Tre Comuni del Torinese introducono una tariffa maggiorata per le nozze civili quando uno degli sposi non ha la cittadinanza italiana. I sindaci si giustificano con i costi della burocrazia, ma l'Asgi denuncia una possibile discriminazione ed è pronta a fare ricorso
Sposare una persona straniera costa mille euro. Almeno in tre Comuni della Val Susa, dove le amministrazioni locali hanno deciso di introdurre una tariffa speciale per i matrimoni civili nei quali almeno uno degli sposi non possiede la cittadinanza italiana. Come racconta La Stampa, il provvedimento è stato approvato a Claviere, Pragelato e Sestriere, tre località dell'Unione montana Comuni olimpici via Lattea. Una decisione che ha già sollevato polemiche e che l'Associazione per gli studi giuridici sull'immigrazione (Asgi) si prepara a impugnare.
Le delibere, approvate tra il 1° e l'8 ottobre, introducono una distinzione basata non sulla residenza, come avviene normalmente, ma sulla cittadinanza. Prima delle nuove disposizioni, sposarsi nelle sale municipali era gratuito per le coppie residenti e costava 250 euro quando almeno uno dei due non risiedeva nel Comune. Adesso, se uno degli sposi è straniero, la tariffa sale a mille euro, indipendentemente dalla residenza.
La giustificazione delle amministrazioni è burocratica. Secondo Diego Joannas, segretario comunale dell'Unione montana, i matrimoni misti richiedono maggiori verifiche e controlli documentali. "Questo comporta, per il personale, un lavoro molto più rilevante, dalla traduzione dei documenti alla verifica degli stessi", spiega a La Stampa. Sulla stessa linea il sindaco di Pragelato, Massimo Marchisio, che parla di procedure più complicate.
C'è però un dettaglio: i mille euro non comprendono le spese per traduzioni, legalizzazioni, certificazioni e nulla osta, che restano a carico degli sposi. Non è quindi chiaro quali costi aggiuntivi giustifichino una maggiorazione così consistente.
Secondo l'Asgi, in Italia non risultano precedenti analoghi. Gli avvocati dell'associazione sono pronti a contestare una misura che potrebbe configurare una discriminazione basata sulla cittadinanza, soprattutto in assenza di una giustificazione economica proporzionata.
Intanto, all'interno della stessa Unione montana, arriva una prima frenata. Mauro Meneguzzi, presidente dell'ente e sindaco di Sauze d'Oulx, ha sospeso l'approvazione della delibera nel proprio Comune e annunciato una possibile modifica: matrimonio gratuito quando almeno uno degli sposi è residente, senza distinzioni di cittadinanza. Una revisione che potrebbe essere applicata anche alle delibere già approvate. La tassa sui matrimoni misti, insomma, rischia di finire davanti a un giudice prima ancora di diventare una prassi consolidata.