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Moto GP, quando lo spettacolo mette in gioco la sicurezza

Дата публикации: 26-02-2026 06:27:00


Parte il motomondiale. Ma per la prossima edizione è allarme. Dal 2027 la tappa australiana abbandonerà Phillip Island, il circuito migliore, e trasformerà i piloti in gladiatori cittadini nel tracciato ricavato dalle strade di Adelaide. Il business cresce, i rischi anche. Ma i piloti potrebbero ribellarsi.
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Parte il motomondiale. Ma per la prossima edizione è allarme. Dal 2027 la tappa australiana abbandonerà Phillip Island, il circuito migliore, e trasformerà i piloti in gladiatori cittadini nel tracciato ricavato dalle strade di Adelaide. Il business cresce, i rischi anche. Ma i piloti potrebbero ribellarsi.

Moto GP, quando lo spettacolo mette in gioco la sicurezza

Un passo avanti e due indietro per la sicurezza dei simpatici diavoli della velocità che inforcano le moto da Gran Premio. Liberty Media, nuovo padrone totale del circuito motoristico mondiale (aveva la Formula 1 e adesso ha tutto) non fa sconti nella corsa allo spettacolo e dunque al business. Per la stagione della moto GP, che si apre ufficialmente questo fine settimana nel circuito di Buriram in Thailandia, tutto rimane come prima, all’insegna del rodaggio del nuovo corso. Ma dal 2027 cambia tutto.

Piloti e grandi marchi si ritroveranno con la decisione tecnica già presa da tempo, un po’ per contenere i costi e molto per recuperare qualche margine di sicurezza in più rispetto al fascino ma anche alla maledizione imposta dai super-bolidi di 1000 centimetri cubi che superano i 300 cavalli e 350 km all’ora. Dalla stagione 2027 la cilindrata scenderà a 850 centimetri cubi, i motori avranno qualche vincolo in più nelle geometrie interne, i serbatoi conterranno un paio di litri in meno a parità di lunghezza della gara, l’aerodinamica diventerà meno estrema e meno critica, spariranno gli impegnativi marchingegni che consentono di variare l’assetto in corsa per recuperare spazio nelle pieghe e diminuire la resistenza nei rettilinei. I prototipi stanno già accendendo i motori, accanto alle ultime versioni delle “vecchie” moto GP che scenderanno in pista tra qualche giorno per il loro ultimo giro di danza.

Insomma, moto un po’ più sicure. Appena un po’, visto che perderanno sì una quarantina di cavalli ma continueranno a scatenarne almeno 250, tre volte quelli che aveva il nostro super campione Giacomo Agostini nei suoi primi successi nel mondiale. I 300 all’ora non mancheranno. Qualcosa per la sicurezza la tecnica farà. Ma ecco le esigenze dello spettacolo e le ingordigie del nuovo padrone, a caccia di nuovi affari.

Le ragioni di una scelta sbagliata

In Australia c’è il circuito forse più bello dell’intero motomondiale: Phillip Island, nella bellissima e omonima isola sotto a Melbourne, nel tacco più a Sud del continente. Un circuito meraviglioso, ai vertici della sicurezza, spettacolare per il pubblico e per le riprese televisive, il più amato dai piloti, il più considerato dai tecnici. Niente da fare. Per i nuovi canoni dello spettacolo globale un’isola, per quanto bella, non va bene. Urge catturare nuovi margini, nuovi azzardi, più spettacolo e relativi denari.

Montecarlo docet. La Formula 1 tra muretti e brividi, tante stanze d’albergo a peso d’oro, perfino balconi affittati a una follia, lucrosi eventi a profusione in salsa di jet set internazionale. Una Montecarlo della moto GP, con i suoi gladiatori tra muri di cemento che trasudano affari, non si era mai vista. È giunta l’ora.
C’erano ben due candidati adatti alla bisogna, entrambi già allenati con sua maestà la Formula 1. C’è il circuito cittadino semi-permanente di Albert Park a Melbourne, proprio vicino alle meraviglie da abbandonare di Phillip Island. E c’è, più a Est, il circuito cittadino puro di Adelaide, capitale dell’Australia del Sud. Si è scelto questo. Da modificare – promettono gli artefici dell’operazione – per ricavare strutture spazi di fuga più adatti alle micidiali criticità della moto GP che pongono problemi perfino più gravi rispetto ai bolidi di Formula 1.

Una volta erano gli spazi di fuga mancanti, sostituiti da qualche balla di paglia, ad uccidere i piloti delle moto da Gran Premio. Ora si muore un po’ meno, ma si muore ancora. Fa niente, evidentemente. Il progetto definitivo c’è già. Il circuito di Adelaide copierà con qualche variante il vecchio tracciato in centro città, che accolse la Formula 1 tra il 1985 e il decennio successivo, con 18 curve lungo poco meno di 4,2 chilometri. Si può fare? No, secondo chi nella Moto GP ci lavora davvero.

Il no del vero mondo delle corse

Ormai è uno show, non più uno sport. Ecco cosa succede quando tutto va in mano agli showmen americani” taglia corto Carlo Pernat, manager di lunga data nelle squadre del mondiale delle moto. L’abbandono di Phillip Island? “E’ un peccato che fra tutte le piste tolgano quella più spettacolare del mondo. Lì si vede il vero campione. È un insulto allo sport. Suggerisco ai piloti di creare un’associazione con una persona che curi i loro interessi” caldeggia.

“Perché la moto GP dovrebbe togliere dal calendario quello che forse il suo miglior circuito?” ammonisce su Istagram il super campione australiano Casey Stoner. Gli fa eco con identici toni il nostro Valentino Rossi, che chiede e si augura un ripensamento. I piloti delle moto da Gran Premio tra loro sono feroci lottatori, ma non sono però digiuni di iniziative comuni per conciliare spettacolo e sicurezza, business e consapevolezza che il limite – questo è il loro mestiere – si tocca ma non si supera.

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Federico Rendina

Federico Rendina è nato a Roma nel 1954 ed è giornalista professionista dal 1982. Si occupa di tecnologie, politica economica, concorrenza e mercati liberalizzati. Ha seguito in particolare il percorso di liberalizzazione delle telecomunicazioni e dell’energia. Ha lavorato al quotidiano Il Giorno, ha guidato la redazione di Roma del settimanale Mondo Economico ed è stato inviato speciale del Sole 24 Ore. Ha una smodata passione per il fai-da-te, le motociclette, l'aranciata, le brioche, le barche a vela, lo sport praticato (buon sciatore, pensa di cavarsela a tennis ma non è vero). E’ uno dei pochi italiani refrattari al gioco del calcio. Silvia lo ha sposato. Vive tra Roma e Milano.

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