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Crisi Iran: imbarazzante silenzio dell’Europa che va in ordine sparso, il no di Madrid a Trump

Дата публикации: 05-03-2026 06:49:31


Dall’Iraq 2003 all’Iran 2026: l’Europa resta fuori gioco mentre la Nato intercetta un missile iraniano verso la Turchia. Solo Madrid dice no alla guerra, ricordando che buon senso e diritto internazionale valgono più delle minacce
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Dall’Iraq 2003 all’Iran 2026: l’Europa resta fuori gioco mentre la Nato intercetta un missile iraniano verso la Turchia. Solo Madrid dice no alla guerra, ricordando che buon senso e diritto internazionale valgono più delle minacce

Crisi Iran: imbarazzante silenzio dell’Europa che va in ordine sparso, il no di Madrid a Trump

È proprio vero che la storia passata non serve quasi mai ad evitare il ripetersi degli stessi errori, anche quando gli effetti di quegli errori parlano da soli. I risultati dell’attacco della “coalizione dei volenterosi” all’Iraq di Saddam Hussein nel 2003 nel tentativo di George Bush di “esportare la democrazia” dopo l’11 settembre sono ormai sotto gli occhi di tutti. Parigi e Berlino non parteciparono all’operazione a differenza del Regno Unito. Anche se, anni dopo, l’ex premier inglese Tony Blair, che aveva portato il suo Paese a schierarsi a fianco degli Stati Uniti, si rimproverò per la decisione presa. Così come, in qualche modo, fece anche il premier italiano Silvio Berlusconi ma solo dopo l’attentato di Nassiriya dove morirono 19 italiani. 

Ora l’attacco americano e israeliano contro l’Iran ha messo fuori gioco l’Europa neppure preventivamente informata da Washington e costretta a giocare di rimessa, priva di una voce unitaria e senza alcuna vera iniziativa diplomatica, in grado solo di fornire la logistica e i fondi per aiutare i rientri di cittadini europei dai Paesi del Golfo.

Nessun vertice straordinario dei capi di Stato e di Governo europei ma solo vertici dei ministri degli Esteri (come quello che si terrà anche oggi) anche se i cieli e il territorio di Cipro sono stati coinvolti nella risposta di Teheran.

Il rischio di allargamento del conflitto

Il regime iraniano aveva minacciato attacchi contro le città europee dei Paesi che si sarebbero uniti all’operazione militare di Trump. I droni iraniani hanno così preso di mira una base della Royal Air Force britannica a Cipro, mentre altri sono stati abbattuti prima di poter colpire. Un missile balistico lanciato dall’Iran e diretto verso lo spazio aereo turco è stato intercettato dalle difese aeree della Nato nel Mediterraneo orientale, ha reso noto il ministero della Difesa turco. Secondo Ankara, il missile ha attraversato lo spazio aereo di Iraq e Siria prima di essere abbattuto. Il ministero non ha indicato quale fosse il possibile obiettivo dell’ordigno. I resti del missile sono caduti nella provincia turca di Hatay, nel Sud del Paese vicino al confine con la Siria, senza provocare vittime o danni. Un allargamento del conflitto che ha spinto Regno Unito, Francia e Grecia a inviare jet, navi da guerra ed elicotteri verso l’isola per proteggere il Paese da ulteriori attacchi con droni. Ma il tutto senza alcun coordinamento europeo.

La prudenza della Nato e il nodo dell’articolo 5

Prudente anche la Nato per il missile iraniano su territorio turco di Cipro con la decisione di non far scattare l’articolo 5 dell’Alleanza per la difesa collettiva. “Siamo assolutamente lucidi su ciò che sta accadendo qui”, ha detto il segretario della Nato Rutte. “L’Iran – ha aggiunto – è vicino a mettere le mani su una capacità nucleare e su una capacità missilistica balistica, che rappresentano una minaccia non solo per la regione – il Medio Oriente, compresa una minaccia esistenziale per Israele – ma rappresentano anche una minaccia enorme per noi qui in Europa”. 

La Spagna rompe il fronte occidentale

Nel silenzio dell’Europa solo il primo ministro spagnolo Pedro Sánchez (consapevole degli errori compiuti dal suo predecessore Aznar nel 2003 con l’Iraq) non ha dato il proprio consenso all’utilizzo delle basi di Morón de la Frontera e Rota e ha affermato che le minacce del presidente degli Stati Uniti Donald Trump non costringeranno Madrid a sostenere la guerra americano-israeliana in Iran. Il primo ministro spagnolo ha paragonato l’attacco degli Stati Uniti all’Iran all’invasione dell’Iraq del 2003, guidata dagli Stati Uniti, che ha portato solo miseria e maggiore instabilità globale. “Non prenderemo una posizione che va contro i nostri valori e principi per paura di rappresaglie da parte di altri”, ha detto Sánchez durante un discorso televisivo poche ore dopo che Trump aveva minacciato di interrompere il commercio con la Spagna dopo che Madrid aveva impedito agli Stati Uniti di utilizzare basi militari gestite congiuntamente per attaccare l’Iran.

Nell’esprimere solidarietà ai Paesi del Medio Oriente e a Cipro in seguito agli attacchi con i droni dell’Iran, Sánchez ha sottolineato che la crisi è scoppiata dopo che gli Stati Uniti e Israele hanno lanciato un attacco non autorizzato contro l’Iran. Il primo ministro spagnolo ha affermato che Madrid è obbligata a opporsi “al fallimento di un diritto internazionale che ci protegge tutti” e a prendere posizione contro coloro che cercano di “risolvere i conflitti mondiali con le bombe”.

Il premier spagnolo Pedro Sánchez si è detto “molto grato per le telefonate e i messaggi di sostegno ricevuti da Ursula von der Leyen, Antonio Costa, Emmanuel Macron e altri alleati europei”. “No alla guerra. Sì al commercio, alla cooperazione e alla prosperità”, ha aggiunto il leader socialista.

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Gerardo Pelosi

Giornalista, dal 1980 corrispondente diplomatico de Il Sole 24 Ore per oltre 30 anni, dopo aver lavorato al Gazzettino di Venezia e in Agenzia Italia come giornalista economico. Ha guidato l’Ufficio Stampa del Ministro del Commercio Estero dal 1987 al 1990. Consigliere alla comunicazione del Ministro degli Esteri nel 2001 e 2002. Ha seguito tutti i Consigli Europei e i vertici G7, G8 e G20 fino all’ultimo presieduto dall’Italia del 2021. Ha partecipato a numerose missioni dei Ministeri della Difesa e degli Esteri in Iraq, Afghanistan, Libano, Kosovo. Ha fatto parte della missione 2012 Enea CNR alla base Zucchelli in Antartide e ha seguito le spedizioni al campo base del K2 in Pakistan nel 2004 e 2010 e al laboratorio Piramide al campo base Everest in Nepal nel 2013.

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