Svegliarsi improvvisamente nel 1885, senza riscaldamento, senza smartphone, senza un conto in banca personale e, soprattutto, senza l’ombra di un diritto civile. È il cortocircuito che travolge Natalie Mills, celebrità della rete che per anni ha costruito la sua fortuna […]
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Svegliarsi improvvisamente nel 1885, senza riscaldamento, senza smartphone, senza un conto in banca personale e, soprattutto, senza l’ombra di un diritto civile. È il cortocircuito che travolge Natalie Mills, celebrità della rete che per anni ha costruito la sua fortuna raccontando a milioni di follower quanto fosse desiderabile, per le donne, tornare a un passato fatto di grembiuli inamidati e totale sottomissione al marito. È da questo paradosso che prende le mosse Yesteryear, l’opera prima della scrittrice statunitense Caro Claire Burke, che sta conquistando il mercato librario americano diventando un vero e proprio caso editoriale.

Yesteryear non sembra essere, del resto, solo un libro: con il suo milione e mezzo di copie vendute in un soffio, una quasi certa trasposizione cinematografica che sembra vedere nei panni della protagonista la star Anne Hathaway, e un’ondata di entusiasmo travolgente che ha spinto la casa editrice italiana Neri Pozza ad anticipare la pubblicazione nel nostro Paese al prossimo novembre, appare molto più come un caso di costume. E questo è dovuto proprio al focus del racconto, una trama surreale ma dal forte valore simbolico.
La parabola dell’influencer che sognava l’OttocentoSui feed dei social media, la protagonista del libro, Natalie Mills ha costruito un impero digitale vendendo un’estetica ben precisa: abiti floreali, pane sfornato a mano e la difesa a oltranza della “tradwife”, la “moglie tradizionale” di un tempo. Una tendenza, peraltro reale, che sostiene la ripartizione rigida dei ruoli, con la donna confinata tra le mura domestiche e l’uomo nel ruolo di unico sostentamento economico.
Metti un’influencer antifemminista nell’Ottocento reale e ottieni il fenomeno dell’anno: il romanzo d’esordio di Caro Claire Burke ha sbancato. (Instagram)
Il cortocircuito narrativo scatta quando Burke prende in prestito un tema classico della narrativa di fantascienza, il viaggio nel tempo. Svegliatasi improvvisamente nel 1885, la protagonista perde di colpo la protezione dello schermo, i filtri patinati e tutte le comodità contemporanee. E, senza la possibilità di interrompere la ripresa, si ritrova immersa nella quotidianità concreta del 1800, dove quel patriarcato tanto idealizzato online, si rivela in tutta la sua violenza: un sistema privo di tutele, indipendenza e scappatoie.
Una scommessa milionariaLa parabola commerciale del romanzo comincia nel 2024, quando il manoscritto ha iniziato a circolare sulle scrivanie importanti, scatenando un’asta al rialzo che ha coinvolto dodici tra i più importanti marchi editoriali americani. Ad aggiudicarselo è stata la storica casa editrice Alfred A. Knopf, che oggi fa parte del colosso Penguin Random House, staccando un assegno da oltre un milione di dollari. All’epoca molti osservatori del settore storsero il naso, definendo l’operazione una speculazione rischiosa per un’autrice al suo primo lavoro di finzione.
Numeri da caso letterarioI numeri hanno spazzato via ogni dubbio. Dalla sua uscita ad aprile, il libro ha polverizzato il traguardo del milione e mezzo di copie vendute, piazzandosi in pianta stabile tra le prime posizioni dei bestseller del New York Times da oltre quattro mesi. Un successo clamoroso che ha valicato rapidamente l’Oceano tanto che in Italia, come già detto, Yesteryear arriverà a novembre, anziché all’inizio del 2027.
Dalle batoste editoriali…A rendere peculiare questa storia è anche il percorso personale dell’autrice. Poco prima di concepire l’idea del romanzo, Burke aveva incassato il no secco di un editore per un altro progetto a cui teneva moltissimo. Demotivata, aveva deciso di prendersi una pausa dalla scrittura di lungo corso per rifugiarsi sui social media. Ed è stato proprio esplorando i feed di TikTok che si è imbattuta nella crescita esponenziale delle “tradwife”, rimandendone molto colpita.
Al fenomeno TikTokBurke ha iniziato così a produrre brevi video di risposta, smontando la retorica della sottomissione femminile e intrecciando l’analisi di costume con citazioni di grandi figure della letteratura e del pensiero femminista. Quei brevi filmati hanno catturato un pubblico sempre più vasto, consolidato poi con Diabolical Lies, la newsletter da lei co-curata sulla piattaforma di editoria digitale Substack, diventata in breve tempo una delle pubblicazioni a tema sociale e culturale più lette a livello globale.
La benedizione di Hollywood?L’impatto narrativo del libro, non poteva che attirare quasi subito anche i riflettori di Los Angeles. Pare, infatti, che i diritti per lo schermo siano già stati acquistati dal gigante della produzione Amazon MGM Studios, la Metro-Goldwyn-Mayer Studios e che a interpretare la protagonista dovrebbe essere l’attrice Anne Hathaway, coinvolta nella lavorazione anche con il ruolo di co-produttrice. La star americana, effettivamente, era stata tra le prime personalità pubbliche a notare e sostenere i contenuti dell’autrice in rete.