Ha otto braccia e tre cuori. Il suo corpo è senza ossa e il suo sangue è verde-azzurro per la presenza di rame, che serve a trasportare l’ossigeno. Può cambiare il colore della pelle in pochi secondi e strizzarsi in […]
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Ha otto braccia e tre cuori. Il suo corpo è senza ossa e il suo sangue è verde-azzurro per la presenza di rame, che serve a trasportare l’ossigeno. Può cambiare il colore della pelle in pochi secondi e strizzarsi in un buco minuscolo per nascondersi. «Questo è quanto di più vicino all’incontro con un alieno intelligente ci possa mai capitare» ha scritto Peter Godfrey-Smith, professore di Storia e filosofia della scienza all’Università di Sydney. L’essere vivente in questione si chiama polpo.

Le sue dimensioni spaziano dai 2,5 centimetri del polpo pigmeo, che pesa 1 grammo, al polpo gigante del Pacifico che ha un’apertura delle braccia (tecnicamente si chiamano così) di vari metri e può arrivare a pesare anche 20 chili. I polpi si trovano in tutti i mari, ma nel nostro Mediterraneo il più diffuso è l’Octopus vulgaris, o polpo comune.
Non serve essere sub per incontrarlo dal vivo: basta visitare un acquario. Dall’altra parte del vetro, potrebbe capitarvi che questa strana creatura marina vi venga a osservare con curiosità, con i suoi occhi dalle pupille orizzontali. Il polpo che compriamo in pescheria o che consumiamo al ristorante in realtà è per tanti aspetti un essere davvero straordinario.
Un polpo nell’Adriatico. Le sue dimensioni spaziano dai 2,5 centimetri del polpo pigmeo, che pesa 1 grammo, al polpo gigante del Pacifico. (Getty Images)
La prima sorpresa è che questo animale, che è un invertebrato come le meduse, le cozze o i vermi – animali che non brillano per intelligenza – possiede 500 milioni di neuroni. Noi umani ne abbiamo 100 miliardi, concentrati per l’86 per cento nel cervello, ma un cane ne ha 530 milioni, poco più del polpo. Ancor più sorprendente è l’organizzazione dei neuroni: solo una parte è nel cervello.
Due terzi costituiscono il sistema nervoso periferico, quindi si trovano per lo più nelle braccia che servono per cacciare, afferrare oggetti, portare prede alla bocca. Siamo di fronte a una forma di intelligenza diversa rispetto a un mammifero, in cui è il cervello la centrale operativa. Questa differenza risale, secondo gli studiosi, a 600 milioni di anni fa. Ai tempi dell’ultimo antenato comune fra noi e loro. I polpi fanno parte dei cefalopodi, in cui rientrano anche le seppie e i calamari.
Invertebrati molto speciali«Ne esistono più di 300 specie» spiega Piero Amodio, ricercatore al Dipartimento di Biologia ed Evoluzione degli Organismi Marini presso la Stazione Zoologica Anton Dohrn di Napoli, un’istituzione che vanta l’acquario più antico d’Italia. Amodio è uno specialista dei polpi, sui quali lavora sia in laboratorio, sia in mare. «Presentano una variabilità interindividuale, di personalità, che è normale fra mammiferi e uccelli, ma non è scontata per un invertebrato» dice. «Allo stesso stimolo le risposte possono variare da individuo a individuo».
In natura, sono animali per lo più notturni, schivi e solitari, con scarsa vita sociale. Anche perché un esemplare di polpo di mezzo chilo è un bel concentrato di proteine, ambito da murene, cernie, squali, torpedini e persino foche e delfini. E se cercano cibo troppo vicino al pelo dell’acqua, possono essere attaccati anche da uccelli come il gabbiano reale.
Polpo da acquario, come un animale domesticoIn cattività, tutto cambia. «Dopo un periodo di acclimatazione di alcuni giorni, il polpo smette di rifugiarsi tutto il giorno nella tana» puntualizza Amodio. «Capisce di non essere in pericolo e che il cibo è assicurato. Quindi, arriva ad acchiappare con i tentacoli il retino usato per pulire o il pesce che gli viene dato». Su Instagram è pieno di video di persone che hanno scelto di tenersi un piccolo polpo a casa come pet.
