Se andate su YouTube e scrivete "Caspian Sea Monster" (mostro del Mar Caspio) vedrete il breve video girato sul finire degli anni Settanta di una delle più bizzarre macchine...
Se andate su YouTube e scrivete "Caspian Sea Monster" (mostro del Mar Caspio) vedrete il breve video girato sul finire degli anni Settanta di una delle più bizzarre macchine volanti mai costruite: enorme, bruttissima, velocissima in relazione alla mole (raggiungeva i 500 chilometri all'ora), era l'evoluzione di un idrovolante che sfruttava il cosiddetto "effetto suolo" per librarsi con le tozze ali alcuni metri sopra la superficie marina.
Si trattava dell'ekranoplano, concepito per la lotta antinave e anti sommergibili: avrebbe dovuto garantire all'Armata Rossa che i nemici statunitensi non potessero avvicinarsi alle coste sovietiche per lanciare i loro missili. Abbandonata l'idea di costruirlo in rilevanti quantità perché troppo costoso (lungo 70 metri, era spinto da otto motori e superava del 40 per cento la stazza di un Boeing 747) fu utilizzato per qualche anno per il trasporto passeggeri e radiato definitivamente all'inizio degli anni Novanta.
Un esemplare di questo ekranoplano, il Lun, è rimasto incagliato su una spiaggia del Caspio fino al 2021, quando è stato recuperato per essere restaurato e diventare un museo galleggiante (non se n'è più saputo nulla, probabilmente il progetto è stato accantonato dopo l'invasione russa dell'Ucraina). L'ekranoplano è stato l'ultimo progetto di uno dei più prolifici progettisti di aerei dell'Urss, Roberto di Oros Bartini, un fiumano di origini aristocratiche, per questo soprannominato "Barone rosso" dai colleghi sovietici. Alla sua morte, avvenuta nel dicembre 1974, il necrologio ufficiale è firmato dall'allora ministro della Difesa, Dimitrij Ustinov, più di qualcuno aveva sottolineato che, se fosse stato russo, e non mezzo italiano e mezzo ungherese, il suo nome sarebbe stato affiancato a quello dei quattro assi dell'ingegneria aerospaziale sovietica: Andrej Tupolev, Sergej Il'jushin, Oleg Antonov e Aleksandr Jakovlev.
Bartini era nato nel 1897 dalla relazione extraconiugale del barone fiumano Lodovico Oros con una nobildonna diciassettenne che si era suicidata dopo che la famiglia, per soffocare lo scandalo, aveva dato il piccolo in adozione. Ad adottarlo era comunque stato il padre naturale che, trascorsi tre anni, d'accordo con la moglie, lo aveva riconosciuto, dandogli il proprio cognome. A Fiume, il quindicenne Roberto assiste incantato a un'esibizione aeronautica, ma pochi anni più tardi, nel 1916, viene arruolato nella fanteria asburgica e mandato in Galizia a combattere contro i russi. È fortunato perché salva la pelle, ma viene quasi subito catturato e mandato in un campo in Siberia, non lontano da Vladivostok.
Dopo la rivoluzione del 1917, i bolscevichi cercano di convertire quanti più prigionieri di guerra possano al nuovo credo comunista e Roberto aderisce agli ideali della Rivoluzione d'Ottobre. Terminata la guerra, per sfuggire all'instabile situazione politica della giovane repubblica dei Soviet, fugge verso oriente e finisce per fare il taxista a Shanghai. Nel 1920 rientra a Fiume, ma anche la città quarnerina sta attraversando un periodo difficile e quindi si trasferisce in Italia, come tantissimi sudditi austroungarici, Roberto parla numerose lingue. Tra queste, pure l'italiano e si iscrive al Politecnico di Milano, aggiungendo all'originario cognome ungherese Oros l'italiano Bartini che, dirà, è l'acronimo della frase latina "Bella Avis Rubra Terrorem Infert Nigrae" (il rosso uccello guerriero incute terrore al nero), intendendo che i rossi aerei comunisti avrebbero surclassato i neri aerei fascisti. Studia ingegneria aeronautica e per mantenersi lavora all'Isotta Fraschini. Nel 1921 aderisce al neonato Partito comunista italiano e nel 1922 ottiene il brevetto di pilota nella scuola di volo di Centocelle, vicino a Roma.
Dopo la presa del potere da parte del fascismo, Bartini si rende conto di essere nel mirino della polizia del regime e il Pci lo aiuta a espatriare a Mosca, dove termina gli studi diventa ingegnere aeronautico. Nella capitale sovietica si fa chiamare Robert Ludvigovich Bartini e si trasferisce a Sebastopoli per lavorare all'aviazione di Marina, ma in seguito a contrasti con i capi, finisce nell'ufficio progettazione aeronautica dell'Armata Rossa. La passione per gli idrovolanti, comunque non lo abbandonerà mai.
Intanto sviluppa il prototipo di un monoala in acciaio, lo Stal-6, che nel 1933 raggiunge la velocità di quasi 500 chilometri all'ora. Il più veloce aereo sovietico dell'epoca volava al massimo a 320 chilometri all'ora, e si può capire quanto scalpore suscitasse il progetto di Bartini, ma era troppo avanzato e presentava soluzioni tecniche troppo futuribili: non si passò alla produzione di serie. L'ingegnere fiumano viene messo a progettare aerei civili e quando il prototipo dello Stal-7, nel 1938, resta danneggiato da un incidente, gli viene addossata la colpa e finisce arrestato con l'accusa di essere una spia di Mussolini. La fortuna però, lo assiste ancora, perché il prototipo, una volta aggiustato, conquista ben due record mondiali di velocità.
Quando Iosif Stalin, il capo dell'Urss, che assisteva alle prove, domanda dove fosse il progettista, gli viene risposto che si trovava in carcere. Questo fa sì che la condanna di Bartini venga accorciata, il regime carcerario alleggerito, che gli si conceda di lavorare in cella e in definitiva gli viene molto probabilmente salvata la vita. Durante la seconda guerra mondiale lavora soltanto a velivoli militari e dopo il rilascio, nel 1946, si dedica ai jet supersonici. Sviluppa il progetto delle ali a delta che verrà mandato alla Tupolev e incorporato nel Tu-144, ovvero il clone sovietico del Concorde (ironicamente soprannominato Concordoski).
In tutto progetta una sessantina di aerei. Come accennato in precedenza, non abbandona mai la sua passione per gli idrovolanti e negli anni Sessanta si dedica agli ekranoplani. Assieme a Georgij Beriev realizza nel 1972 il prototipo bel Bartini-Beriev VVA-14, un velivolo a decollo verticale, in grado di librarsi da qualsiasi superficie acqua, ghiaccio, terra e destinato alla caccia ai sommergibili. Ne viene realizzato un solo prototipo, che raggiungeva la bellezza di 760 chilometri all'ora, ma a causa della mancanza nell'Urss di motori per il decollo verticale, lo si converte in un ekranoplano.
Bartini però non li vedrà mai volare compreso il Lun di cui si è scritto all'inizio perché muore a Mosca il 6 dicembre 1974. È sepolto nel cimitero moscovita di Vvedenskoye. Oleg Antonov lo saluta così: «Tutti i progetti di Bartini erano estremamente originali. Era ricco, immensamente ricco di idee e di conseguenza era generoso».
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