FATHERLAND Genere: riflessione politico-esistenziale on the road Regia: Paweł Pawlikowski. Con Hanns Zischler, Sandra Hüller, August Diehl. Devid Striesow, Anna Madeley, David Menkin, Joachim Meyerhoff Il viaggio che Thomas Mann fece in Germania nel 1949, tornando nella sua terra natale […]
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di Paolo Mereghetti
FATHERLAND
Genere: riflessione politico-esistenziale on the road
Regia: Paweł Pawlikowski. Con Hanns Zischler, Sandra Hüller, August Diehl. Devid Striesow, Anna Madeley, David Menkin, Joachim Meyerhoff
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Sandra Hüller e Hanns Zischler in “Fatherland”.
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Il viaggio che Thomas Mann fece in Germania nel 1949, tornando nella sua terra natale dopo 13 anni negli Usa, è lo spunto che serve al regista polacco per continuare la sua riflessione sull’Europa del dopoguerra.
Un viaggio che inizia a Francoforte (sotto il controllo americano) e si conclude nel territorio controllato dai russi, a Weimar, per ricevere un doppio premio Goethe, uno per ognuna delle due Germanie.
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Ad accompagnarlo la figlia Erika segnata dalle incomprensioni tra il fratello Klaus e il padre. In bianco e nero, chiuso in un formato quadrato che trasmette quel senso di oppressione che Mann si sentiva addosso dopo il lungo esilio (e di cui si ha una dimostrazione con la scena della conferenza stampa), il film ci chiede attraverso il suo protagonista quale possa essere il ruolo della cultura nella creazione di un’Europa nuova, capace di risorgere dalle macerie della Seconda guerra mondiale.
Erika non ci crede, vede ogni ideale schiacciato dalla politica che si sta avviando verso la Guerra fredda e cerca invano di scuotere il padre. Ma forse, nel commovente finale tra le macerie di una chiesa, le note di Bach riusciranno ad aprire qualche spiraglio di speranza.
Per chi vuole misurarsi con quello che può fare la cultura.
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