Mi sarebbe piaciuto incontrare Sabrina Impacciatore al Formosa Café in Santa Monica Boulevard, nella vecchia Hollywood. Mi divertiva l’idea di mangiare nachos affogati nel formaggio fuso sorseggiando il John Wayne’s Hat (cocktail con bourbon), nello stesso ristorante dove si incontravano […]
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Mi sarebbe piaciuto incontrare Sabrina Impacciatore al Formosa Café in Santa Monica Boulevard, nella vecchia Hollywood. Mi divertiva l’idea di mangiare nachos affogati nel formaggio fuso sorseggiando il John Wayne’s Hat (cocktail con bourbon), nello stesso ristorante dove si incontravano Frank Sinatra e Ava Gardner e le star della Golden Age.

Poi scopro che in questi giorni lei è a Roma perché sta girando un film tutto italiano (Un’altra madre, un thriller psicologico diretto da Francesco Carrozzini, dove ha il suo primo ruolo drammatico come protagonista), dopo circa due anni passati in America.
Si sa, le interviste su zoom sono rischiose perché la distanza può rendere l’incontro meno coinvolgente. Con Sabrina, però, tutto diventa subito un’esperienza personale intensa, in una sorta di consapevole ricerca di sé, delle proprie radici, un flusso di coscienza dove l’attrice romana rivela la sua anima, la sua natura, le paure e le ambizioni.
Qui in America, Impacciatore sta vivendo un periodo di gloria, che continua da qualche anno. Se in White Lotus aveva conquistato pubblico e critici (e una nomination per gli Emmy Award) con il personaggio della manager di un elegante resort, negli ultimi tempi l’attrice sorprende con una serie di lavori e ruoli tra i più diversi.
Sul piccolo schermo, nella serie The Paper, è una finta giornalista, grande manipolatrice, decisa a tutto, a volte seduttiva, a volte sguaiata, furba e persino tenera. Sul grande schermo si trasforma in una “villain”, una cattiva, nella bizzarra commedia Gail Daughtry and the Celebrity Sex Pass, e interpreta Giulietta nell’ambizioso film di Julian Schnable, La mano di Dante, approdato di recente su Netflix dopo il passaggio alla Mostra di Venezia con un cast che include Oscar Isaac, John Malkovich e Al Pacino. A settembre, poi, riprenderà il ruolo di Esmeralda nella seconda stagione di The Paper.
Sabrina Impacciatore nella seconda stagione di The Paper (Photo by: John P. Fleenor/Peacock)
Il rapporto di Impacciatore con l’America è stato fondamentale e formativo sin dalla prima esperienza a vent’anni al College a San Diego. Da due anni si è trasferita a Los Angeles dove vive sulle colline di Hollywood in una casa nel bosco, «da Biancaneve e i sette nani» dice lei, tra scoiattoli e colibrì svolazzanti.
Le lodi del New YorkerE l’America sembra ricambiare l’affetto, conquistata dall’eclettismo delle sue performance sul piccolo e grande schermo. Pure il rigoroso e severo New Yorker – poco incline ai complimenti – che ha definito la serie The Paper «a tratti affascinante» scrive che Impacciatore «è il membro più vivido del cast... lei, più di qualsiasi altro, sa come giocare con la macchina da presa», e mette in evidenza il suo istrionismo comico.
Sabrina Impacciatore sull’Empire State Building a New York City. (Photo by John Nacion/Getty Images for Empire State Realty Trust)
Fantasia, immaginazione e realtà sono tutt’uno in Sabrina, una creatura spirituale che anela al sublime, ma gioca come una bambina e fa la voce di Titti e di gatto Silvestro. Sorprende il pubblico con le sue uscite poco convenzionali, sempre diverse: al Tonight Show di Jimmy Fallon si è lasciata cadere di colpo sul pavimento per poi dire candidamente: «Cadere è facile, rialzarsi è più complicato».
Il nuovo film, girato in ItaliaCamicia bianca, la massa di capelli scura e ondulata, gran sorriso, eccola di fronte a me. A parlare dell’America. Con enfasi, entusiasmo e tanto sentimento.
È tornata a girare in Italia dopo due anni di vita e lavoro in America. Come si sente?
Molto emozionata. Tre giorni fa ho fatto il primo servizio fotografico per la presentazione di questo mio ultimo film, Un’altra madre, e sono rimasta profondamente commossa dalle grida dei fotografi che urlavano: «Bentornata, ti vogliamo qui per noi». Mi veniva quasi da piangere, ma nello stesso tempo tutto è cambiato dentro e fuori di me.
In che senso? Non si sente più la stessa persona?
