La nascita nel "distretto veneto del denim", gli anni ruggenti, la crisi nel 2020, il concordato, ingresso del fondo svizzero e il salvataggio. Ora Gas, tornata "italiana" con...
La nascita nel "distretto veneto del denim", gli anni ruggenti, la crisi nel 2020, il concordato, ingresso del fondo svizzero e il salvataggio. Ora Gas, tornata "italiana" con l'acquisizione da parte dell'italo-canadese Andrew Bordin, vede il pareggio di bilancio, aperture glamour (la prossima in piazza San Marco) e un nuovo direttore creativo che promette un deciso riposizionamento. Parte così, la fase di rilancio.
Al timone il nuovo amministratore delegato: Romolo D'Orazio. Molisano, 54 anni, laureato in giurisprudenza alla Sapienza, master Luiss e Bocconi, ha lavorato nella molisana Itierre (di cui è stato direttore generale, guidando brand come Galliano, Balmain, Fiorucci, Aquascutum e Costume National), in Swinger International e Miriade. Nel 2016 ha fondato la propria società di consulenza, Modaimpresa, quindi l'approdo in Gas Milano 1984. Prima da professionista, poi da general manager, fino alla recentissima nomina di ad del marchio fondato a Chiuppano (Vicenza) da Claudio Grotto.
Da dove arriva Gas?
«Nel 2022 è stata rilevata dal concordato, durato tre anni, da un pool di investitori che l'hanno di fatto salvata. È stato ristrutturato il debito, sono stati immessi capitali e riaperti i negozi. Nel 2025, la holding della famiglia Bordin, già parte del precedente pool, ha acquisito le quote del fondo svizzero di Rino Castiglione di Alpha Square, arrivando al controllo con il 70%».
Andrew Bordin sarà un investitore di breve o lungo periodo?
«La sua è un'operazione industriale. Credo che il suo orizzonte sia almeno di medio termine. Il papà era già entrato in contatto con Grotto anni fa. Venuto a mancare, Andrew (attuale presidente, ndr) e la sorella Daniela stanno portando avanti un progetto che nasce prima di tutto da un sentimento, considerate le origini trevigiane (Maser, ndr) della famiglia che oggi vive in Canada, più che da una logica di guadagno».
Di chi è la minoranza?
«Il restante 30% fa capo ad Andrea Citterio (attraverso la Duke srl) e Marco Corbetta (avvocato milanese)».
Qual è lo stato dell'arte?
«L'azienda ha completato la fase patologica ed entra in quella fisiologica con un importante piano di sviluppo».
Quali i pilastri?
«Serve una premessa, prima di passare ai tre pilastri. Ho scelto Tony Ranalli, che arriva da Roberto Cavalli, perché è molto più facile prendere uno forte e frenarlo, che non scegliere un basico e pretendere... Vogliamo tornare ad essere un player di riferimento, di tendenza nel mondo del denim».
Il primo pilastro del piano?
«La riorganizzazione aziendale, con l'ingresso di una nuova linea di manager, a partire dalla direzione creativa di Tony Ranalli. Ma il cambiamento ha riguardato, ad esempio, anche l'area operations e le risorse umane».
Il secondo punto?
«L'accelerazione sullo sviluppo internazionale. Oggi il nostro giro d'affari è per il 70% italiano e per il 30% estero. Vogliamo portare il rapporto a 50 e 50».
In quali paesi siete presenti?
«Spagna, Portogallo, Repubblica Ceca, Ungheria, Russia, tutti mercati che dobbiamo consolidare. Abbiamo aggiunto Grecia e Polonia e a breve integreremo i Paesi Bassi, per poi arrivare a Germania e Francia. Stiamo inoltre lavorando, per una seconda fase, sui mercati asiatici. Abbiamo poi una joint venture con il gruppo Reliance (la società si chiama Gas India) in India, dove gestiamo 22 monomarca a marchio Gas».
Il terzo punto del vostro piano?
«Gli accordi di licenza che ci porteranno ad espandere le attuali categorie merceologiche. Ho appena chiuso contratti per il travel bag, trolley, borse, anche da palestra e da lavoro. Poi c'è l'abbigliamento per bambini, le borse di piccola pelletteria e siamo in chiusura per l'intimo e beachwear. Il secondo passo riguarderà profumi e occhiali».
Quale la strategia?
«Estendere il volume del fatturato e allo stesso tempo la presenza nelle nuove categorie merceologiche».
Quanti punti vendita avete?
«Seicento indipendenti nel mondo. Abbiamo aperto due settimane fa un outlet a San Marino. E a fine estate inaugureremo una boutique monomarca in piazza San Marco a Venezia, vicino a Diesel e Golden Goose. Un'operazione importantissima. Inoltre stiamo lavorando su un'apertura a Milano».
Come sono i conti?
«Abbiamo un fatturato lordo di 45 milioni, netto di 27 milioni. L'obiettivo per il 2029 è di raggiungere un ricavi netti di almeno 40 milioni. L'idea è di crescere anche per linee esterne, ma dobbiamo attendere il 2028».
E i margini?
«Ora siamo sostanzialmente a pareggio, i margini dovranno arrivare nel 2029 intorno all'11%. Lì vogliamo creare valore».
Ci saranno delle efficienze?
«Dobbiamo lavorare sui primi margini, per ridurre il gap tra il fatturato lordo e quello netto, e ottimizzare la supply chain».
Ci saranno tagli sui dipendenti?
«L'azienda conta oggi 160 persone, spero vivamente di no».
La sede di Chiuppano è molto estesa, la utilizzate tutta?
«Occupiamo 2.500 di 16mila metri quadrati. Al momento, non abbiamo intenzione di muoverci. A condizione che, entro il 2027, troviamo qualcuno che prenda in affitto o acquisti la parte inutilizzata».
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