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ODISSEA DI UN REDUCE – Presentato a Brolo il libro di Antonino Speziale

Дата публикации: 23-07-2026 10:58:02

ODISSEA DI UN REDUCE – Presentato a Brolo il libro di Antonino Speziale
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Domenica scorsa, il Salotto d’Argento ha ospitato la presentazione del nuovo libro di Antonino Speziale, “Odissea di un reduce”.

Dopo i saluti del sindaco di Brolo, on. Giuseppe Laccoto e della prof.ssa Maria Ricciardello, dirigente dell’I.I.S. Merendino di Capo d’Orlando, sui contenuti del libro ha relazionato il prof. Michelangelo Gaglio che ne ha scritto anche la prefazione. Le letture sono state a cura dell’associazione culturale Ali di Carta. La dedica del maestro: “Ai reduci di tutte le guerre”. Significativa e molto apprezzata la copertina, ad opera di Matteo Vilardo.

Il maestro Antonino Speziale ha voluto dedicare il suo sesto volume alla sofferta biografia del padre, con cui ha convissuto solo sette mesi della sua vita, da adolescente. Una vicenda che culmina nelle tre guerre che hanno segnato gli ultimi tredici anni della vita di Cono Speziale, con tutto ciò che ne è conseguito. Passi di vita in cui speranza e amore, progetti e sogni da realizzare, sorretti da sani valori e principi, incontrano e si intrecciano con la sofferenza, il dolore e le ingiustizie.

Tantissimi fatti, legati alle vicende patite dal padre di Nino Speziale, e quindi della sua famiglia, durante e dopo le guerre, offrono molteplici spunti di riflessione: un uomo di pace, contrario alla guerra, di guerre sul fronte ne ha dovuto subire ben tre.   

Odissea di un reduce consta di trentotto brevi capitoli scritti dal maestro Speziale con passione, amore e dedizione, in maniera semplice e scorrevole, esercitando il culto della memoria come fonte primaria, patrimonio personale, familiare e collettivo. Si avverte quanto egli abbia voluto gettare un pezzo di cuore oltre il confine della storia e gli steccati dell’oblio, al fine di sensibilizzare tutti attraverso la narrazione di una vicenda personale e familiare, amorevolmente e drammaticamente vera, che, traslata nel tempo e nello spazio geografico attuale, interroga e denuncia sulle guerre d’aggressione e di controllo strategico a fini economici e di potere globale, che stanno insanguinando aree importanti del pianeta.

La presentazione è avvenuta nel Salotto d’Argento, particolarmente gremito per l’occasione. L’evento è stato organizzato in collaborazione con Soroptimist Club Nebrodi e l’associazione Ali di Carta. Coinvolgenti letture di pagine significative del libro sono arrivate dalla voce di Beatrice Rasizzi Spurio, Rossana Farinella e Azzurra Ridolfo.

“Odissea” è un termine universale e immortale: “Papà, il novello Omero…vuol donarci delle perle di salvezza”, ha detto Marinella Speziale, docente, responsabile dell’IPSAR di Brolo, nonché figlia dell’autore, curatrice dell’evento: “Ci fa vivere l’incontro tra Odisseo e Telemaco in quello di Cono e Ninitto…Leggo, rileggo e scappa una lacrima. Un padre che ha vissuto tre guerre, la Prima Guerra mondiale, la Guerra d’Africa e la Seconda Guerra mondiale, finalmente ritorna e incontra questo bambino a Brolo, all’ombra di un gelso, lungo il torrente Iannello, e non si conoscono. Tu chi sei? Ninitto? E tu sei mio padre…?” Emozioni scaturite dal testo e raccontate in sala.

Il sindaco di Brolo, Giuseppe Laccoto: “Siamo contenti di ospitare qui la presentazione del sesto libro del maestro Speziale, dedicato al padre come reduce di guerra, che rappresenta anche come immagine, tant’è che è dedicato a tutti i reduci di guerra. È importante che il professore Speziale, nato a Brolo e che è quindi di questa terra, ci abbia già allietato con altri libri che portano alto il nome del paese. Lo ringrazio a nome dell’Amministrazione comunale e spero che il testo abbia il successo che merita, perché rappresenta anche un’elevazione dal punto di vista di scrittura e di letteratura. Spero che un giorno questo testo possa essere ricordato come un libro di valore”.