Sono la stessa, ma la mia visione si è ampliata, sono cambiati i miei sogni, la mia prospettiva su tutto, dalla recitazione alle dinamiche professionali, perché l’Italia e l’America sono due pianeti diversi. Ora sono in Italia, questa è la mia terra, il mio sangue, ma sento che per me l’America è un luogo dell’anima, perché mi ha salvata più di una volta. Ha dato un significato più profondo alla mia vita, che io considero quasi mistico. Quindi questo legame non è dovuto al successo professionale, ma a nuove prospettive per la mia vita intera.
Sabrina Impacciatore durante la performance per l’inaugurazione delle Olimpiadi Milano Cortina. (Photo by Sarah Stier/Getty Images)
Perché mistico?
Non vorrei sembrare completamente pazza, però non è un caso che la mia vita sia così miracolosa: io mi sento al servizio di qualcosa di più grande, sento di dovere veicolare importanti messaggi di amore. Il più immediato: credo di essere un esempio incredibile per le donne in un mondo professionale governato da un maschilismo endemico. Ho fatto tutto da sola, interamente da sola, senza avere un uomo di fianco o qualcuno che mi proteggesse, da Roma a Hollywood: la mia è una storia che può essere di ispirazione alle ragazze che hanno dei sogni e che hanno il diritto di affermarsi.
Lei parla spesso di spiritualità. Cosa intende, come la vive?
Tutto quello che vivo e faccio non è mai fine a sé stesso, mi sento continuamente in relazione con l’invisibile, con forze superiori, con altre dimensioni. Non mi sento mai sola. Non appartengo a nessuna cultura, o religione specifica, ma religiosi possono essere i miei gesti, amorevoli… Ecco mi sento guidata da un amore infinito. E aggiungo: siccome il mio amore (il suo nuovo fidanzato, ndr) è fortemente credente, e mi legge spesso dei passaggi della Bibbia, ora questa dimensione si è insinuata nella mia vita come un ulteriore arricchimento.
Sabrina Impacciatore in visita da Papa Francesco (Photo by Vatican Media via Vatican Pool/Getty Images)
E allora parliamo di amore: come si è evoluta in lei l’idea di questo sentimento col passare degli anni?
Io non penso mai di essere una persona della mia età, mi sento di essere una bambina, con un cuore di bambina, e quindi devo provare il batticuore, le farfalle nello stomaco e tutte quelle emozioni che provavo a 15 anni: quando il mio fidanzato si avvicina a me, mi sento tremare. Ho sempre creduto che i ragazzi di cui mi sono innamorata fossero degli incontri dell’anima, e ho avuto amori meravigliosi.
Cosa cerca in un rapporto oggi?
Sono molto ambiziosa. Vorrei realizzare l’amore nella forma più alta, riuscire a far agire la parte più sublime e nobile di me, perché, prima di morire, vorrei potermi dire: «Ho veramente amato e sono stata veramente amata» (si commuove e la sua voce si incrina).
Nella tavola rotonda organizzata di recente dal Los Angeles Times sugli attori delle serie comiche, lei ha fatto l’elogio della stupidità: «Sono così fortunata, sono tanto stupida a volte» ha dichiarato, suscitando l’ilarità generale. Cosa intendeva dire?
La stupidità per me è legata alla leggerezza, dimensione che mi aiuta a sopravvivere. Amo essere in contatto con quella parte di noi che è solo bambinesca, dove posso essere ridicola, libera di essere scema, perché conosco il dolore, lo conosco così intimamente che penso la stupidità sia un grande dono, e la leggerezza un’ancora di salvezza. Mi piace far ridere e generare conforto, e lo faccio anche di mestiere, perché quando sono scema genero conforto a me stessa e a tutte le persone che mi stanno intorno.
Sabrina Impacciatore (Photo by Gilbert Flores/Variety via Getty Images)
Ha confidato di avere sempre tante paure, ansie, e ogni volta che inizia un lavoro teme di essere licenziata. Le è successo di recente anche sul set di Gail Daughtry, ma in realtà le avevano solo dato un giorno libero. Eppure lei ha esperienza, successo. Perché deve dannarsi così?
Perché il mio cervello è il mio peggiore nemico, ho pensato che mi stessero mandando via e di non essere all’altezza. Mi chiedo subito: «Ho sbagliato qualcosa?». È la paura di essere rifiutata, è parte delle mie ferite.
Forse è ora di superarle?
Mah, vediamo… Questa paura di essere lì, sul set, per l’ultimo giorno, questo orlo di precipizio su cui vivo, forse è ciò che mi fa dare il massimo.