i timori che, sul fronte del credito, i mercati dei capitali siano ormai saturi in termini di propensione al rischio». In una nota, Jp Morgan ha invece avvertito che i rialzi di mercoledì sugli entusiasmi per i conti di Meta, SpaceX e Tesla si sono subito spenti anche a causa «di un rinnovato rischio di un'azione militare contro l'Iran dopo le elezioni di metà mandato negli Stati Uniti».
L'IMPATTO DEL BARILE
In questo scenario anche il petrolio pesa sui listini. I contratti sono tornati a salire, con il Brent vicino ai 112 dollari al barile. Queste condizioni, come sappiamo ormai da mesi, non stanno solo facendo crescere il costo dei carburanti (il diesel continua a essere a 6,3 dollari al gallone nonostante l'accordo di Donald Trump con Vladimir Putin) ma anche l'inflazione. Tutto questo ha creato un sistema che si autoalimenta, aumentando le tensioni finanziarie. Da una parte si temono nuovi rialzi del costo del denaro da parte della Federal Reserve, dall'altra si continuano a guardare i rendimenti sui Treasury americani a dieci anni, che ieri per la prima volta in un mese sono scesi sotto il 5%. Se i rendimenti continueranno a salire e la Fed alzerà i tassi è chiaro che i miliardi di debito emessi dal settore tech saranno più difficili da pagare.
Gli analisti continuano quindi a spiegare che i rischi di una bolla e di un crollo del mercato non sono da escludere nel medio termine. Per questo il segnale arrivato da Meta è un allarme per i mercati, in un momento in cui il debito pubblico compete con il debito privato per attrarre capitali (nella forma quasi esclusiva di bond per finanziare le aziende IA). Il gruppo di Mark Zuckerberg, che ieri ha perso fino al 6% bruciando 100 miliardi di valore, diventa allora un possibile esempio negativo per tutti gli altri: i credit default swap a cinque anni sul gruppo hanno toccato un record, dopo che la società ha alzato le stime sugli investimenti per l'anno. Meta prevede ora una spesa tra 135 e 145 miliardi di dollari, contro i 130-145 miliardi indicati in precedenza.
Il peso di questi investimenti si vede già nei conti, con un flusso di cassa libero negativo per 2,12 miliardi nel trimestre. Per sostenere la crescita senza cedere il controllo del fondatore, mercoledì il gruppo ha annunciato anche nuove azioni ordinarie di classe C senza diritto di voto. Ora, nonostante il segretario al Tesoro Scott Bessent abbia detto di non vedere «rischi sistemici» legati all'IA, Wall Street aspetta i conti degli altri grandi gruppi tech e delle aziende del neocloud per capire da che parte stare.
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