È incredibile vedere le interazioni con un umano: basta allungare il braccio nella vasca e lui si attacca con le sue ventose. Sembra un cane che fa le feste, anche se non è esattamente così. È il suo modo di conoscere ed esplorare. Attraverso le ventose è in grado di acquisire informazioni chimiche su ciò che tocca: può sentire odori e sapori e capire se si tratta di cibo. «Le braccia sono molto forti per la taglia dell’animale e sono ricche di tessuto muscolare» aggiunge Amodio.
Polpi che giocano (forse)«Un polpo da mezzo chilo è capace di attaccarsi al braccio di una persona e di tirarlo facendo forza con le altre braccia ancorate nella vasca. Quando si stacca, un polpo comune che ha due file di ventose per braccio può lasciare sulla pelle due file di cerchi».
Sarà una forma di gioco? Il mondo scientifico è prudente a usare questo termine, ma potrebbe esserlo. Ci sono anche immagini di esemplari negli acquari che maneggiano una palla o oggetti di plastica. Mentre sul loro udito si sa poco, è noto che ci vedono bene, anche se non a colori come noi. Però sono in grado di riconoscere i volti e vari testi riportano aneddoti di persone regolarmente spruzzate d’acqua con il sifone che ha sotto la testa perché prese “in antipatia”. Senza sbagliarsi: lo spruzzo era proprio per quella persona, e non per altre.
Nel romanzo fresco di stampa La stagione dell’acquario (Iperborea) di Anne Cathrine Bomann la protagonista è una giovane donna, Vigga, che trova nel legame con Rosa, un polpo dell’acquario in cui lavora, la via d’uscita da una sua crisi personale e dalle difficoltà di relazionarsi con gli altri.
A volte i polpi pet bagnano anche i loro umani, comportandosi come bambini dispettosi con una pistola ad acqua. In un video, un esemplare vede su uno schermo televisivo una preda e si avvicina al vetro cercando di raggiungerla. Hanno una notevole acuità visiva e senso dell’orientamento: secondo Godfrey-Smith, in mare possono allontanarsi dalla tana e farvi ritorno seguendo una strada diversa.
In fuga con la scia di inchiostroI polpi si nutrono di pesci, cozze e sono golosi di granchi. Alcuni video su Instagram mostrano la preda chiusa in barattolo. L’animale riesce a svitare il coperchio per mangiarla. È anche un modo per evitare che si annoi, visto che in natura è un vivace cacciatore.
Come fa a digerire un granchio? «Con le ventose fa risalire la preda lungo le braccia fino al becco che è l’unico elemento duro» puntualizza Amodio. «Poi inietta una tossina paralizzante e risucchia la carne, gettando il carapace vuoto. Sono predatori audaci: possono attaccare anche prede più grandi rispetto a loro». Ma sono bravi anche a difendersi. In mare, trasportano sassi e conchiglie per barricarsi nella tana contro i loro predatori. Se sono inseguiti, possono depistare il cacciatore con un getto di inchiostro.
La pelle è capace di mutare colore per confondersi per esempio con il fondale oppure simulare un altro animale. «Il polpo mimetico può imitare il serpente marino o il pesce scorpione per spaventare chi lo sta cacciando» precisa Amodio.
Athena, Octavia, Kali sono alcuni dei polpi che la naturalista e scrittrice Sy Montgomery incontra al New England Aquarium di Boston e inizia a frequentare. Questa esperienza e altri incontri ravvicinati con i polpi sono narrati in L’anima del polpo (Aboca).
La fedeltà non fa parte del comportamento di questi cefalopodi, maschi e femmine. Ma gli accoppiamenti sono il preludio della fine. I maschi iniziano poi un decadimento biologico che li porta alla morte, mentre le femmine depongono le uova, le curano ma col tempo smettono di nutrirsi e si lasciano morire. Un polpo vive mediamente solo due anni; alcuni in acque più profonde e fredde, con meno predatori, un po’ più a lungo.
Ma il nemico peggiore è l’uomo. «C’è un eccesso di pesca, anche di frodo» commenta Piero Amodio. «Lo sfruttamento ittico è meno problematico: il polpo ha una dieta opportunista e trova sempre cibo. Ma il cambiamento climatico incide nelle fasi iniziali della vita, provocando malformazioni negli embrioni e nelle paralarve. Le ondate di calore cambiano l’areale delle specie. Per esempio, il riscaldamento delle acque ha portato il polpo comune lungo la costa meridionale della Gran Bretagna, con effetti negativi per i pescatori locali di aragoste, capesante e granchi».
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