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Alzheimer e declino cognitivo: se i salari sono bassi da giovani, sale il rischio da adulti

Дата публикации: 28-07-2026 16:53:22

C'è un filo rosso che lega le disponibilità economiche in età giovanile ed adulta e il rischio di declino cognitivo ed Alzheimer. Ed è un'associazione che deve far riflettere anche...

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Lo studio

Le difficoltà finanziarie che si mantengono nel tempo accelerano il decadimento cognitivo e di molto. Infiammazione cronica e stress tra i principali “sospettati”

cropped view of retired couple sitting near wooden cubes with alzheimer letters LIGHTFIELD STUDIOS - stock.adobe.com

C'è un filo rosso che lega le disponibilità economiche in età giovanile ed adulta e il rischio di declino cognitivo ed Alzheimer. Ed è un'associazione che deve far riflettere anche in chiave di programmazione politica, non solo nella logica sociale di ridurre la percentuale dei giovani NEET (giovani tra i 15 e i 29 anni che non studiano, non lavorano e non fanno formazione, in Italia siamo intorno al 15,2% del totale) ma soprattutto di favorire un incremento medio dei redditi. Perché accumulare difficoltà economiche nel tempo, in età giovanile ed adulta, porterebbe ad un maggior pericolo di sviluppare problematiche croniche di tipo neurologico destinate ad impattare sui bilanci sanitari.

A svelare l'incrocio pericoloso tra economica e neuroscienze, ben oltre i potenziali fattori confondenti come le capacità cognitive nell'infanzia, il livello di istruzione e le condizioni di svantaggio socioeconomico da bambini, è un'originale ricerca pubblicata su Innovation in Aging condotta dagli esperti dell'University College di Londra, coordinati da Praveetha Patalay (autore corrispondente Jacques Wels). “La salute, coerentemente con il modello di Grossman del 1972, può essere vista quindi come uno stock di capitale che si deprezza con il tempo e richiede investimenti continui (cure, farmaci, prevenzione, alimentazione, attività fisica) per preservarne, per quanto possibile, il valore – segnala Marcello Montefiori, docente di Economia all'Università di Genova -. Lo stress finanziario prolungato può accelerare il deterioramento del benessere e, al tempo stesso, ridurre la capacità di sostenere gli investimenti necessari a contrastarlo”.

Analisi approfondite

Lo studio ha analizzato i dati di 2.759 persone nel Regno Unito traendoli da questionari raccolti nell'ambito dell'MRC National Survey of Health and Development, uno studio di coorte britannico. Ai partecipanti allo studio è stato chiesto del loro reddito familiare in tre momenti diversi: a 26, 43 e 53 anni. Sono stati classificati come aventi un reddito persistentemente basso se si trovavano nel 20% più basso del gruppo almeno due volte, cosa accaduta a circa un partecipante su sei. Le difficoltà finanziarie sono state valutate tramite domande mirate: ad esempio si è chiesto come la difficoltà a gestire le proprie finanze con il reddito disponibile e o magari se ci sono stati problemi nel pagamento delle utenze. I partecipanti sono stati classificati come in difficoltà in presenza di un punteggio superiore a una determinata soglia nel questionario almeno due volte tra i 36 e i 53 anni, cosa accaduta a circa una persona su otto. Infine, per il test cognitivi si sono valutati la memoria verbale e la velocità di elaborazione. Inoltre in una parte della popolazione in esame sono state eseguite Risonanze magnetiche che hanno permesso la valutazione di fattori come l'atrofia cerebrale (riduzione del volume cerebrale) e l'espansione ventricolare, ovvero l'espansione delle cavità cerebrali piene di liquido, indicatore.

Uomini a rischio

Lo studio di coorte britannico Dall'indagine emerge chiaramente che chi è andato incontro a difficoltà economiche persistenti o ad un basso reddito persistente nella prima e media età adulta ha ottenuto risultati peggiori nei primi test cognitivi appena passati i 50 anni (per l'esattezza a 53 anni). Ma non basta. dalle Risonanze Magnetiche è emerso che chi ha sofferto di limitate risorse economiche ha presentato una salute cerebrale peggiore con una maggior presenza di atrofia cerebrale tra i dai 69 ai 71 anni. Il tutto, come detto, eliminando anche il peso di istruzione ed eventuali deficit infantili sociali o cognitivi. Tra le curiosità emerse dall'analisi c'è anche la differenza di genere. Il legame tra difficoltà finanziarie e una peggiore salute cerebrale in età avanzata è risultato particolarmente stretto per i maschi, per chi aveva avuto problemi particolari nell'infanzia ed in presenza di una particolare variante genetica associata ad un maggior rischio di Alzheimer (APOE-ε4,). Per spiegare le differenze di genere, gli esperti puntano alla maggior diffusione di abitudini di vita nocive come fumo e abuso di alcolici nella popolazione maschile oltre ad un maggiore stress indotto dalle difficoltà economiche, considerando che per i nati nel 1946 la componente maschile del nucleo familiare è risultata principale percettrice di reddito.

Scelte politiche alla base del benessere

Stando a quanto riporta lo studio, i meccanismi che mettono in risalto il “fil rouge” tra stato economico negli anni e salute cerebrale possono essere diversi. L'invecchiamento cognitivo più accentuato potrebbe legarsi a infiammazione, fattore legato allo stress cronico e noto per la capacità di accelerare il declino cerebrale, oltre che alle preoccupazioni: pensare sempre alle disponibilità potrebbe favorire un aumento del “carico cognitivo”, con una minor capacità di concentrazione che nel tempo tende a far diminuire l'attenzione per altri compiti. Ma a prescindere dalle ipotesi, c'è un dato che rende questa ricerca di grande interesse: si valuta l'associazione nel tempo, e non “una tantum”. “Il nostro studio, che utilizza dati raccolti nell'arco di diversi decenni, ci permette di osservare che è l'accumulo di difficoltà nel corso di molti anni a essere collegato ai peggiori esiti in termini di salute cognitiva, piuttosto che episodi occasionali di avversità - indica l'esperto in una nota dell'ateneo londinese -“. Ma attenzione. gli stessi studiosi indicano come dal punto di vista politico proteggere le prospettive economiche e combattere la povertà cronica può davvero fare la differenza per la salute. E la sfida alle diseguaglianze diventa quindi un impegno. “Impedire che la difficoltà economica diventi cronica può essere considerato un vero e proprio investimento in salute – conclude Montefiori -. La traduzione di questo principio in politiche pubbliche è però resa complicata da un evidente disallineamento temporale: i costi sono immediati, mentre i benefici, peraltro difficili da misurare, potrebbero manifestarsi solo a distanza di anni”.

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