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Niente medici, la Maternità chiude: «Trasferite donne già in travaglio»

Дата публикации: 01-01-1970 00:00:00

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C’è chi era già in travaglio quando è stata fatta salire su un’ambulanza. Chi aveva iniziato l’induzione del parto. E chi, dopo aver partorito, è stata separata dal proprio bambino, trasferito in un altro ospedale.

«Al Santissima Trinità di Cagliari lunedì mattina è successo l’inferno», raccontano le ostetriche che lavorano nel punto nascita dell’ospedale sardo, «le future mamme hanno cominciato a lasciare il reparto una dopo l’altra. Alcune erano ricoverate da poche ore». Il motivo lo hanno scoperto in quelle ore, sia i medici che le pazienti: mancavano i pediatri per assistere i bambini. Il punto nascita più grande di Cagliari (e della Sardegna), nonostante abbia solo 1.300 parti l’anno, non poteva più accettare pazienti.


LA NOTIZIA IMPROVVISA
«Dalle dieci del mattino sono iniziati i trasferimenti. È successo tutto all’improvviso. Noi siamo stati avvisati con un messaggio», racconta una delle ostetriche, che vuole rimanere anonima. Ma il caos non era soltanto nelle stanze. «Io ero a casa, dovevo fare il turno di notte. Ho saputo che avremmo chiuso da un messaggio nella chat delle colleghe», spiega. Poi la conferma della caposala con un comunicato stampa. Stop alle accettazioni. «Non sapevamo se avremmo lavorato o dove ci avrebbero mandato», dicono le operatrici. E così in poche ore il reparto si è svuotato. Le donne sono state dirottate soprattutto fuori Cagliari, al Policlinico di Monserrato e in altre strutture in grado di accoglierle. «È stata una situazione imbarazzante. Neonati separati dalle loro mamme non appena venuti al mondo: i piccoli sono andati in altri ospedali insieme alle puerpere, mentre le donne sono rimaste lì».


La crisi è finita subito sul tavolo della Regione Sardegna. La presidente Alessandra Todde, assessora ad interim alla Sanità, ha riunito i direttori generali delle aziende sanitarie insieme all’assessorato alla Sanità. Ed è cominciata così la ricerca di pediatri disponibili nel resto dell’isola. Alle 21 il colpo di scena: si riapre. La Asl tramite un comunicato ha annunciato la creazione di una «rete di medici specialisti» capace di garantire la continuità del servizio. La direttrice di Ostetricia e Ginecologia, Eleonora Coccollone, parla di «emergenza rientrata». Ma è proprio la prima notte della riapertura a raccontare quanto l’emergenza non sia davvero rientrata. A coprirla, secondo quanto riferisce il personale, «È stata una sola pediatra. E non è un medico appena assunto. Si tratta di una professionista in aspettativa che ha vinto un concorso in un altro ospedale», spiegano dall’interno. È lei che ha permesso al punto nascita di riaprire quella notte. Ora il reparto è di nuovo attivo. Ma i pediatri che mancavano continuano a mancare. 

LA SITUAZIONE
Una carenza che la Asl assicura di aver provato a colmare da tempo: dopo l’uscita di alcuni medici è stata fatta scorrere la graduatoria del concorso a tempo indeterminato, ma nessuno dei candidati interpellati ha accettato il posto. Si è passati allora agli specializzandi: quattro entreranno in servizio tra agosto e novembre, ma non potranno garantire le guardie notturne. Ed è proprio lì che resta il buco. «Il problema è la notte, nessuno la vuole più fare», ripetono dal reparto.


Con le ferie e un organico già ridotto, per garantire i turni la Asl ha dovuto cercare pediatri nel resto dell’isola, attivando convenzioni con l’Azienda ospedaliera universitaria di Cagliari e l’ospedale Brotzu e rivolgendosi anche a liberi professionisti, alcuni disponibili dopo Ferragosto. Medici prestati da un ospedale all’altro e prestazioni aggiuntive per tenere aperto il servizio. Ma c’è anche una questione economica. Secondo la Federazione Italiana Autonoma Lavoratori Sanità (Fials), per coprire i vuoti lasciati si dovranno elargire compensi intorno ai cento euro l’ora per chi arriverà. Il Santissima Trinità, alla fine, è solo l’ultima crepa di una sanità sarda che da mesi sposta personale dove l’emergenza diventa più urgente. Una coperta sempre più corta: si trova un medico, si copre un turno, si evita una chiusura. Fino alla notte successiva. Intanto la Regione prova ora a correre ai ripari con un piano straordinario per assumere mille infermieri e cinquecento medici a tempo indeterminato e, dal 2027, anche professionisti provenienti dall’estero. Una risposta che guarda ai prossimi anni, per trovare una soluzione. 


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