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Il centrodestra si allarga? Marattin apre: “Se son rose fioriranno”

Дата публикации: 17-10-2026 10:19:00

Il leader liberaldemocratico prende le distanze da Calenda e Picierno e non esclude un'alleanza con la premier, ma pone il veto su Vannacci. Secondo Domani, il suo partito è diviso. A Meloni quei voti servirebbero per raggiungere la soglia del 42% prevista dalla nuova legge elettorale

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Giorgia Meloni cerca voti al centro, Luigi Marattin guarda a destra. E mentre il progetto di un nuovo polo moderato con Carlo Calenda e Pina Picierno sembra perdere pezzi, il leader del Partito liberaldemocratico non esclude un accordo con il centrodestra in vista delle prossime elezioni. “Se son rose fioriranno”, dice in un'intervista al Foglio. Una disponibilità che, come racconta Domani, è stata accolta con interesse sia da Forza Italia che da Fratelli d'Italia, impegnati ad allargare la coalizione senza dover ricorrere a Roberto Vannacci.

Il corteggiamento è già cominciato. Meloni ha apprezzato le proposte economiche presentate da Marattin alla Camera, dal taglio dell'Irpef agli incentivi alle fusioni tra piccole e medie imprese. “Sono misure che secondo me vale la pena approfondire, su alcune stiamo già lavorando”, ha detto la premier. E Roberto Occhiuto si è spinto fino ad auspicare l'ingresso dell'ex renziano in Forza Italia, sostenendo che una maggiore presenza liberale impedirebbe al centrodestra di inseguire i populisti.

Marattin, per il momento, nega che siano in corso trattative. “Ad oggi non ci sono trattative aperte con la destra, qualche battuta, nulla di più”, spiega a Domani. Ma al Foglio chiarisce che il suo partito è disponibile ad allearsi con chiunque condivida le sue proposte su scuola, nucleare e riduzione della spesa pubblica. E aggiunge che non serve un analista politico per capire quanto queste idee siano lontane dal centrosinistra attuale.

Una condizione, però, è irrinunciabile: niente Vannacci nella coalizione. Per Marattin, l'ex generale è incompatibile con l'identità liberale del suo partito. Un ostacolo che il deputato ritiene superabile, convinto che Meloni non voglia compromettere la collocazione internazionale del governo.

La questione è anche aritmetica. Secondo la Supermedia YouTrend citata dal Foglio, il Partito liberaldemocratico vale l'1,4%. Un contributo potenzialmente prezioso per una coalizione che punta a superare il 42% dei consensi, soglia prevista dalla nuova legge elettorale per il premio di maggioranza. Fratelli d'Italia si è già mossa in questa direzione con Cateno De Luca.

L'operazione, tuttavia, divide i liberaldemocratici. Come riferisce Domani, nei giorni scorsi Marattin aveva scritto ai dirigenti del partito che l'obiettivo era sopravvivere. L'apertura a destra ha provocato malumori interni, mentre il leader prende sempre più le distanze dagli altri protagonisti del centro.

Nel mirino ci sono soprattutto Calenda e Picierno, che stanno lavorando insieme a nuove iniziative politiche senza coinvolgerlo. “Vedo che continuano a fare le cose per conto loro”, osserva Marattin al Foglio. E liquida i due con un secco: “Auguri e in bocca al lupo”. Il centro unitario resta così sulla carta, mentre Meloni prova ad allargare il proprio campo di alleanze.

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