Diciamolo. Se si va a vedere la precisione nell'intervento di sostituzione del ginocchio, probabilmente il robot è più preciso della sola mano dell'ortopedico. Ma se si controllano i risultati a...
Diciamolo. Se si va a vedere la precisione nell'intervento di sostituzione del ginocchio, probabilmente il robot è più preciso della sola mano dell'ortopedico. Ma se si controllano i risultati a distanza, alla fine, gli esiti per i pazienti sono del tutto sovrapponibili, sia che il bisturi venga gestito dallo specialista sia che operi la macchina (sempre sotto guida umana, sia chiaro). A sancire questa realtà è una grande ricerca, lo studio RACER-Knee, che rappresenta un modello sul tema ed è apparso su The Lancet (primo nome Helen Parsons). La ricerca ha visto il coordinamento degli esperti dall'Università di Warwick e dall'University Hospitals Coventry and Warwickshire (UHCW) NHS Trust ed ha preso come spunto la progressiva diffusione di tecniche robotiche per la sostituzione del ginocchio. Secondo quanto riporta una nota della stessa Università di Warwick, in Australia poco meno di un intervento su due viene effettuato con assistenza robotica. Negli USA si supera il 15% e nel Regno Unito ci si aggira intorno al 6%.
L'obiettivo di questo approccio, ovviamente, è favorire posizionamento della protesi, sulla base delle condizioni anatomiche del paziente. La sostituzione totale del ginocchio è uno degli interventi chirurgici elettivi più diffusi per il trattamento delle forme gravi di artrosi del ginocchio e sul fronte della personalizzazione, oltre al classico intervento ortopedico, si sta diffondendo l'impiego di un braccio robotico, controllato dal chirurgo stesso.
Obiettivo, personalizzare la strategiaL'indagine si caratterizza per essere il più grande studio clinico randomizzato in doppio cieco al mondo, che ha messo a confronto la protesi totale di ginocchio convenzionale con la chirurgia assistita dal sistema robotico maggiormente impiegato. I risultati mostrano che dopo un anno dall'intervento in entrambi i gruppi seguiti i pazienti non presentavano differenze significative in termini di risultati della riabilitazione, di mobilità dell'articolazione e soprattutto di dolore. Va anche detto un altro particolare: la protesi di ginocchio eseguita con il supporto robotico non è risultata associata a un aumento del rischio di eventi avversi gravi, quindi presenterebbe un profilo di sicurezza simile alla classica operazione. La ricerca è stata coordinata da Andrew Metcalfe, dell'Università di Warwick, e chirurgo ortopedico specialista presso l'UHCW NHS Trust ed Edward Davis, chirurgo ortopedico consulente presso il Royal Orthopaedic Hospital NHS Foundation Trust e professore onorario all'Università di Birmingham. Secondo quest'ultimo, stando a quanto riporta la nota per la stampa dell'ateneo di Warwick, “lo studio dimostra che l'assistenza robotica consente una maggiore precisione e, in teoria, il sistema dovrebbe permettere ai chirurghi di personalizzare la procedura in base all'anatomia del paziente – è il parere di Davis –“. Il parere dell'esperto quindi è chiaro: occorre riuscire a differenziare caso per caso l'approccio alla protesi di ginocchio per personalizzare le modalità d'intervento e quindi sfruttare pienamente l'indubbio valore dei sistemi robotici in termini di precisione.
I numeri dello studioLa ricerca ha preso in esame 339 pazienti provenienti da 10 ospedali, seguiti da 33 chirurghi in tutto il Regno Unito, rilevando appunto che non si sono osservate differenze significative nel parametro di valutazione (Forgotten Joint Score) a un anno dall'operazione. Il punteggio misura la percezione della presenza della protesi articolare durante le attività quotidiane e i pazienti hanno mostrato risultati equivalenti, indipendentemente dal metodo utilizzato per la sostituzione. I pazienti hanno inoltre mostrato risultati comparabili in termini di capacità di deambulazione, percezione del dolore nei primi tre mesi e a 12 mesi, dolore durante il ricovero ospedaliero e probabilità di un successivo intervento chirurgico. Ora si punta a seguire con un monitoraggio di dieci anni i soggetti inseriti nella ricerca, per valutare eventuali differenze a lungo termine tra le due modalità d'intervento e sulla necessità di nuove operazioni all'articolazione. Ultimo dato: gli interventi di artroplastica totale del ginocchio con robot hanno richiesto mediamente circa 10 minuti in più per l'esecuzione ma non sono risultati associati a un aumento del rischio di eventi avversi gravi.
In futuro, se l'utilizzo dell'assistenza robotica potesse aiutare i chirurghi ad adattarsi meglio all'anatomia individuale di ciascun paziente, la maggiore precisione del sistema robotico potrebbe rivelarsi un vantaggio significativo. Ma lo dirà il tempo!
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