L'ANGOLO DEI BLOGGER. Il volume Per la libertà di tutti. Dialogo su Stato di diritto e democrazia, curato da Guglielmo Ciaccio, riflette sul rapporto essenziale tra libertà e relazione sociale, politica o economica. Oggi dovremmo realizzare una combinazione ragionevole dei diversi concetti di libertà
Alle parole di Norberto Bobbio che affermava: «Quando parlo di liberal-democrazia parlo di ciò che per me è l’unica possibile forma di democrazia effettiva, laddove democrazia senz’altra aggiunta, soprattutto se s’intende “democrazia non liberale”, indica a mio avviso una forma di democrazia apparente», Roderigo di Castiglia (alias Palmiro Togliatti) rispondeva: «Quello che serve, nella pratica, è difendere la libertà concreta e con concreta azione, e nella dottrina, aiutare gli uomini a ricavare dai fatti l’insegnamento che sempre più chiaramente ne discende, ed è che se non si va avanti, con slancio e fiducia, per far scomparire tutti i privilegi e sconfiggere chi li difende, non vi è conquista di libertà che non sia minacciata».
Tale era il tenore del contrasto intellettuale tra Bobbio e Togliatti, innescato dalla miccia dialettica di Galvano Della Volpe, che si sviluppò nelle pagine di “Nuovi Argomenti” e “Rinascita”, tra il 1954 e il 1955, e che adesso è presentato al pubblico dall’editore Castelvecchi nel testo Per la libertà di tutti. Dialogo su Stato di diritto e democrazia, curato da Guglielmo Ciaccio.
La disputa era sorta intorno alla comprensione concreta dell’idea stessa di Stato di diritto democratico e sociale. Quindi intorno al disegno della Costituzione del 1948 e alla difficile combinazione di libertà e giustizia sociale, di liberalismo e democrazia sostanziale proprio attraverso la contrapposizione tra liberalismo e comunismo.
Inforcare oggi gli occhiali di Bobbio, Della Volpe e Togliatti significa, in realtà, fare i conti con la nostra condizione. Viviamo, infatti, in un’epoca in cui la libertà, anche a livello istituzionale, è sempre più intesa come onnipotenza. Per essere liberi, per sentirsi liberi, bisogna pensare di poter fare tutto, senza limiti, a prescindere dagli altri. Ebbene, con grandi differenze ideologiche, Bobbio, Della Volpe e Togliatti riflettono proprio sul rapporto essenziale tra libertà e limite, tra libertà e relazione sociale, politica o economica.
La polemica richiamata rappresenta un momento, probabilmente irripetibile, della storia politica e culturale italiana. La ragione “formale” liberale, incarnata da Bobbio ed espressa dall’idea della libertà individuale come non impedimento, indipendenza, e quindi come fonte dei limiti all’esercizio del potere, sfida la ragione “storica” marxiana, incarnata da Della Volpe e Togliatti, e riconducibile ad un’idea totale e sociale di libertà, coincidente con lo sviluppo e il riconoscimento materiale, e non formale, di piena personalità a tutti, nessuno escluso.
Per Bobbio, al di là di tutte le tecniche giuridiche che sono state escogitate nel tempo, resta sempre fermo l’anelito individuale a una certa libertà dallo Stato o da qualsiasi altro soggetto che domina la scena politica, a poter mantenere distinta la sfera pubblica da quella privata, a poter vivere privatamente la ricerca della verità e la formazione della propria coscienza morale senza imposizioni dogmatiche dello Stato.
Per Togliatti, in un sistema dominato dal capitale, la sfera individuale è tutt’altro che resa intangibile sulla base della semplice affermazione dei limiti dello Stato. Al contrario, essa è sistematicamente pervasa da forme di condizionamento culturale e mediatico che orientano il pensiero dei singoli, conformandoli agli interessi della classe che domina. Una riflessione, quest’ultima, che appare oggi inverarsi ulteriormente in virtù della concentrazione del potere finanziario globale in capo ai soggetti economici che gestiscono le tecnologie digitali di informazione e comunicazione.
La posta in gioco, nel 1954-1955, era la possibilità stessa di pensare una convivenza civile, anche nella logica togliattiana della democrazia progressiva, che non sacrificasse la libertà individuale sull’altare della giustizia sociale, né l’uguaglianza sostanziale sull’altare delle sole garanzie formali.
Oggi, a noi, occorre riflettere e agire per realizzare, sul piano storico, una combinazione ragionevole dei diversi concetti di libertà. La lettura delle profonde riflessioni di Bobbio, Della Volpe e Togliatti dovrebbe indurci a coltivare la speranza che, in un mondo in cui il potere politico tende a varcare i limiti dello Stato di diritto e in cui lo Stato sociale è vittima di un progressivo e ormai storico smantellamento, sia ancora possibile recuperare la passione per la libertà di tutti.
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