«Abbiamo iniziato più di vent'anni fa, regalando una caramella alle persone che stavano affrontando la terapia oncologica. Per noi era un modo per poter parlare con loro. Poi,...
«Abbiamo iniziato più di vent'anni fa, regalando una caramella alle persone che stavano affrontando la terapia oncologica. Per noi era un modo per poter parlare con loro. Poi, giorno dopo giorno, chiacchieravamo e nei reparti non si sentivano soli».
Nella Magnani, presidente dell'associazione Valentina onlus, ha creato nel 2002 una delle realtà di volontariato più longeve del territorio pontino. Un impegno che è partito da un piccolo gesto nel reparto di oncologia dell'ospedale Santa Maria Goretti di Latina e, negli anni, si è ampliato fino a offrire un aiuto concreto anche a chi arriva da fuori città per curarsi.
Ma dietro un dolcetto c'è anche la storia di Magnani: «Mia figlia si è ammalata a sei anni di tumore e l'ho curata per sei anni a Milano. Erano gli anni Ottanta e qui non c'erano cure avanzate, quindi a Latina faceva soltanto i cicli di chemioterapia quando poteva». Sua figlia Valentina è morta nel 1985, ma durante gli anni trascorsi a Milano Nella ha incontrato tante famiglie: «Vedevo mamme come me che arrivavano da tutta Italia per curare i loro piccoli. Genitori che soffrivano e che non avevano niente, sono cose che ti stringono il cuore. È in quel momento che mi sono ripromessa di creare un aiuto pratico per il malato oncologico».
Quell'impegno è diventato oggi una presenza quotidiana in ospedale, anche se negli anni la sede dell'associazione è stata spostata. Inizialmente l'ufficio si trovava vicino all'attuale Cup, all'ingresso del presidio pontino, «in un punto visibile a chiunque arrivasse in ospedale - racconta - Poi ci hanno ricollocato al piano -1, in un'area ricavata dalla sala d'attesa».
Un luogo meno immediato da individuare, ma da cui continua il lavoro dell'associazione. E sulla parete c'è una frase che sembra riassumerne il senso della loro responsabilità: «Se non sai che fare delle tue mani, trasformale in carezze».
Accanto alla vicinanza ai pazienti, negli ultimi anni l'associazione ha cercato di rispondere a un'altra difficoltà: quella di chi deve raggiungere Latina per curarsi e non ha la possibilità di pagare una camera d'albergo. «Cinque anni fa vedevo tante persone che venivano qui e dormivano in macchina, perché i costi degli alberghi erano troppo elevati.Ad alcuni hanno chiesto anche 100 euro a notte. So che per questo motivo tante persone hanno rifiutato di fare la radioterapia, per esempio. Queste cose io non ce la faccio a vederle», dice Nella amareggiata.
Da qui la ricerca di una soluzione, resa possibile da due appartamenti concessi in comodato d'uso dal Vescovato. «Con questi due locali, abbiamo aiutato più di cento famiglie, in particolare gli abitanti dalle isole Pontine. La settimana prossima verrà una famiglia di Benevento: la loro figlia è stata operata qui, sono stati nell'appartamentino per venti giorni e adesso dovranno ritornare per altri controlli», racconta Magnani.
L'associazione chiede un contributo simbolico di dieci euro al giorno, ma si tratta di una quota minima per contribuire in parte alle spese.
Il gruppo è presente anche in pronto soccorso, dove affiancano il personale sanitario e distribuiscono circa quattrocento bottigliette d'acqua al mese. Ma le necessità sono molte e le risorse non sempre bastano: «Abbiamo tante idee che vorremmo portare avanti, ma spesso ci mancano persone e fondi. Tra i progetti c'è quello di dotare i volontari di un tablet per consentire, soprattutto agli anziani ricoverati, di vedere e sentire i propri familiari. È da più di un anno che aspettiamo una risposta a questa proposta», osserva la presidente.
In oltre vent'anni, l'associazione ha raccolto tante testimonianze di riconoscenza, dalle lettere fino a oggetti materiali. Nell'ufficio c'è un crocifisso regalato da un uomo conosciuto durante il ricovero in oncologia: «Era un fabbro e ce lo ha fatto lui per ringraziarci. È stato un dispiacere anche per noi quando non ce l'ha fatta, perché poi ci affezioniamo. Però noi ci siamo stati e anche questo conta, che la gente trovi conforto».
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