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Artrosi del ginocchio, non solo protesi: tutte le vie innovative per affrontarla

Дата публикации: 17-06-2026 13:44:30

I nuovi trattamenti per l'artrosi del ginocchio puntano alla conservazione della articolazione naturale: le terapie disponibili e quando occorre la protesi.

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Secondo la Società Italiana di Ortopedia e Traumatologia (SIOT), in Italia vengono eseguite ogni anno oltre 85.000 protesi di ginocchio, con numeri destinati ad aumentare nei prossimi anni a causa dell’invecchiamento della popolazione, dell’aumento dell’aspettativa di vita e della crescente richiesta di mantenere una buona qualità del movimento anche in età avanzata. Ma questo intervento è sempre e comunque necessario in caso di artrosi, ovvero il nemico numero uno delle nostre articolazioni?

Fondamentale è avere la soluzione da proporre al paziente caso per caso. A segnalarlo sono gli esperti della stessa SIOT. Se è vero che questa patologia rappresenta una delle principali cause di dolore cronico e disabilità nella popolazione adulta e anziana, rallentarne l’evoluzione, ridurre il dolore, preservare il più a lungo possibile l’articolazione naturale e ritardare, quando possibile, il ricorso alla protesi è fondamentale. E in questo i trattamenti innovativi possono cambiare la situazione.

Come nasce l’artrosi

Proviamo a rivedere, in un percorso a tappe, come si sviluppa l’artrosi. Normalmente la cartilagine viene prodotta dai condrociti (cellule della cartilagine) in un’area non vascolarizzata chiamata matrice, all’interno della quale ci sono diverse sostanze come i proteoglicani. Il tutto è immerso in una rete di tessuto di collagene, ovvero di tessuto elastico, necessario per strutturare la cartilagine stessa.

Fino a quando l’articolazione funziona correttamente i componenti della matrice sono prodotti dai condrociti. Quindi il “ricambio” dei tessuti è costante, in modo che quanto viene “perduto” viene risintetizzato. L’articolazione “lavora” al meglio e non ci sono problemi. Nell’artrosi la situazione cambia.

Il rapporto tra sintesi di nuova cartilagine e degradazione di quella che deve essere eliminata si altera, con progressiva diminuzione della cartilagine disponibile. Nel tempo questo processo porta anche ad una degenerazione dell’osso che si trova vicino all’articolazione con peggioramento dei sintomi. Questo accade anche per il ginocchio. Ed ovviamente, caso per caso, occorre trovare la soluzione ideale.

Conservare l’articolazione

“Il paziente con artrosi non deve pensare che l’unica prospettiva sia necessariamente la protesi – spiega Pietro Simone Randelli, Presidente SIOT, Professore di Ortopedia e Traumatologia presso l’Università di Milano -. Nelle fasi iniziali e intermedie esistono diverse strategie per controllare il dolore, migliorare la funzione e rallentare l’evoluzione della malattia. Ma la scelta del trattamento deve sempre partire da una diagnosi corretta e da una valutazione complessiva del paziente”.

Se nei casi più gravi la chirurgia protesica resta il trattamento di riferimento, oggi cresce l’attenzione verso le strategie di conservazione articolare, o joint preservation: un insieme di approcci che puntano a intervenire nelle fasi iniziali o intermedie della malattia, quando esistono ancora margini per proteggere la cartilagine residua e rallentare la progressione del danno.

Tra le terapie conservative più consolidate occorre ricordare sono le infiltrazioni di acido ialuronico, utilizzate soprattutto nei pazienti con artrosi lieve o moderata. L’acido ialuronico agisce come una sorta di “lubrificante” naturale: migliora lo scorrimento dell’articolazione, contribuisce a ridurre il dolore e può favorire il recupero della mobilità.

Accanto a questi trattamenti si stanno affermando le cosiddette terapie biologiche, tra cui il PRP, plasma ricco di piastrine: una procedura che prevede un prelievo di sangue dal paziente, la centrifugazione del campione e l’infiltrazione della componente plasmatica ricca di piastrine, in grado di rilasciare fattori coinvolti nei processi di riparazione tissutale.

Secondo i più recenti documenti di consenso internazionali, come l’ORBIT, Orthobiologics Initiative di ESSKA (European Society of Sports Traumatology, Knee Surgery and Arthroscopy), il PRP può rappresentare una possibilità terapeutica nei pazienti con artrosi lieve-moderata, purché vi sia una corretta selezione del paziente e una valutazione specialistica dell’articolazione.

Particolare interesse sta crescendo anche intorno alle terapie cellulari derivate dal tessuto adiposo, incluse le cellule stromali mesenchimali adipose, note come AD-MSCs. Questi approcci, ancora oggetto di studio e di progressiva standardizzazione, possono offrire benefici in pazienti selezionati con gonartrosi nelle fasi iniziali o intermedie, ma non sono attualmente considerati trattamenti infiltrativi di prima linea.

Il futuro della medicina rigenerativa

L’obiettivo delle nuove strategie biologiche non è sostituire la chirurgia protesica, ma preservare il più a lungo possibile l’articolazione naturale quando esistono ancora margini terapeutici – segnala Randelli -. La medicina rigenerativa rappresenta oggi uno degli ambiti più dinamici della ricerca ortopedica internazionale, ma deve essere applicata secondo criteri rigorosi e sulla base delle evidenze scientifiche disponibili”.

Una delle frontiere più innovative riguarda il trattamento dei difetti cartilaginei focali, ossia lesioni circoscritte della cartilagine che possono interessare pazienti giovani o di mezza età, ancora attivi e non candidabili alla protesi.

In questo ambito stanno emergendo nuove soluzioni tecnologiche, tra cui innesti cartilaginei sintetici realizzati con stampa tridimensionale. Si tratta di impianti progettati per essere inseriti direttamente nel difetto cartilagineo e funzionare come una sorta di “impalcatura” biocompatibile: offrono un supporto meccanico immediato e favoriscono l’integrazione con i tessuti del paziente, creando un ambiente utile alla rigenerazione locale.

Una nuova tipologia di innesto sintetico stampato in 3D sarà presentata al congresso annuale della American Orthopaedic Society for Sports Medicine – AOSSM, in programma a Seattle dall’8 all’11 luglio 2026. Sia chiaro. Questo prodotto non è ancora utilizzabile in Europa.

“Ma è importante comprenderne fin da ora i possibili impieghi e le precise indicazioni – conclude l’esperto -. Queste tecnologie si rivolgono in particolare ai pazienti cosiddetti pre-replacement, cioè non ancora candidabili alla sostituzione protesica, ma con lesioni cartilaginee che possono compromettere la funzione del ginocchio”.

Insomma: le innovazioni per il trattamento dell’artrosi del ginocchio aprono prospettive importanti per una medicina sempre più personalizzata, orientata alla conservazione articolare e alla qualità di vita del paziente. Per questo è fondamentale rivolgersi allo specialista, così da ottenere una diagnosi corretta e individuare il trattamento più adatto alla fase della malattia.

Le indicazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a scopo informativo e divulgativo e non intendono in alcun modo sostituire la consulenza medica con figure professionali specializzate. Si raccomanda quindi di rivolgersi al proprio medico curante prima di mettere in pratica qualsiasi indicazione riportata e/o per la prescrizione di terapie personalizzate.

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