Maria Ricciardello, dirigente dell’I.I.S. Merendino di Capo d’Orlando: “Ci sono tantissimi scrittori che sono diventati famosi in età matura….Sicuramente la passione per la scrittura del maestro Speziale deriva anche dalla tranquillità della sua vita familiare. Questo talento ci sta regalando anche una visione un po’ diversa del nostro passato, perché i suoi libri ci aiutano a riflettere sulle esperienze della nostra comunità. E lo facciamo anche attraverso gli occhi di un uomo con resilienza e maturità, su una visione più completa della società e dei rapporti umani”. La promessa e l’augurio: “Presentare il libro a scuola, dinanzi agli alunni, con l’augurio che possa continuare a scrivere anche per noi… Perché il talento non ha età”.

Michelangelo Gaglio, insegnante di Latino e Greco, inizia col sottolineare il ruolo principale di Nino Speziale:Dopo quello di padre, maestro è il nome più dolce che possa dare un uomo a un altro uomo, dice Edmondo De Amicis”. Su Odissea di un reduce: “È un libro sulla memoria, di analisi e autoanalisi, di custodia e introspezione psicologica, che splende in una luce completamente nuova…La caratteristica più importante, che fa di Nino un vero scrittore, è la capacità di trasportare, sul piano universale, una storia che potrebbe sembrare solo particolare e individuale”. Il commento, ad effetto, su l’Odissea del momento: il colossal di Christopher Nolan, (girato anche in Sicilia, tra le Eolie e le Egadi, ndr) da pochi giorni alla conquista del pienone nelle sale cinematografiche, con vista sull’Oscar. “Odissea di un reduce, di Nino Speziale, è senz’altro più stimolante ed intrigante del film…”

Il nome del protagonista, Cono, e la parola pace, sono per il professore la chiave del racconto, “centrato sulla figura paterna e sulla parola più importante per un cristiano”. Il collegamento con un precedente dell’autore: “Odissea di un reduce si inanella col testo del primo libro dello scrittore, Le piene del torrente e della vita”, sottolinea Gaglio. Il momento cruciale: l’incontro di Nino col padre. “La foto di questo incontro – argomenta il professore – è riprodotta sulla copertina del libro, creata dalle mani magiche di Matteo Vilardo. Quella porta con il torrente sullo sfondo, il mare, lo Scoglio di Brolo e i gabbiani che volano, indica l’intreccio tra il passato del reduce e il futuro del bambino Nino, che ascolta attentamente ogni parola del padre. L’immagine dei due attorno al braciere, al focolare domestico, racconta di quel terribile inverno 1944/45”.

L’aspetto psicologico:” Il mito del padre si ingrandisce e giganteggia in Nino e lo accompagnerà per tutta la vita, alimentato dalla devozione dall’amore della mamma Maria per il marito scomparso. La loro è una famiglia virtuosa, con grande moralità e religiosità. aggettivi e sostantivi che fotografano in pieno i costumi del buontempo antico”.

Gaglio poi accenna alla narrazione: il viaggio negli USA di Cono, il suo ritorno a Brolo, con l’idea di aprire un ristorante: “Sogno infranto per l’entrata dell’Italia nella grande Guerra”. La partenza per il fronte, il ritorno a Brolo nel 1919, dove costruisce la casa per la sua famiglia, con un bel giardino: “Non cercava solo l’utile, ma anche il bello”. Dopodiché, l’innamoramento, i preparativi e il matrimonio con Maria, il viaggio di nozze a Palermo e Monreale. Ma ecco che “questo pacifico regime di vita viene sconvolto con l’avventura africana del regime fascista… Cono parte per l’Africa nel gennaio del 1936. Partecipa alla guerra d’Africa, e successivamente è costretto a rimanere per colonizzare l’Abissinia, fino alla Seconda guerra mondiale, quando le truppe italiane devono combattere contro gli inglesi. Ferito in uno scontro a fuoco, viene fatto prigioniero e liberato dopo tre anni. Tornerà alla sua famiglia solo nel settembre del 1944. Morirà dopo 7 mesi. Finisce così l’Odissea di un reduce da tre guerre, un cittadino onesto, perbene che ha dato alla patria ben tredici anni della sua vita”. Il paradosso è struggente. “Lui odiava la guerra, ma ne ha dovuto sopportare tre. I ricordi di Cono e la penna di Nino, inorridiscono nel rievocare stragi di migliaia di indigeni. Un passato, con cui non abbiamo ancora fatto i conti”, dice il professore, che poi prosegue con le altre circostanze e vicende del protagonista, tutte da leggere. Il suo giudizio: “Odissea di un reduce è un libro di educazione civica, un vademecum che ogni ragazzo dovrebbe avere con sé, per dare risposte concrete alla ricerca del senso di vita, che oggi sembra smarrito. Il Libro è un inno a pensare positivo”. Su Nino Speziale: “Questo scrittore, saggio, dal viso serio, ma sempre gioioso e con gli occhi ridenti, ci ammonisce a non essere sempre pieni di soddisfazioni e di pretese. Ammonisce a vivere intensamente, cercando di superare il buio del dolore, con la gioia degli affetti familiari e la solidarietà fra le persone”. A tal proposito, il professore cita Lee Masters e la sua Lucinda Matlock. Cosicché, il torrente Iannello prende la forma e la forza evocativa di Spoon River: “Rabbia, malcontento e speranze deluse? Figli e figlie degeneri, la vita è troppo forte per voi, ci vuole vita per amare la vita…”

