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Foreste svizzere: siccità e calore creano danni permanenti 

Дата публикации: 15-07-2026 09:00:00

Uno studio del WSL rivela che la colorazione marrone delle foglie in estate a causa del caldo non è una strategia di difesa degli alberi, ma una lesione irreversibile. Con l’aumento globale delle temperature, i boschi svizzeri e di tutto il mondo sono sempre più sotto pressione, colpiti ad esempio con maggiore frequenza dagli incendi. Le estati sempre più calde e secche hanno anche altre conseguenze visibili a occhio nudo: le chiome degli alberi caducifoglie tendono a perdere il loro colore verde molto prima del dovuto. Nel 2018, ad esempio, i faggi nella regione di Sciaffusa e di altre regioni svizzere si presentavano già completamente marroni a metà agosto. Fino ad oggi, la comunità scientifica si è interrogata su un dilemma fondamentale: gli alberi perdono le foglie in modo controllato per risparmiare acqua, cioè mettendo in campo un processo di difesa attivo, o perché subiscono un danno diretto a causa del calore? Una recente analisi pubblicata sulla prestigiosa rivista Nature ...

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Foglie di quercia ingiallite Foglie di quercia danneggiate dal caldo e dalla siccità durante un'esperimento controllato del WSL Yann Vitasse/WSL

Uno studio del WSL rivela che la colorazione marrone delle foglie in estate a causa del caldo non è una strategia di difesa degli alberi, ma una lesione irreversibile.

Questo contenuto è stato pubblicato al 15 luglio 2026 - 11:00

4 minuti

Christian Bernasconi, Il Giardino di Albert, RSI

  • Deutsch

    Schweizer Wälder: Trockenheit und Hitze verursachen bleibende Schäden

  • Français

    La chaleur et la sécheresse causent des dégâts irréversibles aux forêts suisses

Con l’aumento globale delle temperature, i boschi svizzeri e di tutto il mondo sono sempre più sotto pressione, colpiti ad esempio con maggiore frequenza dagli incendi.

Le estati sempre più calde e secche hanno anche altre conseguenze visibili a occhio nudo: le chiome degli alberi caducifoglie tendono a perdere il loro colore verde molto prima del dovuto. Nel 2018, ad esempio, i faggi nella regione di Sciaffusa e di altre regioni svizzere si presentavano già completamente marroni a metà agosto.

Fino ad oggi, la comunità scientifica si è interrogata su un dilemma fondamentale: gli alberi perdono le foglie in modo controllato per risparmiare acqua, cioè mettendo in campo un processo di difesa attivo, o perché subiscono un danno diretto a causa del calore?

Una recente analisi pubblicata sulla prestigiosa rivista Nature Climate ChangeCollegamento esterno da un gruppo di ricerca del WSLCollegamento esterno, l’Istituto federale di ricerca per la foresta, la neve e il paesaggio, fa luce su questo interrogativo, lanciando un chiaro segnale d’allarme.

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Pioggia artificiale contro la siccità? “Non è la soluzione”

Questo contenuto è stato pubblicato al 24 giu 2026 Decine di Paesi investono milioni per aumentare artificialmente le precipitazioni nelle zone aride. Pensare di contrastare la siccità con la pioggia “su richiesta” è però un’illusione, secondo un’esperta in Svizzera.

Di più Pioggia artificiale contro la siccità? “Non è la soluzione” Nessun recupero dei nutrienti, ma un danno permanente

In Svizzera, i danni estivi da calore estremo sulle foreste erano storicamente rari. Quando si verificò il caso di Sciaffusa nel 2018, molti ecologi forestali ipotizzarono che i faggi stessero semplicemente anticipando la cosiddetta senescenza fogliare, vale a dire il normale processo autunnale.

In autunno, infatti, gli alberi si preparano al riposo invernale recuperando i nutrienti preziosi dalle foglie prima di lasciarle cadere. Tuttavia, la primavera seguente ha rivelato una realtà ben diversa: molti di quei faggi non sono riusciti a produrre delle nuove gemme, segno che avevano subito lesioni profonde e non un semplice “letargo anticipato”.

L’imprecisione dei satelliti e i modelli climatici a rischio

Per monitorare lo stato di salute dei boschi e la loro capacità di assorbire CO₂, gli scienziati utilizzano il rilevamento satellitare, che misura il livello di verde delle chiome dallo spazio.

Tuttavia, i modelli attuali faticano a distinguere tra due fenomeni biologicamente opposti, cioè la senescenza naturale e le bruciature fogliari. Nel primo caso si tratta di un processo biologico programmato e reversibile l’anno successivo; nel secondo di lesioni fisiche e irreversibili causate dallo stress termico.

Entrambi i fenomeni colorano i boschi di marrone, ma le conseguenze per l’ecosistema sono molto diverse. Se le foglie bruciano prima che l’albero possa recuperarne i nutrienti, la pianta si indebolisce. Se il fenomeno si ripete per più anni consecutivi, la capacità delle foreste di crescere, regolare il ciclo dell’acqua e immagazzinare carbonio rischia di diminuire drasticamente. Come indicato dagli autori dello studioCollegamento esterno: “se questi due processi vengono confusi, i modelli climatici perdono affidabilità e la resilienza delle foreste di fronte agli estremi meteo rischia di essere sovrastimata”.

Una combinazione pericolosa per il patrimonio forestale

Come sottolinea Yann Vitasse, capo progetto presso il WSL ed esperto di dinamiche stagionali degli alberi, il riscaldamento globale sta accelerando questi processi: “le ondate di calore e la siccità costituiscono una combinazione esplosiva per le foreste. È una tendenza davvero allarmante”.

Per evitare previsioni troppo ottimistiche sulla salute delle foreste, gli autori dello studio chiedono con urgenza nuovi esperimenti controllati, perché ritengono che solo definendo con precisione le soglie fisiologiche oltre le quali le foglie subiscono danni irreversibili sarà possibile aggiornare i modelli climatici e proteggere il patrimonio forestale svizzero ed europeo.

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