Gattuso vuole una squadra che non aspetti gli eventi, ma provi a determinarli: il commento
Gattuso ha impostato la Lazio puntando su due combinazioni: la bellezza di ragionare al plurale e uno stile da Premier. È nato così il profilo di una squadra dimenticata e riemersa nello spazio di cinquantasei giorni: in estate non veniva calcolata, adesso si è presa la scena. “Siamo una famiglia”: Rino è ripartito dalla misura del noi, ha creato un gruppo nel quale nessuno si sente solo e nessuno si considera indispensabile. Una Lazio in cui il sacrificio non è una rinuncia, ma l’opportunità di aggiungere un mattone. Il sistema sta funzionando: ciascuno comprende le proprie responsabilità, accetta quelle degli altri e si riconosce nell’obiettivo comune. Un 4-3-3 che ha un’elettricità da Premier: chilometri, pressione, dinamismo e manovra verticale.
Il 3-0 in casa della Juve è il certificato di una Lazio che condivide il primo posto con l’Inter: diciannove punti in sette giornate, quattordici gol con otto giocatori, quattro vittorie consecutive in trasferta. Quello di Torino non è stato soltanto un colpo da artisti, ma la dimostrazione di quanto una squadra possa moltiplicare il proprio volume quando trova una direzione condivisa. Gattuso ha saputo sorprendere Spalletti con soluzioni diverse, mostrando una varietà offensiva che rappresenta il primo segnale di un’identità in costruzione. Rino vuole una Lazio che non aspetti gli eventi, ma provi a determinarli: che accetti il duello e attacchi in blocco. Un calcio che richiede energia e ritmo, ma soprattutto una fiducia reciproca abbastanza solida da sostenere il rischio.
Provstgaard è uno dei difensori centrali più interessanti del campionato. Forza atletica e maturità, il gol alla Juve è un altro indicatore della sua sicurezza. Sutalo aggiunge esperienza e carisma, fondamentali per governare una linea sempre alta. Insieme hanno fatto dimenticare Romagnoli e Gila. Mandas ha il peso di un leader. Tavares porta il caos dove gli avversari cercano ordine: quando aumenta i giri, cambia la geografia della partita. Floriani, invece, racconta la fiducia del tecnico nella crescita dei giovani: l’ultimo a salire dalla Primavera e a imporsi era stato Cataldi. Qualche patrimonio si può generare anche in casa.