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“My Notes on Mars”, curioso melodramma in apertura delle Giornate degli Autori

Дата публикации: 03-09-2026 08:13:07

Tra i primi film proiettati alla Mostra di Venezia c’è il nuovo lungometraggio della regista ungherese Lili Horvát

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Venezia

Tra i primi film proiettati alla Mostra di Venezia c’è il nuovo lungometraggio della regista ungherese Lili Horvát

My Notes on Mars

Si è aperta con un interessante melodramma la sezione delle Giornate degli Autori, rassegna autonoma all’interno della Mostra del Cinema di Venezia: “My Notes on Mars”, nuovo film della regista ungherese Lili Horvát, ha inaugurato una sezione che quest’anno sembra essere particolarmente ricca di titoli significativi.

Horvát era già in cartellone alle Giornate degli Autori nel 2020 con “Preparations to Be Together for an Unknown Period of Time”, film che ha rappresentato l’Ungheria agli Oscar del 2021 e che ha ottenuto diversi riconoscimenti internazionali, mentre nel 2024 ha prodotto “Január 2” di Zsófia Szilágyi all’interno del programma Biennale College della Mostra del Cinema di Venezia.

“My Notes on Mars” vede protagonista Margot, una brillante giovane scienziata che sta affrontando una crisi matrimoniale. Durante un’escursione con il marito Sam, Margot scompare all’improvviso: passa del tempo e il giorno della cerimonia in sua memoria riappare miracolosamente. Non ricorda nulla della sua vita, tranne le ricerche su Marte che vuole in tutti i modi ritrovare e distruggere. Non è più la stessa di prima, è evidente. Eppure, Sam accoglie il ritorno di Margot come una seconda possibilità per il loro amore.

Mescolando aspetti fantasy con spunti sentimentali, “My Notes on Mars” è un prodotto che alterna efficacemente stili e registri, confermando le più che discrete capacità che l’autrice aveva già dimostrato in precedenza.

Una metafora affascinante in un film troppo criptico

«La nostra storia parteggia per il grande amore, pur dovendo ammettere quanto sia precaria la conoscenza della persona che ci sta accanto. È un po’ come guardare Marte dalla Terra. Dal nostro punto di vista, quel pianeta un tempo era affascinante e sempre lontano, il pianeta rosso del desiderio. Ora, però, la nostra prospettiva è cambiata. È un luogo in cui potremmo vivere, un territorio da conquistare. E, di conseguenza, è un ambiente da rispettare e proteggere. Lo stesso vale per l’amore: il modo in cui amiamo un’altra persona dice tanto di noi quanto di lei»: la regista Lili Horvát ha usato queste parole per accompagnare la sua pellicola, sottolineando una metafora che nel film risulta indubbiamente affascinante, ma anche non del tutto riuscita.

Seppur le basi della pellicola siano ricche di suggestioni, aleggia un senso complessivo di irrisolutezza per le troppe sequenze eccessivamente criptiche e non sempre i tanti temi proposti vengono trattati con il giusto spessore.

Nonostante questi limiti, resta però una visione senza dubbio anticonvenzionale e capace di incuriosire, in cui si possono facilmente notare diversi echi del cinema di Michelangelo Antonioni, da “L’avventura” a “L’eclisse”.

Da segnalare che nel programma delle Giornate degli Autori arriveranno poi altri titoli decisamente attesi come “Une femme aujourd’hui” di Robert Guédiguian o “Balcanica” di Nicola Sorcinelli.

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