L'elicottero da combattimento di SEGA decolla nel 1987.
Due visuali e qualche rimando a Tuono blu per questo spettacolare gioco arcade di SEGA a base di elicotteri da combattimento.
Dopo aver incantato i videogiocatori con i cabinati di giochi come After Burner, Out Run e Space Harrier, SEGA è effettivamente diventata la regina delle sale giochi negli anni '80. Come tale, ogni nuovo arrivato nella sua scuderia viene ovviamente celebrato con l'attenzione che merita, specialmente se capace di offrire una strabiliante fusione tra la qualità del gioco e la prodezza tecnologica dell'hardware che lo supporta, proponendo in pratica una bella via di mezzo tra un videogame e un'attrazione da parco dei divertimenti. Una filosofia che viene reiterata nel 1987, quando in sala giochi arriva l'impressionante (e tutto sommato un po' dimenticato) Thunder Blade.
A sound of thunderLa SEGA di metà degli anni '80 è decisamente impegnata a consolidare la sua posizione dominante in sala giochi come produttrice di cabinati grandiosi. Così, mentre Yu Suzuki e il suo team sono indaffarati nello sviluppo di nuove tecnologie, ecco che Hiroshi Aso viene incaricato di creare altri giochi da lanciare in versione coin-op. Dopo aver collaborato allo sviluppo di Space Harrier, Aso è ben pronto a padroneggiare la tecnologia "scaler" che in quegli anni rende i titoli di SEGA così appariscenti, e ovviamente la usa come base per il suo nuovo progetto. E se l'apprezzato After Burner, uscito nel luglio del 1987, ha come dichiarata fonte d'ispirazione Top Gun, Aso prende come modello un altro film che in quei mesi sta facendo parlare di sé, ovvero Blue Thunder (Tuono blu, dalle nostre parti), al punto che un fotogramma del film viene spudoratamente usato come schermata iniziale del gioco. Dunque, sempre aviazione, sebbene si passi dai caccia agli elicotteri da combattimento; una modifica che fornisce anche qualche spunto extra per il gameplay. L'uso dello stesso hardware - il prestante sistema X Board - avrebbe reso molto facile realizzare "semplicemente" un After Burner con l'elicottero al posto del jet, ma nei piani di Aso c'è qualcosa di più particolare e creativo.
Ecco dunque che il gioco propone sequenze d'azione in terza persona effettivamente simili a quelle di After Burner, con il nostro agile elicottero impegnato sia a eliminare forze nemiche (tramite mitragliatori e una dotazione infinita di missili), sia a schivare ostacoli di vario genere come palazzi, alberi e pareti rocciose. Alternate a queste, però (e tramite una simpatica sequenza di cambio di inquadratura), Thunder Blade propone anche fasi con visuale all'alto in cui attacchiamo delle forze di terra volando a bassa quota e controllando anche l'altitudine del mezzo, con tanto di notevole effetto zoom. Giocherellando un po' con le limitazioni hardware della comunque potente scheda, Aso riesce anche a implementare una visuale prospettica di palazzi e strutture tutto sommato convincente.
Il particolare gameplay permesso dall'uso di un elicottero ha anche consentito al team di sviluppo di sbizzarrirsi un po' con le ambientazioni, sviando da quelle strettamente aeree per andare a includere anche un briciolo di fantascienza, che non fa mai male. A supportare tutto questo, ecco l'ennesimo mega-cabinato targato SEGA, con tanto di cloche, abitacolo e sistema di movimento idraulico, per lo meno nella sua più completa - e costosa - versione. Il risultato è un altro coin-op memorabile di SEGA, sicuramente un po' meno immediato dei suoi colleghi per via del sistema di controllo maggiormente articolato ma comunque divertente e impegnativo. Peccato per l'assenza di potenziamenti, difetto in comune anche con After Burner e Space Harrier, e per una colonna sonora a firma di Koichi Namiki un po' meno incisiva di quanto ci si sarebbe aspettati; in generale, però, un giro sull'elicottero di Thunder Blade a fine anni '80 resta sempre una bella esperienza.
Uno stormo di elicotteriChiunque abbia giocato su sistemi da casa disponibili nella prima metà degli anni '80 ha probabilmente imparato a sue spese che i grandi coin-op SEGA possono essere tanto spettacolari in sala giochi quanto deludenti nelle conversioni. La prestanza dell'hardware creato dal publisher giapponese per offrire grafica all'avanguardia mal si concilia, infatti, con le limitate risorse degli home computer e delle console disponibili in quegli anni. Considerando che anche titoli più "leggeri" tecnologicamente come Out Run e Space Harrier hanno un po' agonizzato in diverse conversioni, le speranze di vedere un peso massimo come Thunder Blade "girare" decentemente a casa sono decisamente ridotte. Questo non ha ovviamente impedito che le software house ci provassero, prima fra tutti la temibile U.S. Gold che si accaparra i diritti per pubblicare il gioco su personal computer.
Stavolta però le cose vanno tutto sommato meglio del previsto: mentre la versione per Amstrad CPC risulta effettivamente ben poco giocabile, in ambito di personal computer a 8 bit quelle sviluppate per ZX Spectrum e Commodore 64 si fanno valere, vincendo diversi premi e vendendo piuttosto bene. In particolare quella per il sistema Commodore, scritta dal bravissimo Chris Butler, mantiene persino le zoomate e le transizioni fra le due visuali, risultando un piccolo miracolo anche a fronte di una grafica tutt'altro che rifinita. Al confronto le versioni dirette ai sistemi a 16 bit come PC Dos, Atari ST e Amiga sono proporzionalmente più deludenti.
E su console? SEGA cura ovviamente una conversione per Master System snellendo molto il gioco sul fronte tecnologico ma riuscendo comunque a offrire un'esperienza divertente. Interessante e sorprendente anche la tardiva (1990) conversione per Turbografx 16/PC Engine, molto fedele al coin op e assai fluida. SEGA non si lascia sfuggire l'occasione di scatenare l'elicottero anche sulla sua console ammiraglia a 16 bit, il Mega Drive, e nel 1988 lancia uno pseudo-seguito intitolato Super Thunder Blade, versione del gioco con livelli extra cucita per girare al meglio sull'hardware di riferimento. Il risultato è uno sparatutto gradevole e abbastanza fluido che però risente ulteriormente, su una console così ricca di shoot'em up, di una struttura un po' troppo asciutta, anche a causa della già citata assenza di potenziamenti.
Poco, insomma, per giustificare il "Super" nel titolo, ma abbastanza per far guadagnare al titolo buone recensioni all'epoca. La versione per Mega Drive rappresenta anche l'ultimo capitolo della serie, visto che da lì SEGA parcheggia il suo elicottero e si dedica ad altro. Nel tempo Thunder Blade è stato comunque pubblicato in diverse raccolte di classici, e nel 2014 reso disponibile nella serie 3D Classics per Nintendo 3DS, con tanto di supporto al giroscopio e al joystick analogico: probabilmente la migliore occasione per gustarsi oggi questo singolare sparatutto.
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