Antonino Speziale, dopo i saluti e i ringraziamenti per tutti, ha parlato intensamente del suo libro: il ricordo dell’incontro col padre, 80 anni fa: “Per me è stato un momento di gioia rivedere quei momenti, prima di smarrimento, poi di gioia, quando mi ha chiesto, tu sei Ninitto? Io non l’ho riconosciuto. Lui sì. Ci siamo abbracciati…” L’ispirazione: “Questo libro per me è come un inno alla pace, contro tutte le guerre. Mio padre era un uomo che ha odiato le guerre, eppure ne ha sopportate tre. Le guerre sono disgrazie che arrivano. E quando poi mio padre, una volta tornato, stava sul letto e non si poteva muovere più, io, tornando da Capo d’Orlando (dove frequentava le Scuole medie percorrendo a piedi 20 Km al giorno, ndr) stavo sempre accanto a lui, e mi parlava sempre. Lui, secondo i tempi, era colto. Aveva frequentato tutti e 5 gli anni di scuola elementare, quando allora si arrivava alla seconda. A mio padre quando andava in giro per lavoro piaceva leggere. In America, alle sale da ballo preferiva i musei e i centri di cultura. Frequentava la scuola di inglese per gli italiani. Quelle lezioni gli servirono in seguito, quando fu fatto prigioniero dagli inglesi in Etiopia, perché lo hanno tenuto come interprete, a disposizione degli ufficiali. Lui conservava i suoi guadagni perché pensava sempre alla famiglia a Brolo”. Poi l’autore si applica al racconto, incrociando le vicende del padre con fatti e personaggi storici, anche geograficamente distanti, ma attinenti e concomitanti, che arricchiscono e circostanziano al meglio le avventure del padre, descritte nel racconto.

In una parte saliente descrive con dovizia di particolari il rientro del padre dall’Africa; una sfortunata amicizia, dai risvolti drammatici, con un conterraneo di Fiumara di Piraino; l’avventuroso trasferimento dei soldi dall’Etiopia su una nave, non andato a buon fine per la disonestà di quell’uomo; il ricovero del padre all’ospedale militare perché affetto da polmonite; la ricerca spasmodica di un farmaco che gli avrebbe salvato la vita, e tanto altro. Tutto ciò, insieme al ruolo cruciale della madre al rientro del padre a Brolo, nella prosecuzione di un’odissea che sembrava non aver fine. “Per alleviare i dolori a mio padre facevano impacchi caldi con il mattone d’argilla”, spiega il maestro alla platea in un momento particolarmente toccante. La sfortuna si accanisce fino alla fine: “È morto il Mercoledì Santo. Allora, la Chiesa nella Settimana Santa non celebrava funzioni religiose e le campane venivano legate. Nessun compaesano seppe della sua morte”. Fu un funerale ridotto e triste. “Mio padre si emozionava e piangeva pensando a tutti quegli abissini, morti innocenti, che venivano seppelliti sul posto. Due soldati scavavano una buca e vi calavano i cadaveri, facevano il segno della croce senza nessuna funzione, né civile, né militare. Ho fatto una similitudine tra la sepoltura di papà Cono e quella dei soldati etiopi, quantunque egli abbia ricevuto l’affetto della famiglia che lo ha assistito nella malattia e lo aveva tanto amato. Ho voluto fare un omaggio a quest’uomo – conclude il maestro – che nella vita ha avuto poche gioie. Il libro parla di fatti successi un secolo addietro, ma purtroppo anche oggi riscontriamo tante guerre. Inoltre, la crisi incombe su tante famiglie”. L’appello e l’auspicio: “Cerchiamo di resistere, le guerre dovranno finire, tornerà la pace e la tranquillità”.

Intanto Cono, con tenerezza, dall’alto della sua vita stroncata prematuramente e ingiustamente, sorretto dalla bontà e dalla dignità che lo hanno contraddistinto, potrà dire: “Murivi senza un toccu di campani…” come recita un toccante verso di Vitti ‘na crozza.

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