L'ex viola si racconta in un'intervista: "La Nazionale? Solo se rendo con il club. Chivu ha contato molto per me"
L'ex viola si racconta in un'intervista: "La Nazionale? Solo se rendo con il club. Chivu ha contato molto per me"
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PARMA - Giovanni Fabbian ha la faccia da bravo ragazzo. Suo padre è un idraulico ma ha giocato (e gioca ancora) a pallone. A suo nonno è stato ‘strappato’ il sogno di diventare calciatore professionista. Era un libero, e Nereo Rocco negli anni '50 andò a casa sua per portarlo al Padova. Niente, il padre non lo lasciò andare: le sue braccia servivano per lavorare la terra. Allora il sogno del nonno l’ha realizzato il nipote.
Chi è Fabbian fuori dal campo?
"Un ragazzo abbastanza tranquillo. Quando torno dal campo faccio la spesa, sto in casa. Studio…"
Si è iscritto all’Università?
"Sì, alla facoltà di Economia. Sono quasi alla fine del percorso. Un paio di esami e mi laureo. Credo che la carriera di calciatore sia breve, è importante crearsi un futuro e avere più strade da percorrere".
Cosa farà da grande?
"Magari qualcosa di inerente all’economia applicata al calcio. Per la tesi sto pensando a una cosa simile. Non ho fretta di finire gli studi, porto avanti il percorso quando posso".
Ci racconta la sua infanzia?
"Dedicata al pallone, interamente. Sono cresciuto in una famiglia di amanti del calcio. Ai primi allenamenti mi accompagnava mio nonno. Sono molto legato a lui. Ho realizzato pure il suo sogno. Ho cominciato a giocare a quattro anni. Mia madre si è convinta a portarmi a scuola calcio dopo che qualche vaso è volato assieme al pallone in casa. Da piccolo adoravo El Shaarawy: portavo la cresta come lui. Alla prima occasione gli ho chiesto la maglia".
Lei e Dino Baggio venite dallo stesso paese.
"Una fonte di ispirazione. Mio padre mi ha detto che a Parma c’è stato il grande Dino. Allo stadio ho visitato il museo. L’ho visto in parecchie gigantografie e mi sono reso veramente conto di quello che ha fatto".
Se le dico Chivu cosa le viene in mente?
"Chivu è stato il mio allenatore per quasi tutta l’avventura nell’Inter, nel settore giovanile. Abbiamo vinto il campionato Primavera, lui ha rappresentato molto per me, mi ha sempre dato fiducia. Sta facendo bene ma non avevo dubbi perché, oltre a essere un grande allenatore, è una bravissima persona".
La sua qualità più grande?
"A livello umano è veramente top. Ha una grandissima umiltà, nonostante sia stato un giocatore fantastico che ha vinto un sacco di trofei e giocato in squadre molto ambiziose".
Ma è vero che vi raccontava gli aneddoti del Triplete?
"Sì, certo. Noi eravamo ragazzi giovani e sentivamo delle vittorie, dei festeggiamenti. Queste storie ti fanno sognare e ti portano a dire: “Spero di poter arrivare un giorno”".
L’Inter cosa ha rappresentato per lei?
"La squadra che mi ha dato fiducia e mi ha allevato. Un grande club per cui porterò sempre moltissimo rispetto e gratitudine".
Parma, cosa rappresenta?
"Credo sia un’opportunità. Mi sono ambientato bene, è una società strutturata, una città molto bella. Si può fare bene. Sono contento di questa scelta".
Come avete vissuto il cambio di allenatore?
"Noi siamo dei professionisti, le scelte le fa la società, noi dobbiamo lavorare".
Cosa ha portato Gilardino?
"Ci sta dando un grande aiuto. Ha un sacco di esperienza. Noi siamo carichi, vogliamo seguirlo e fare quello che ci chiede in campo".
Che momento è per lei?
"Un buon momento, sono dentro al mio percorso. So bene dove voglio arrivare. Ora sono tranquillo perché conosco le mie potenzialità, sono determinato".
Capitolo Nazionale: ci pensa?
"La Nazionale è sempre uno stimolo e resta un obiettivo, però devo aiutare il Parma e raggiungere i suoi traguardi. Solo se fai bene nel club puoi pensare alla Nazionale".
Lei fa anche il fantacalcio?
"Quest’anno, per la prima volta. Non mi sono comprato. Mi ha preso Delprato. Ma per qualcuno dei miei compagni ho fatto l’asta".